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CALABRIA. Prof in piazza. La scuola non diventi un''azienda

CALABRIA. Prof in piazza. La scuola non diventi un''azienda

prof   di STEFANIA VALENTE -

Ei fu. Il manzoniano canto ben celebrato in Piazza Italia da un corteo colorato e pacifico che nulla ha a che vedere con l'immagine di "squadristi" che il Ministro dell'istruzione ha voluto affibbiarci in un famoso discorso.

Palloncini colorati, sorrisi, slogan intelligenti e mai offensivi. Una protesta pacata e serena come si addice a un gruppo di professionisti un po' datati e autoironici.

Gli insegnanti reggini sono scesi in Piazza Italia, seguendo l'eco di molte piazze d'Italia, solo per esprimere il generale dissenso verso una riforma che evidentemente qualche pecca la contiene, se suscita così tanta preoccupazione dall'interno. Non voglio tediare nessuno con particolari tecnici, ma i non addetti ai lavori sappiano che questa protesta nasce soprattutto perché desideriamo che la scuola rimanga un luogo dove si discute per crescere, dove non si "produce" assolutamente nulla, se non evoluzione delle menti. Desideriamo non avere la struttura di un'azienda perché non siamo un'azienda, non vogliamo essere assillati dall'ansia del "profitto" perché non abbiamo in aula pezzi di una catena di montaggio ma esseri umani, anzi cuccioli di esseri umani che i loro padri e le loro madri ci affidano con la speranza di ritrovarli all'uscita da scuola più sereni, più maturi, più consapevoli della loro indiscutibile bellezza.

Non siamo squadristi, e lo abbiamo dimostrato oggi. Non facciamo ostruzione, vogliamo le riforme. Che siano vere, che restituiscano alla scuola pubblica il ruolo che le spetta, che non siano sempre subordinate a scelte economiche e di risparmio.

Abbiamo addosso milioni di occhi attenti, che sono quelli dei nostri figli e studenti che ci guardano, dobbiamo essere impeccabili, senza macchie di clientelismo, trasparenti.

Per questo ci siamo voluti riunire nella piazza che è il cuore politico di questa città, per difendere la libertà di insegnare, di imparare e di vivere una scuola autentica, non prigioniera di mentalità imprenditoriali che con essa non hanno nulla a che vedere.

Dalla scuola si deve avere solo da imparare, nessun altro profitto.