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REGGIO. L'aeroporto tra passeggeri: esperti, sarcastici, complottisti, distratti

REGGIO. L'aeroporto tra passeggeri: esperti, sarcastici, complottisti, distratti

Areoporto Reggio    di ANTONIO RESTUCCIA -

Aspettando il prossimo 24 maggio, quando il Calopinace mormorerà calmo e placido al passaggio delle frecce tricolori — a otto anni dall'ultima esibizione in riva allo Stretto — rispolveriamo il rapporto privilegiato e al contempo bizzarro tra Reggio Calabria e il mondo dell'aviazione.

Il suo aeroporto, incastrato senza soluzione di continuità nella periferia sud, ricorda tanto Kai Tak, il vecchio aeroporto di Hong Kong smantellato da tempo (la speranza è che non faccia la stessa fine).

Aeroporto dello stretto-necessario, condannato ad un esiguo numero di voli, a destinazioni promesse e mai attivate. Roccaforte quasi-monopolistica della compagnia di bandiera.

Dal punto di vista delle infrastrutture, l'aeroporto attende da anni il collaudo del nuovo punto di partenza che aggiungerebbe una sessantina di metri alla lunghezza disponibile per il decollo, e della piazzola di inversione.

Rapportata al bacino di utenza, la sua esistenza appare un lusso: basterebbe Lamezia Terme (distante un centinaio di chilometri), la cui sigla aeroportuale, SUF, pare significhi proprio "sufficiente". Ma senza "ciuf ciuf" adeguati per arrivare a SUF, l'aeroporto in città diventa indispensabile per scongiurare l'isolamento dal resto del Paese.

Insomma, l'aeroporto di Reggio è unico nel suo genere.

Come le tipologie di viaggiatori che è possibile incontrare lungo la sua rotta.

A partire dall'esperto di aviazione. E' vero, l'inconsueta traiettoria curvilinea di avvicinamento comporta una abilitazione specifica del pilota di linea per poter volare a Reggio. Ma fa sorridere la modalità da bar dello sport — ehm, dell'aeroporto — con cui avviene puntualmente tale descrizione.

Segue poi il sarcastico. Quello che a seguito di brusca frenata all'atterraggio — capita sovente perché la pista è corta — sentenzia: "natru pocu era 'rrivatu à me casa".

La carrellata prosegue con il complottista. Può succedere che l'aeroplano entri nel circuito di attesa, cominciando a girare intorno alla punta della Sicilia. Sarà proprio che il complottista instillerà ansia tra i passeggeri vicini asserendo che: "non è normale, deve essere successo qualcosa".

Per concludere, doveroso citare il riggitano distratto. Quello a cui comincia a squillare il telefono all'altezza delle Eolie. E che, nonostante i richiami delle assistenti di volo infuriate, e la voglia di linciaggio da parte di tutti i presenti sull'aeromobile, risponde tranquillamente alla chiamata.