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REGGIO 1999. Ed al collo solo sciarpe amaranto

REGGIO 1999. Ed al collo solo sciarpe amaranto

  reggio 1999di MARIA CALABRÒ -

Qualche giorno fa cominciai il consueto “cambio di stagione”. Mentre riponevo scatoli e scatolini, spuntò un lembo di stoffa amaranto ed incuriosita lo tirai fuori. La scoperta riportò alla memoria un meraviglioso pezzetto di storia della mia città. Mi rigirai tra le mani la stoffa amaranto che aveva fatto da bandiera quando conquistammo la serie A con la Reggina Calcio.

Nei negozi di Reggio nel giugno del 1999 non si trovava più neanche una striscia di stoffa amaranto. La città era in fermento, tutti facevano pronostici, moltissimi si organizzavano per la trasferta a Torino. Il popolo reggino compatto attendeva con ansia l'incontro decisivo. Fu una stagione esaltante. Una squadra forte, determinata e generosa portò al Granillo tantissima gente, spalti gremiti e ammantati di amaranto, persone di tutte le età unite in quell'unico splendido sogno di portare Reggio in serie A. Anche gli anni precedenti erano stati ricchi di soddisfazioni calcistiche per la città, le domeniche si andava in tanti allo stadio ed era sempre un divertimento.

Ma quello della conquista della serie A fu l'anno che rese i reggini davvero uniti sotto quell'unico colore che tutti sfoggiavamo allo stadio. Non c'era famiglia della città che non avesse almeno un rappresentante al campo. E poi c'era la mia di famiglia, dove l'unica a rimanere a casa era mia madre, che avvilita, alla domenica si stufò anche di preparare il pranzo, visto che con largo anticipo scappavamo tutti al Granillo per evitare le file ai cancelli. Il ricordo è ancora denso di sensazioni. La mia sciarpa scolorita mi riporta al rito scaramantico che si consumava ogni domenica: io ad ogni partita rigorosamente con quella sciarpa, anche a fine campionato quando si schiattava di caldo. Ad ogni goal in quella ascesa alla massima serie, sugli spalti era un tripudio di bandiere, ci si abbracciava anche col vicino che non avevo mai visto, si dimenticavano altri tipi di credo e per una volta eravamo tutti reggini e concordi.

Poi arrivò il 13 giugno 1999. La Reggina vinse al Delle Alpi col Torino per 2-1 davanti a 50.000 spettatori, moltissimi arrivati da Reggio e non solo, per assistere a quell'evento fantastico. Per la prima volta in serie A. Noi, piccoli, sporchi e neri del Sud estremo, che conquistiamo la promozione. I goal di Cozza e Martino fanno impazzire di gioia i presenti allo stadio e tutti noi rimasti in città in religioso silenzio davanti al maxi schermo di Piazza del Popolo. Raccontarlo riesce difficile, ti viene tristezza e ti viene rabbia, se pensi che tutto questo è finito nella scatola dei ricordi, lasciando il posto ai caroselli di macchine quando vince la Juve ed all'azzeramento di una sorta di appartenenza calcistica. Neanche quella.

Eppure tutti, ma proprio tutti in quella memorabile giornata di storia avevano sciarpe e bandiere fuori dalle finestre e dai finestrini delle auto. Al fischio finale la gente si abbracciava e piangeva, dimenticando per un po' le cose brutte che affliggevano la nostra città, cantando uniti in un moto d'orgoglio. Fu un grande momento per Reggio: la serie A portava finalmente una ventata di novità, una sensazione di svolta, in una città famosa solo per fatti di 'ndrangheta e malaffare. Ci preparavamo ad ospitare grandi squadre coi tifosi al seguito. Fummo sotto i riflettori di tutte le tv a lungo. Adesso era il momento di Reggio e tutti, dico tutti, anche quelli che del calcio non gliene importava nulla, ne erano orgogliosi e ci tenevano a farlo sapere.

Ho il magone, rimango così, con la mia sciarpa amaranto tra le mani, malinconica e amareggiata, per quanto ci vien dato oggi dalla Reggina Calcio. Ributto tutto dentro la scatola mentre penso che qualunque reggino si commuoverebbe rivedendo le immagini di quell’orgoglio. Ed ancora nelle orecchie riecheggiano quei cori che alla domenica, purtroppo non si sentono più.

Sabato, comunque, tutti allo stadio a fare il tifo!