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L’INTERVENTO. Io e la messa di Mussolini

L’INTERVENTO. Io e la messa di Mussolini

Mussolini e Hitler   di PASQUALINO PLACANICA -

Per prima cosa, intendo chiarire che mi riferisco alla messa in sé, e non certo alle eventuali rivendicazioni politiche annesse. Dal punto di vista umano Mussolini è un morto come tutti gli altri, ed ha diritto ad avere un trattamento da morto come tutti gli altri. Comprese le messe in suffragio, se di religione cattolica.

Un uomo che ha commesso reati e scontato la propria pena, in Italia come nel mondo intero deve vedere riconosciuti integralmente i propri diritti, fisici e spirituali. La giustificazione che la Curia ha posto alla sospensione della cerimonia è quanto meno inopportuna: "preso atto delle dichiarazioni rese per solennizzare l'evento, dispone che, pur essendo lecito celebrare la Santa Messa in suffragio dei defunti, per l'occasione, la Celebrazione venga sospesa per la strumentalizzazione della stessa per fini politici".

Ma non permettere una messa per evitare ingerenze di una parte politica è fare politica. Il Vescovo avrebbe fatto meglio a stare zitto e agire. È in suo potere controllare che in occasione di cerimonie religiose non vengano prese iniziative spiacevoli all’interno degli edifici di culto, e questo avrebbe dovuto fare, non vietare una messa.

Poi, se, come sostengono alcuni, c’era il pericolo che all’esterno come contorno avvenisse qualcosa contro la legge, allora i signori che si sono sgolati a chiedere al Vescovo di intervenire hanno evidentemente sbagliato interlocutore, dovevano ricorrere al Prefetto, o al Questore, o anche al Sindaco. Invece il Sindaco era tra quelli che si sgolavano a chiedere l’annullamento della messa.

Da tutto questo abbiamo ottenuto l’ennesima ribalta nazionale, con l’ennesima pubblicità negativa per la città tutta, compreso il Vescovo che a breve si accorgerà che la vera notizia non è che quest’anno la Curia ha vietato una messa, ma che per decine di anni la ha permessa e solo oggi si sarebbe accorta che la cosa non sarebbe opportuna. E dico sarebbe.

mmussUn morto, è Mussolini. Un uomo morto 70 anni fa che la stragrande maggioranza degli italiani maledice e che l’Italia non riesce ad archiviare, sobbalzando appena viene nominato. Un uomo che fu giustiziato (eufemismo) sommariamente, senza regolare processo, checché se ne dica. Sull’uccisione in tutta fretta di Mussolini avrei tanto da dire: certo, ha fatto la fine di quasi tutti i dittatori odiati dal popolo (e spesso prima amati dallo stesso popolo). Ne ho visti tanti, soprattutto ultimamente, ma il più emblematico è stato Saddam Hussein: accusato di infiniti crimini, in procinto di essere sottoposto a decine di processi per infiniti episodi, è stato giustiziato in tutta fretta dopo il primo processo, colpevole riconosciuto di solo un centinaio di morti. Agli altri processi non è stato presente, ammesso che si siano tenuti; e mi chiedo cosa avrebbe potuto riferire ad un processo pubblico un uomo già condannato a morte che non ha niente da perdere. È chiaro come sia stato tolto di mezzo in fretta e furia per evitare appunto che potesse parlare, così com’è chiaro per Gheddafi, per Ceausescu...

I processi non si fanno per condannare i colpevoli, si fanno per accertare la verità; condannare i colpevoli è una conseguenza dell’accertamento della verità. Io, personalmente avrei voluto ascoltare sia Mussolini che Hitler che Ceausescu, Gheddafi o Saddam, soprattutto se fossi stato una loro vittima. E avrei voluto che fossero condannati a marcire in galera, per tutta la vita. Sono contro la pena di morte, in qualsiasi caso. Ma certo, io non avrei avuto alcun interesse a tacitarli, non avrei corso alcun rischio di venire coinvolto nelle loro dichiarazioni.

Questa Italia, come la prima Italia (quella del cosiddetto Risorgimento per una parte e Affondamento per un’altra) si fonda sul sangue di uomini e donne che hanno combattuto, volenti e nolenti, che hanno commesso atti di eroismo e di viltà, di carità e di scelleratezza, da entrambe le parti; ammetterlo farebbe tanto bene alla nostra identità. I veri nostalgici sono pochissimi, a breve non esisteranno più, si ha nostalgia di qualcosa che si aveva e si è perduta e tra poco ci resteranno solo i libri per ricordare. Esistono i simpatizzanti, ma chi simpatizza per qualcosa che non ha vissuto non può essere perfettamente equilibrato nel giudizio, è naturalmente impossibile, e su questo argomento gli squilibri sono talmente evidenti che falsano le rispettive ragioni.

Io preferisco non avere certezze precostituite, valutare, sicuramente anche sbagliando ma senza pregiudizi e tenendo conto degli specifici fatti, consapevole che in nessun caso, assolutamente mai, la ragione è tutta da una parte.