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Eroi e cialtroni. L’Anas condannata per Giusy

Eroi e cialtroni. L’Anas condannata per Giusy

giusy versace

Giusy Versace è un eroe civile. Si diventa Eroi per un gesto, in un momento. Lei, invece, è un eroe di razza diversa. Il gesto, la testa, l’anima li deve piegare in permanenza al suo eroismo. E’ un eroe ogni giorno Giusy. E’ la specie degli eroi di ogni giorno, che sono una folla, la categoria più alta dell’eroismo.

Ieri Giusy ha vinto una causa contro l’Anas. Verrà “rimborsata” con un milione e mezzo. Cifra miserabile paragonata alle gambe tranciate di una ragazza costretta a cancellare sogni, progetti e speranze per reinventarsi una vita che nessuno immaginava esistesse. Ma la condanna Anas è una vittoria importante, un’altra, della Versace: aiuta chi vive accanto all’handicap dell’A3, della 118, della gestione Anas di Ciucci.

I giudici hanno stabilito che l’Anas “non poteva consentire la circolazione su un tratto di strada di cui aveva la custodia, senza adottare i presidi necessari ad eliminare i fattori di rischio”. Insomma, l’Anas doveva avvertire chi s’infilava sull’A3 che era entrato in un percorso come fosse di guerra e ad alto rischio.

Eravamo nel 2005. Dieci anni dopo, sbandierata come un miracolo tecnologico, l’A3 trasmette la sensazione del pericolo. In questo momento il viadotto Italia (c’è morto un ragazzo mentre veniva giù) è chiuso. Un pezzo di strada un po’ prima di Reggio (dove prima di affrontare i raccordi è meglio fare la comunione), è stato picconato per impedire altre tragedie. Qua e là si segnalano altre criticità. Si vedono per tratti doppi sensi. Si affollano i cartelli che (in autostrada!) segnalano limiti di velocità dei tempi della Fiat Giardinetta, l’antenata della 600.

L’A3 è l’altra faccia della 118 (anche lei Anas) dove si muore. Insieme, imprigionano la Calabria dentro una grande muraglia da cui è difficile uscire ed entrare.

Ma nella condanna Anas c’è un punto, ricordato dalla Versace, che racconta, al di là della trascuratezza omicida, il cinismo di questo tempo. “Quello che sono diventata - s’è sfogata Giusy - le vittorie che ho conquistato nell’atletica e l’atteggiamento positivo con cui mi rivolgo alla gente, mi è stato molto spesso rinfacciato da Anas in fase processuale. Come se io, dal 2005 a oggi, avessi avuto solo il diritto di piangermi e abbattermi”.

In somma: come s’è permessa questa qui, senza gambe, di diventare una libellula che danza e una che corre veloce ed elegante come un ghepardo?

Poi, la calabrese figlia del vento, ha pensato agli altri ed ha commentato: “Posso solo ritenermi soddisfatta del fatto che finalmente è stata riconosciuta una colpa che spero possa, in futuro, evitare ad altri quello che è successo a me”.

Ed ha ragione perché a lei nessuna somma al mondo potrà restituirle le gambe. (alva)