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L’isolamento: il più grave (e sconosciuto) problema della Calabria

L’isolamento: il più grave (e sconosciuto) problema della Calabria

 viadotto Italia   di DARIO MUSOLINO -

L’isolamento della Calabria, e delle imprese calabresi, è uno dei fattori meno considerati, ma probabilmente più critici, più decisivi, che rende anomalo il caso calabrese, in Italia e nel Mezzogiorno.

Da un lato, è un isolamento verso l’esterno, che si sostanzia nella distanza fisica, nella scarsa accessibilità, nella perifericità rispetto ai centri economici e politici del paese, e alle grandi agglomerazioni demografiche, produttive ed economiche. E che è evidentemente superiore ad altre regioni del Mezzogiorno, e rende la Calabria più simile alla Sicilia e alla Sardegna (per certi aspetti), che alla Puglia. Una sorta di regione “insulare di fatto”.

Dall’altro lato si tratta di isolamento interno, delle imprese calabresi. Le imprese calabresi che “stanno in piedi da sole” (e con questo termine ci metto dentro sia le imprese di eccellenza che tutte le altre imprese che vivacchiano su mercati più o meno ampi …) sono generalmente isolate le une dalle altre. Il tessuto produttivo calabrese è dis-integrato, disperso, frammentato nel territorio. La Calabria infatti è sempre stata priva di quel modello di organizzazione produttiva territoriale che spiega il successo di larga parte dell’economia italiana a partire dagli anni ’70 in poi: i distretti industriali.

La logica dei distretti era quella di aggregare e concentrare nella stessa area di un grande numero di piccole e medie imprese appartenenti a settori affini, e legate da relazioni di vario tipo (produttive, tecnologiche, ecc.). Il tutto supportato da un ambiente socio-culturale, da un’ “atmosfera” e da istituzioni che agevolavano e favorivano l’insorgere e il consolidarsi di queste relazioni (vogliamo per esempio parlare di quanto le “subculture” bianche e rosse hanno supportato il successo dei distretti veneti ed emiliani?). Tutto ciò, per fa nascere economie esterne, vantaggi competitivi esterni alle imprese, fondamentali per competere e innovare. Fenomeni di questo tipo non si sono visti in Calabria, se non alcuni casi di cosiddetti proto-distretti industriali, come studiati per esempio da Cersosimo. Si sono invece visti, e in misura tutt’altro che irrilevante, in altre regioni del Sud, come la Puglia, l’Abbruzzo, la Campania.

Si aggiunga un'altra osservazione, riguardante la struttura urbana. La Calabria non ha grandi aree urbane, al pari della Sicilia, della Campania, della Puglia. C’è Reggio, grande ma non grandissima, che sarebbe ben altra cosa se fosse “unita”, integrata con Messina.

E’ importante cogliere bene questa peculiarità, negativa, della Calabria: ossia, il considerevole isolamento della Calabria e dei calabresi, anomalo nel contesto meridionale. Esserne consapevoli suggerisce in modo più chiaro quali devono essere la politiche mirate, prioritarie, per la Calabria, evidentemente non del tutto simili a quelle per altre regioni meridionali. E che vanno evidentemente innanzitutto nella direzione del potenziamento delle infrastrutture e dei collegamenti di trasporto, esterni ed interni.

Fino a quando il porto di Gioia Tauro, grande chance per la regione, sarà disconnesso dal territorio, dalle reti e dai collegamenti locali e sovra-locali, non potrà mai esercitare quegli effetti che la sua funzione, che la sua dimensione, lasciano facilmente immaginare.

Fino a quando Reggio e Messina, 180mila abitanti da un lato, e 230mila dall’altro (e arriviamo a circa mezzo milione di persone con i comuni contigui), saranno collegati da 10 corse di aliscafo al giorno, con l’ultima che parte alle 19.45 (la night economy è oggetto di studio da qualche decennio in tante grandi città d’Europa, non a caso …), lo straordinario concentrato di opportunità, fermenti, vivacità, che le grandi città da sempre rappresentano per l’economia di un territorio, rimarrano sempre congelate.

Fino a quando le persone e le imprese della jonica dovranno utilizzare una strada vecchia e insicura per muoversi, muovere i loro prodotti e i loro “fattori produttivi”, e stabilire relazioni con il mondo, allora ci sarà sempre uno dei due versanti della Calabria che sconterà uno svantaggio ancora più grande rispetto a quello, già grave, patito dai “fortunati” che possono invece servirsi della Salerno-Reggio Calabria.