Direttore: Aldo Varano    

DELRIO MAGISTRATI ANAS. Un paese incapace di riparare un ponte

DELRIO MAGISTRATI ANAS. Un paese incapace di riparare un ponte

viadotto-italia   di ALDO VARANO

- C’è qualcosa di profondamente malato nella vicenda ridicola e tragica del viadotto Italia che cadendo ha ucciso un ragazzo isolando ancor di più l’intera Calabria dal resto del paese (e quindi del mondo).

Oggi, a 108 giorni dallo schianto (li ricorda ogni mattina con saggia provocazione il Quotidiano), Graziano Delrio, uno dei più potenti ministri del governo Renzi, ha dovuto ammettere quel che si era già capito: anche il Governo è impotente.

Ha spiegato in Parlamento che la ripresa della normalità sulla Sa-Rc "è subordinata al lavoro della magistratura" e che appena sarà dissequestrata l'area del crollo l'Anas potrà “avviare a lavori di messa in sicurezza". Al momento non si può fare niente perché l’area è ancora sequestrata dai giudici. Solo “dal 27 maggio è stato possibile passare alla rimozione delle macerie". E soltanto "Il 12 giugno Anas ha consegnato la documentazione tecnica che la procura ha richiesto” e che ora i periti del tribunale stanno esaminando. Non è forse ridicolo che milioni per persone restino appese alle decisioni di poteri tanto indolenti e pigri?

Insomma, andiamo verso il compimento del quarto mese dal crollo e ancora non si vede la fine dell’incubo. Per carità, i magistrati devono poter fare il loro lavoro e anche i tecnici dell’Anas devono avere il tempo per fare il loro bene (senza più, se possibile, far cadere ponti e strade). Ma ci sono milioni di persone a cui è stato tolto il diritto costituzionale di potersi muovere nel proprio paese. C’è un’economia moribonda come quella calabrese che sta per prendere una scoppola di quelle che te le ricordi per anni ed anni. Interessa a qualcuno? Scatta un allarme per fare insieme bene e prestissimo come quando c’è una questione di vita o morte?

E’ possibile che un grande paese come l’Italia non abbia uno straccio di strumento giuridico, una minaccia di galera o di sanzioni durissime per imporre a tutti, e senza guardare in faccia nessuno, una soluzione rapida?

Tutto quel che si vede dietro le parole di Delrio racconta la paralisi dell’Italia: un paese mangiato da corporazioni e potentati contro i quali neanche il braccio destro del presidente del Consiglio può far nulla di diverso dall’essere gentile e discorsivo.

Possibile non si possa imporre a una grande società dello Stato come l’Anas di lavorare giorno e notte (veramente e non per modo di dire) per presentare in modo fulmineo i documenti chiesti dai giudici? La documentazione tecnica che l’Anas ha consegnato il 12 giugno quando è stata chiesta dai magistrati? In quante ore (ore, non giorni o settimane) è stata elaborata e presentata dall’Anas? La magistratura l’ha chiesta immediatamente o ha perso tempo che tanto poi si vede e chissà quando gliela farà pagare a qualcuno?

Che cavolo di paese siamo se di fronte un’emergenza esiste solo la possibilità di affidarsi ai Santi?

E c’è una domanda che inquieta: se ogni giorno che passa il crollo e le macerie avessero posto una questione di vita o morte per qualcuno, sarebbe stato uguale?

Non è accettabile questo scorrere indifferente del tempo. Continua ad esserci una sottovalutazione (o impotenza) di tutti che è inaccettabile.

E c’è anche un altro sospetto: se invece della Calabria e del Mezzogiorno l’emergenza fosse scattata da un’altra parte sarebbe stato lo stesso? Quanto gioca il retropensiero che tanto di Calabria e calabresi si tratta? Che lì (cioè qui) non c’è più niente da fare e che quindi strada di più o di meno è la stessa cosa. Quanto sta pesando l’opinione che se ai calabresi gli va male la stagione turistica, o gli capita qualche altra disgrazia, non è che gli cambia un granché…