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REGGIO. La Resistenza e i partigiani del Sud

REGGIO. La Resistenza e i partigiani del Sud

Meridionali e Resistenzadi AURELIA ARITO -

Una storia di cui poco si parla, o si è parlato, riguarda la Resistenza nel Mezzogiorno.

Al di fuori delle 4 giornate di Napoli, poco si conosce ancora a livello nazionale del contributo, ampio e concreto, dei meridionali alla Liberazione dal nazifascismo.
Per approfondire queste tematiche si è svolto, presso la sala “Giuditta Levato" di palazzo Campanella, l'incontro “Meridionali e Resistenza”. L'iniziativa, promossa da gruppo del Pd in Consiglio regionale in sinergia con l’Associazione reggina dei partigiani - presieduta a Reggio da Sandro Vitale - arriva a pochi giorni dalle celebrazioni per il 70° anniversario del Liberazione.

Un incontro per approfondire il contributo del Sud alla lotta di Liberazione. Una lotta che, ancora oggi, dovrebbe essere combattuta per la rivendicazione delle proprie libertà. Una lotta attuale, che in Calabria si traduce nell'opposizione a quelle forme di criminalità che elimina il dissenso, mortificano la dignità umana ed uccidono. «La Liberazione della Calabria - esordisce il presidente del Consiglio regionale Antonio Scalzo, - non può che passare dalla lotta al vero oppressore della nostra terra, la 'ndrangheta. Abbiamo bisogno oggi di una nuova liberazione dal pregiudizio di chi nega la questione meridionale che attiene alla rinascita ed al rilancio del Paese».
Un rilancio continuo dei valori della democrazia quello invocato da Sebi Romeo, capogruppo del Pd in Consiglio regionale. «Il Mezzogiorno ha bisogno di resistere perché è attualissima la questione meridionale. Viviamo in un mondo ingiusto, pieno di discriminazioni, e abbiamo tanti Sud del mondo».

All'origine dell'iniziativa il tentativo di contrastare un certo disconoscimento sul contributo dei meridionali alla Resistenza. «Migliaia di donne e uomini del Sud – spiega Sebi Romeo - hanno dato tra il '42 il '43 impegno, sacrificio, a volte anche la vita, in nome della libertà. Serve ricordare, ma anche approfondire e ricercare, e far tornare al centro dell'attenzione un tema che ha subìto nel tempo una forma di revisione storica».
All'incontro, moderato dal capo ufficio stampa del Consiglio regionale Romano Pitaro, ha partecipato il sindaco di Reggio, Giuseppe Falcomatà convinto del fatto che le conquiste della Resistenza non debbano mai essere considerate come definitive. «Anche Reggio – sottolinea - oggi vive la sua personale festa della liberazione da chi proprio quei valori di democrazia, invece di difenderli li ha messi sotto i piedi». Nell'evidenziare il carattere frammentario del contributo della Calabria alla Resistenza, Falcomatà ricorda i tanti partigiani calabresi. Come documenta la ricerca realizzata dall’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea Giorgio Agosti, sono stati 7mila i partigiani meridionali nel solo Piemonte, di questi 917 i calabresi citati.

Testimone di quegli anni di lotta il partigiano Aldo Chiantella, presidente del comitato d’onore dell’ ANPI di Reggio. «Ho partecipato a molti scontri, - racconta – avevo vent'anni, il rischio era giornaliero. Abbiamo trovato le motivazioni per combattere per la libertà, personale e collettiva». 18 mesi lontano dalla sua terra, fuggito da Reggio nel 1943 Aldo Chiantella vi è rientrato solo al termine della guerra. In collegamento telefonico Anna Condò, staffetta partigiana. Pesca nella memoria i suoi ricordi di quindicenne le motivazioni che la spinsero verso una scelta di vita orientata ai valori di libertà, uguaglianza e legalità.
La lontananza dalla propria terra rappresenta, per i partigiani meridionali, la cifra del sacrificio dei tanti giovani che partirono verso il nord per combattere contro l'oppressione del nazifascismo. «È in atto - spiega Pantaleone Sergi, presidente dell’ ICSAIC - un risveglio di attenzione sui temi della Resistenza, il Paese si riappropria della prorpia memoria e celebra quello che è stato un vero e proprio risorgimento con la riconquista della libertà».
Anche se una certa storiografia ha ignorato a lungo il contributo del Mezzogiorno alla fondazione della democrazia, è in atto un risveglio dell'attenzione su questi temi. «Al nord si combatteva – prosegue Sergi -, ma al Sud si sperimentava in un vero e proprio laboratorio politico per la democrazia».
Un Mezzogiorno che ha partecipato attivamente alla Resistenza che – come sottolinea il presidente Vitale – non è da considerarsi solo come un “contributo” alla Liberazione dell'Italia, ma un tassello fondamentale per porre le basi della democrazia che ha ridato dignità a tutto un Paese.