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A CdA “C’era una Volta il Rock”: Calabrò racconta la storia con i Bad Chili

A CdA “C’era una Volta il Rock”: Calabrò racconta la storia con i Bad Chili

Il rock a CdA    di DANIELA MAZZEO -

Adrenalina a mille, orecchie ben tese, curiosità al massimo e pubblico numeroso nel consueto appuntamento di “Calabria d’Autore”. Antonio Calabrò guida i presenti nella storia del rock e per non smentire l’originalità del suo format, sceglie il modo migliore per appassionare il pubblico. Sul palco a fianco a lui musicista per eccellenza, conoscitore del blues e del rock Domenico Canale insieme alla sua band rigorosamente reggina i Bad Chili. Rodolfo Megale alla chitarra, Fortunato Serranò al basso, Bruno Milasi alla batteria in sintonia perfetta con l’armonica di Domenico Canale trasformano in note le parole del rock. Microfono in mano, Calabrò inizia a raccontare fornendo parallelismi tra la musica e le influenze sociali e culturali che hanno determinato quei periodi. Un salto nella storia, raccontata grazie alla musica, in modo originale ma preciso.

Fine anni cinquanta. I Bad Chili sulle note di “Johnny B Goode” di Chuck Berry introducono il rock roll, il mondo che cambia e la nascita della ”gioventù” come concetto ma anche come stile di vita. Calabrò ricorda che questa musica nascondeva le premesse di un cambiamento, di una libertà senza freni, in cui i giovani si ritrovavano a scoprire se stessi e i loro corpi, attraverso balli scatenati e sregolati rispetto al costume dell’epoca.

E’ il 1964 quando in Inghilterra un noto quartetto afferma il modo rivoluzionario di vedere la musica. Sono i Beatles che con i loro caschetti segnano un’epoca nel costume nella moda e nelle note. Capelloni, ma ancora ordinati. Visionari, ribelli, ma ancora figli di papà e mamma.

Il loro primo brano del primo album è “Please Please me”, citato in sottofondo. I Beatles diventano modello e forniscono l’input ai ragazzi che si uniscono per suonare. E’ nelle vicinanze di Londra che nascono i “Rolling Stones”. Gruppo più anarchico e rivoltoso rispetto ai Beatles. Sono anarchici in modo naturale.

E’ il 12 Maggio del 1965 quando Keith Richard con la sua chitarra crea un pezzo con il quale cambiò il modo del rock. Quella notte segna lo spartiacque. C’è il rock prima, e quello dopo “Satisfaction”. Il riff incalzante, senza freni, l’urlo liberatorio di una gioventù insoddisfatta per un mondo insulso fondato sul consumismo è dirompente.

La chitarra di Rodolfo Megale parte come un jet e inizia “Satisfaction”. Il mondo intero si trasforma, insieme ai versi della beat generation, alla west coast degli USA, ai movimenti francesi, italiani e tedeschi, alla Londra di Mary Quant, di Soho e di Piccadilly, alla Amsterdam dei coffee shop, ai viaggi in autostop, al nuovo cinema americano e alla protesta che dilaga a macchia d’olio.

Insieme ai Rolling Stones cambia il mondo. Scoppia la moda delle band e quel sentimento che si può chiamare liberazione delle coscienze.

Ma il sogno americano di una democrazia esemplare si scontra con la guerra in Vietnam.

Easy Rider diffonde messaggi di rifiuto e di alternativa. Intanto la musica dei Bad Chili intona brani di band come gli “ZZ top”, i Canned Heat, i Doors . In quello stesso periodo alle olimpiadi del Messico due atleti di colore alzano il pugno al cielo per protestare contro il razzismo. Musicista per eccellenza che rappresentava il movimento dei neri era Jimi Hendrix. Il rivoluzionario elettrico, l’eclettico sperimentatore ed apripista. Foxy Lady, suonata con audacia dalla band lo immortala. Megale , mancino come lui, ne replica gli assoli potenti. Canale con la sua voce roca da nero lo rende vivo.

Insieme a lui Janis Joplin e Jim Morrison pagano il prezzo di una vita fatta di eccessi e senza limiti che li porterà alla morte precoce. Con Brian Jones dei Rolling fondano il “Club dei 27”, costituito da tutti gli artisti che ci lasceranno le penne a 27 anni.

Erano gli anni di Woodstock e della grande illusione della pace possibile. Ma poi ci fu Altamont, e le stragi della banda Mason, la follia delle droghe, e tutto finì.

Si passa alla East Coast e sulle note di “Sweet Jane” di Lou Reed i Bad Chili scatenano il pubblico.

Prende la parola Calabrò che insieme a Canale spiega che ormai la libertà del suono delle chitarre aveva lanciato un genere nuovo “Hard rock” che altro non è che un rock blues portato all’estremo.

I Led Zeppelin e i Deep Purple sono i gruppi principali. Si replicano Smoke on the Water e Rock’Roll. Nella sala ormai si balla, tutti in piedi. La narrazione incita, la musica completa.

Gli anni ‘70 sono stati gli anni del misticismo e del boom delle droghe. Come grido di ribellione nel 1977 Eric Clapton suona “Cocaine” che in realtà è contro la droga. Ma il ritmo incalza frenetico.

Applausi per i Bad Chili che la ripropongono in modo eccellente.

Il rock inizia a subire delle influenze. Si afferma la musica disco e poi il punk scardina le pretese sinfoniche delle grandi band come Genesis e Pink Floyd e si ritorna al rock roll selvatico.

Il rock non può morire, ma la mattina dell’Otto dicembre 1980 un folle spara a John Lennon uccidendolo. Calabrò sceglie simbolicamente questa data per chiudere il racconto. Non finisce il rock, piuttosto si chiude un’epoca, Si chiude l’epoca del grande sogno di poter costruire un mondo migliore., termina l’illusione della fantasia al potere, naufraga nel vuoto della violenza l’idea che la liberazione sia possibile in tempi brevi.

Ma ci sarà sempre qualcuno che scuoterà le nostre coscienze, Sia una diavolo o un santo non si sa: La band attacca il riff di “Sympathy for the devil” (scritta dopo la lettura di Bulgakov) e il pubblico si scatena così come il rock vuole, chiudendo la serata tra ballo e conoscenza.

Un grande esperimento di comunicazione, un valido tentativo di coniugare la storia con la musica, con le immagini proiettate in sottofondo, con le capacità di affabulatore di Calabrò e il talento dei musicisti. Una vera e propria rappresentazione teatrale, da ripetere, per raccontare anche ai più giovani cosa vuol dire musica Rock.

*foto di elvira alfida costarella