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Lear e i nonsense della Statale 106 (ovvero, della morte)

Lear e i nonsense della Statale 106 (ovvero, della morte)

la 106 a bocale   ANTONIO RESTUCCIA -

Lo scrittore inglese Edward Lear è legato alla nostra terra dal famoso viaggio intrapreso nel 1847. Quaranta giorni attraverso la provincia reggina, descritti nel suo “Diario di un viaggio a piedi” e accompagnati da bellissime illustrazioni dei paesaggi. Lear — una delle figure più interessanti della letteratura del suo paese — è conosciuto anche per essere il padre del “nonsense", umorismo paradossale che si serve di giochi di parole e accostamenti surreali per leggere il mondo alla rovescia.

E di "nonsense" Lear ne avrebbe trovato a bizzeffe, se avesse intrapreso lo stesso viaggio ai giorni nostri, in macchina, lungo la statale 106. Una strada fuori dal comune. Anzi, fuori dal "Comune". Come i pannelli elettronici che in prossimità delle rotatorie segnalano la velocità di percorrenza di chi sta transitando, e che anche a Saline Joniche o a Melito Porto Salvo riportano la dicitura "Comune di Reggio Calabria".

Proprio le rotatorie nascono nella Londra di Lear, ai suoi tempi: la prima fu realizzata nel 1891 nella piazza più famosa della città, Piccadilly Circus. Dalle nostre parti giungeranno molto in ritardo, spuntando poi come funghi lungo la 106.

Ed ecco ritornare il "nonsense" di Lear: agli "incroci senza rotatoria" si sono sostituite le "rotatorie senza incroci". Come quella nella curva della (ex) Coca-Cola a Bocale, costruita senza che ci siano strade da intersecare. Semplicemente, una rotonda sul mare (senza Bongusto, né buon gusto)...

Che poi, se ben progettate, le rotatorie consentirebbero una maggiore sicurezza. Ma quando non si rispetta la riduzione della velocità in ingresso e in circolo sull'anello (percorso in senso antiorario nei paesi con guida a destra, antiorario nei paesi con guida a sinistra e in alcune rotatorie del Viale della Libertà a San Brunello), la probabilità di incidenti e la gravità delle loro conseguenze aumentano anziché diminuire.

È vero, troppe rotatorie obbligano a rallentare spesso, rendendo meno confortevole il viaggio. Ma il vero problema non sono i limiti, considerati troppo bassi, quanto le caratteristiche della strada — a volte non percepibili immediatamente — che non consentono alte velocità.

Senza limiti, divieti e obblighi non può esistere una corretta circolazione stradale. Ma per molti la statale 106 è una pista su cui correre, e rispettare il limite di velocità significa arrivare ultimi. E fin quando la presenza delle forze dell'ordine resterà la stessa - con una sola pattuglia della Polizia Stradale a presidiare il tratto di oltre sessanta chilometri tra Reggio e Brancaleone - le cose resteranno "nonsense".