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SUD e CALABRIA. Ma i ricchi scappano

SUD e CALABRIA. Ma i ricchi scappano

dsrt   di ALDO VARANO -

Continua ad esserci una sottovalutazione nel Sud e in Calabria sulla perdita di cervelli giovani, il dato più drammatico ed eloquente del precipitare della situazione. Eppure quel che sta accadendo è sotto gli occhi di tutto il paese grazie a dati sempre più eloquenti e univoci.

Già lo scorso dicembre un report di Bankitalia spiegava che nelle università meridionali vi era stato un crollo di immatricolazioni (non dovuto alla riduzione della popolazione giovanile) del 15% (in Calabria -25,2) a fronte di una riduzione nel Centronord (più nel Centro che nel Nord) dell’1 per cento.

Nessuno sottolineò l’aspetto particolarmente drammatico del dato, che assestava un colpo strutturale a questa parte del paese. La perdita di posti di lavoro, per quanto doloroso, può comunque essere recuperata, perfino rapidamente, se cambia il ciclo economico. Se invece un ragazzo di 18 anni esce da un processo formativo di alto livello ci esce per tutto il resto della vita e sarà segnato da questa circostanza per il resto della propria esistenza e ne verrà segnato il territorio di pertinenza. In quello stesso studio si spiegava che oltre alla consistente riduzione delle immatricolazioni nel Sud vi era un blocco altrettanto largo di studenti meridionali che, di fatto, anticipava l’emigrazione al Centronord scegliendo università distanti dal proprio territorio e dall’area meridionale (dove pure esistono università di livello buono e talvolta eccellente).

Pochi giorni fa è inoltre arrivato lo studio di Almalaurea che fornisce approfondimenti di particolare drammaticità rispetto ai vantaggi o agli handicap che offrono i territori.

Al Nord gli studenti che lasciano per l’università il proprio territorio sono il 2%; al Centro l’8%. Gli universitari meridionali, invece, si trasferiscono per l’11% al Centro (una parte rilevante a Roma) e per un altro 8 % al Nord. Insomma, l’emigrazione universitaria del 2 al Nord e dell’8 al Centro diventa del 19 al Sud.

Almalaura nota che un fenomeno così massiccio non è giustificato dalla diversa qualità dei corsi di studio né dalla disponibilità di risorse e/o finanziamenti. E allora perché? L’ipotesi che giustifica l’esodo è particolarmente inquietante: i giovani, soprattutto quelli che appartengono a famiglie più agiate, (quesdto dato lo si ricava dalla scelta dei corsi di laurea che necessitano di un tempo maggiore o minore rispetto all'ingresso nel mercato del lavoro) hanno fretta a lasciare il Sud ed a trasferirsi in contesti più promettenti sia dal punto di vista delle opportunità che da quello della qualità della vita.

Se alla massa di chi sceglie di studiare fuori si aggiungono gli studenti meridionali che dopo essersi laureati al Sud si spostano al centronord o all’estero si scopre, Almalaura lo certifica, che ogni anno il Mezzogiorno perde il 40 per cento dei propri cervelli vanificando anche gli sforzi e le eccellenze di molte (non tutte) le università meridionali.

Insomma, Sud addio! Sarai anche di una bellezza struggente ma si vive meglio nel resto del mondo.

La domanda è inevitabile: quanto può reggere una società che ogni anno perde (quasi) la metà dei propri cervelli, forse quelli più dinamici e migliori, senza dover rinunciare a sogni, riscatto e progetti?