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LA STORIA. Reggio e la vendetta green di viale Messina

LA STORIA. Reggio e la vendetta green di viale Messina
viale messina

     di ANTONIO RESTUCCIA -

Era una domenica di metà maggio.

Il frastuono del mercato, che puntualmente l’aveva invasa il venerdì precedente - insieme ad ogni genere di buste e cartoni - era ormai lontano, e la “strada” si concedeva il meritato riposo.

Non aveva mai avuto molta fortuna, la “strada”. Lunga circa un chilometro e orientata in direzione nord-sud, sognava - sin da quando era una giovane strada sterrata - di diventare la quarta delle "Sbarre”. Ma la toponomastica le aveva giocato un brutto scherzo - forse il peggiore per una via di Reggio Calabria - intitolandola alla detestata città dirimpettaia dello Stretto. Una beffa persino la numerazione dell'unica linea di autobus che passava lungo di essa: 17, che sfortuna!

In compenso la “strada” si era guadagnata la denominazione di Viale, pur non essendo dotata di adeguati elementi “spartitraffico” a disciplinarne la marcia nei due sensi. E perciò l’anarchia "tachimetrica" regnava sovrana sul Viale Messina. Poco importava se su esso si affacciavano scuole e luoghi sportivi e ricreativi, frequentati soprattutto dai più piccoli, utenti deboli della strada.

Quella domenica soffiava un forte vento, e con esso giunse alle orecchie della “strada” un’eco festante da non molto lontano. Erano le voci di grandi e piccini, che sul lungomare Falcomatà si godevano la prima domenica “Go Green”, liberi dal traffico dei veicoli a motore.

Quell'esempio di regolamentazione del traffico ("traffic calming", per dirla all'inglese) sulla strada più prestigiosa della città, fece diventare anche il Viale Messina verde, ma di invidia. “Anche io voglio essere preso in considerazione. Sono un Viale, mica una mulattiera!”, esclamò.

Decise quindi di organizzare la sua vendetta: senza dire niente a nessuno, nemmeno al vecchio amico Viale Calabria, fece spuntare lungo il proprio percorso dossi artificiali, dissuasori di velocità, cartelli e persino agenti della polizia municipale con posti di blocco.

E fu così che il Viale Messina smise di essere “strada a scorrimento veloce” per gli amici, e per gli amici degli amici. Gli abitanti del quartiere si riappropriarono del piacere di attraversare il viale in sicurezza.

L'augurio è che la "vendetta" del Viale Messina - e di tutte le altre strade reggine che necessitano di una "strigliata" - non resti solamente una storia di fantasia, e che Reggio Calabria diventi una città tutta "green".