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IL DIBATTITO. La Calabria-montagna, Anime Nere e la risorsa ignorata

IL DIBATTITO. La Calabria-montagna, Anime Nere e la risorsa ignorata

parco dellaspromonte   di DANIELA MAZZEO -

Il film “Anime nere” è, senza tema di smentita, un capolavoro assoluto che sarà ricordato a lungo per il suo inedito modo di rappresentare la particolare realtà calabrese: in corsa per i David di Donatello, è diventato in breve orgoglio per i Calabresi e luce forte che illumina la nostra terra in questi tempi di buio.

Dopo la proiezione del film nell’aula Magna della facoltà di Architettura si è tenuto un dibattito che sulle linee guida del film ha confrontato le idee sul tema importante che è l’Aspromonte.

Tanti gli intellettuali presenti: lo scrittore Gioacchino Criaco, il regista Francesco Munzi, il giornalista Aldo Varano, il professore Ottavio Amaro, lo scrittore Mimmo Gangemi, il presidente del Parco nazionale dell’Aspromonte Giuseppe Bombino e il professore Gianfranco Neri moderatore del dibattito.

E’ andata in scena una conversazione sciolta e pregna di punti di vista diversi, si sono alternate considerazioni di tutti che sono alla fine confluite in un unico tema comune: l’importanza della montagna e dell’Aspromonte come risorse su cui costruire un futuro migliore.

Immediata la provocazione di Criaco che va oltre il film e focalizza l’attenzione sulla montagna aspromontana, sui progetti che la rendono viva e vivibile. Lo stesso film è stato una risorsa non solo artistica ma anche economica e di conoscenza del territorio. L’Aspromonte non è la macchia nera della Calabria ma al contrario diventa fonte di ricchezza.

Il giornalista Aldo Varano cita Lucio Gambi, che rievoca una delle immagini più belle della Calabria, di chi risalendo dal mare si ritrova con l’impatto emozionante di una gigantesca montagna in mezzo al Mediterraneo: una montagna che è la Calabria. Una citazione su cui riflettere insiste Varano. La Calabria è per il 90 per cento del suo territorio rilievo, circondata da centinaia di chilometri di coste.

Investire sull’intera montagna calabrese, avere un progetto mettendo in rete Aspromonte Serre e Sila diventa dunque non una scelta possibile, ma condizione per lo sviluppo dell’intera Calabria-montagna.

L’identità della nostra terra è fondamentale interviene il professore Amaro con un intervento che ne ricostruisce i passaggi e le criticità. Ritiene si debba ripartire proprio dal suo interno, ricostruire le sue radici, valorizzare le potenzialità straordinarie e mai utilizzate, focalizzare lo sguardo al futuro progettuale dell’Aspromonte: questi i punti di partenza da cui ripartire per sviluppare percorsi innovativi inserendo la Calabria in un meccanismo di modernizzazione.

Alle spalle degli ospiti scorrono alcune immagini di Anime Nere. I relatori si soffermano in continuazione sul tema delle opportunità, e su quello del confronto con gli altri Parchi nazionali, e ci pensa lo scrittore Gangemi a ricondurre il discorso al film, riportando la mente ad una scena particolare: quella del pascolo delle pecore in spiaggia. E’ uno spunto di riflessione importante spiega lo scrittore. E’ quasi una sorta di metafora. Cioè un popolo portato a forza per via degli eventi, dalla montagna al mare ma che custodisce questo luogo dentro di sé.

Accostare mare e monti è una caratteristica della nostra terra. Sviluppare l’idea di turismo tenendo sempre forte questo connubio e dando a questa terra la garanzia di conservazione. Gangemi sottolinea il carattere in un certo senso “montanaro” dei calabresi, evidenziandone i risvolti positivi e le peculiarità.

Anche la stessa città di Reggio Calabria fino a cento anni fa viveva solo di montagna. Nel tempo le migrazioni verso la costa hanno svuotato il territorio lasciandolo in abbandono. Insomma montanari che sono diventati marinai.

  

Il regista Munzi, l’ospite più atteso, partendo dal resoconto della sua “avventura” in Calabria, iniziata con i soliti pregiudizi smentiti dalla calorosa accoglienza e dalla scoperta di un popolo affettuoso e laborioso, avverte che il successo del film, secondo il suo parere, è dovuto al fatto che lui, in breve si è “innamorato” di questa terra e della sua gente.

Affrontare il tema dell’Aspromonte, coinvolgendo tanti intellettuali era lo scopo prefissato dal presidente Bombino chiamato a concludere un dibattito complesso mai semplice. L’Università non poteva che essere la sede più appropriata spiega. Luogo dove la conoscenza diventerà progettualità nel futuro. L’Aspromonte non è solo territorio geografico ma il luogo dove creare opportunità lavorative e strutture per innescare e sostenere il cambiamento che dovrà avvenire. Il sul messaggio è netto: passare al più presto alla fase operativa, e realizzare un laboratorio comune, indipendente da sterili divisioni politiche spingendo verso la messa in rete dell’intera montagna calabrese. Non per annullare le diversità che la compongono ma proprio per esaltarle. Fa subito riferimento a Criaco e Munzi come esempio concreto di progetto riuscito. Un’opportunità realizzatasi non soltanto da un punto di vista artistico ma anche lavorativo.

Scardinare l’idea dell’Aspromonte come una terra dalla quale stare lontani. Una terra che ha subito la criminalizzazione ma dalla quale si deve liberare diventando una realtà diversa.

Un dibattito lungo ma che ha tenuto attento e interessato il pubblico presente.

Il lungo applauso finale saluta gli ospiti.