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Limbone e Perlupo, i territori oltremare di Reggio

Limbone e Perlupo, i territori oltremare di Reggio

perlupo   di ANTONIO RESTUCCIA

- Avere un hobby consente di essere “speciali” in qualcosa. Appassionarsi alla geografia quando si è bambini, ad esempio, non limita allo “sciorinamento” delle capitali degli stati, ma consente lo status di “viaggiatore con la fantasia”. Basta un atlante o un mappamondo, ed il mondo è tuo.

Nuova linfa al desiderio di “esplorazione virtuale” è stata data da Google Earth e simili, che hanno consentito di raggiungere qualsiasi angolo del pianeta comodamente da casa propria. Quasi un teletrasporto. E anche se non era proprio come essere fisicamente lì, andava bene lo stesso, in un tempo in cui “remoto” significava ancora “inaccessibile”.

Poi, nel corso degli anni, il mondo è diventato “accessibile” grazie al boom del trasporto aereo, ma il proliferare del turismo di massa e la moda delle destinazioni esotiche sono arrivati a banalizzare l’essenza del viaggiare. Nessun luogo è più lontano, direbbe oggi Richard Bach.

Chi invece continua ad intendere il viaggio come ricerca di un rinnovato stupore, piuttosto che del “paradiso a dodici ore di volo” sarà ben lieto di scoprire il “limbo a due passi da casa". Anzi, più che un limbo… un Limbone.

Con questo nome viene indicata una minuscola frazione abitata del comune di Reggio Calabria, adagiata in una valle difficile da raggiungere, a causa di una insolita situazione orografica.

Nonostante sorga a non più di due chilometri in linea d’aria dal viale della Libertà, Limbone è sconosciuta alla maggioranza dei reggini, che ne ignorano gli adiacenti ruderi di sant’Apollinare, la rilevanza archeologica dovuta alla presenza di numerosi reperti fossili, come lo scheletro di un grosso cetaceo ritrovato alla fine dell’Ottocento.

A contribuire all’isolamento ci ha pensato l’assenza perenne di un collegamento stradale degno di questo nome: per raggiungere Limbone si può tentare l’avventura partendo dall’abitato di Vito, percorrendo uno stretto sterrato a tratti coperto da folta vegetazione, oppure imboccare una ripida stradella che si dirama dalla Reggio-Gambarie prima di Terreti. In entrambi i casi occorrerà prestare molta attenzione perché la strada in molti punti è una vera e propria mulattiera, impraticabile con la pioggia e spesso interrotta da frane.

Era il marzo 1966 quando nel corso di una interrogazione parlamentare presieduta da un settantenne Sadro Pertini - vicepresidente della Camera - si manifestava l’esigenza di una strada di collegamento tra Limbone e Reggio Calabria. Strada che avrebbe dovuto servire “una popolazione di circa 100 abitanti dediti all'agricoltura, in una zona a coltura intensiva specializzata suscettibile di ulteriore sensibile sviluppo quando l'opera sarà compiuta”.

Ma non se ne fece nulla. Gli abitanti della frazione non furono abbastanza l-imbonitori per convincere l’allora ministro dei Lavori Pubblici, Giacomo Mancini, a costruire la strada, il cui importo dei lavori era stato stimato in 200 milioni di allora (circa 2,3 milioni di euro attuali*). E fu così che Limbone rimase quell’agglomerato di quattro case che oggi NON conosciamo.

Più o meno come Perlupo, paese abbandonato a seguito della grande alluvione del 1954, situato qualche chilometro più in alto - sempre lungo la fiumara - e la cui esistenza è oggi appena segnalata da un cartello posto sulla strada per Gambarie.

Forse un giorno, quando si deciderà di romperne l’isolamento, queste perle incontaminate dell’Annunziata troveranno la loro occasione di riscatto e smetteranno di essere territori d’oltremare della città.

*Utilizzando il coefficiente Istat di traduzione del valore monetario del 1963 in valore del 2014 (pari a 22,136) si ha: 200.000.000 £ x 22,136 = 4.427.200.000 £ = 2.286.457 €