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Lettera alle madri del Family-day

Lettera alle madri del Family-day

 roma family day  di TIZIANA CALABRÒ

- Ciao, ho deciso di scriverti dalle pagine di questo giornale, perché so che hai paura, perché sono madre anche io, perché in molti hanno smesso di parlarti con parole che tu puoi sentire, perché ti hanno lasciata alla mercé di imbonitori volgari in cerca di consenso politico, o di professionisti del terrore che imbrigliano il pensiero da secoli.

Ho deciso di scriverti, perché tu che sei mamma come me, eri a Roma al “Family-day”. E ti ho immaginata mentre ti preparavi per raggiungere il resto della folla, vestire i bambini, riempire la borsa di cibo, bevande e ricambi. Ti ho immaginata mentre pensavi che questa cosa la dovevi fare, perché ogni madre per i propri figli darebbe la vita, pur di proteggerli dal dolore e dallo scandalo. Ti ho immaginata uscire da casa e partire. Salire in macchina, prendere treni, la metro, il pullman, camminare per le strade della città più bella del mondo.

Eravate in tante. Tutte con lo stesso pensiero in testa. I figli non si toccano. La loro innocenza è sacra e guai a chi farà loro del male. Ti hanno detto che c’è una teoria “gender”, ma non è bastato loro per instillarti abbastanza paura. Ti hanno detto che la teoria è entrata nelle scuole dei tuoi figli, che ci sono lobby che istigano i governi. Ma anche questo non è bastato loro. Ti hanno detto che vogliono confondere i bambini in nome di un libertinismo sessuale. Ma ancora non è bastato loro. Ti hanno detto allora, che esiste un documento, che si convertirà in legge che introdurrà l’educazione sessuale per i bambini e i ragazzi da 0 a 14 anni proponendo azioni che noi mamme abbiamo spesso difficoltà a pronunciare, ma che la paura vi ha fatto condividere attraverso ogni mezzo informatico. Un documento con la descrizione dettagliata di pratiche sessuali che a leggerle un po’ ci si chiede: ma davvero li fanno girare in rete le mamme questi documenti?

Vi hanno iniettato nel cuore la paura attraverso l’oscenità della menzogna, arrivata da chi dovrebbe predicare l’onestà e la verità. E io vorrei riuscire a trovare parole ugualmente potenti di quelle della paura, per dirvi e spiegarvi che avete manifestato contro un mostro che non esiste. Non esiste la teoria gender, non esiste quel documento che vi hanno detto di divulgare con la forza dello scandalo. Non esiste chi attenta, nei modi che vi hanno fatto credere, alla integrità della famiglia, ché riconoscere diritti ad altre forme familiare non sottrae o svilisce. E vorrei, vorrei trovare le parole per toccare i vostri cuori, trovare il modo per dirvi sediamoci attorno a un tavolo e parliamo.

Quando abbiamo smesso di ascoltarvi, quando abbiamo lasciato che nelle crepe dei vostri cuori appassionati di madri sotterrassero parole inquinanti? Sediamoci attorno a un tavolo e parliamo. Parliamo tra noi donne, tra noi madri. Ci ascolteremo a vicenda, lasciando fuori la porta la paura. Raccontiamo le nostre verità. Gettiamo nel cestino le teorie false che vogliono sopprimere la libertà di pensiero, la gioia dell’essere madre, la gioia di insegnare ai nostri figli a capire che no “la vita non è uno scherzo” e per questo contano il rispetto, la capacità di sentire l’altro e il suo cuore che batte nel nostro.

Contano l’ascolto del mondo fuori, l’indipendenza di pensiero e di azione cosicché da insegnare ai nostri figli ad allontanarsi da noi, pur portando ovunque i valori che abbiamo raccontato.

Non cresciamoli nella menzogna, nella paura del diverso e del nuovo.

Ho sentito madri paragonare le rivendicazione dei diritti degli omosessuali al pensiero nazista e temere -e non scherzo- fantomatiche deportazioni. Questo possono fare la menzogna e il terrore se instillati con precisione e insistenza scientifica.

Inviteremo le madri dei figli discriminati, così ascolterete che non sono diverse da tutte le altre madri, così come i loro figli non sono diversi da tutti gli altri figli, ma che un giorno in piazza potrebbero essere loro a scendere legittimamente, per proteggerli da questo odio insensato che nega gli stessi diritti e discrimina.

Vi porterò i documenti che vi spaventano per dirvi che non c’è nulla di quello che vi hanno detto. Vi racconterò la bellezza della diversità e dell’amore non imbrigliato in schemi imposti. So che per scardinare preconcetti, occorre tempo e che la consapevolezza vuole pazienza e un percorso da intraprendere.

Ci porteremo pazienza a vicenda allora. Vorrei davvero trovare le parole, tirarle dal mio cuore di donna e di madre, da questo dolore che provo. Per voi, per me, per le madri tutte, per i figli omosessuali che sento essere figli miei, per tutta la tristezza che raccolgo nelle parole che ascolto.

Eppure basterebbe così poco, basterebbe così poco per spegnere i roghi, per distruggere i patiboli, per zittire il male che sghignazza e che si ciba delle nostre paure. Basterebbe ascoltarsi, basterebbe mettersi attorno a un tavolo e iniziare a parlarci. Ma tutto questo, questo nostro possibile riconoscerci, fa davvero troppa paura a chi ha voluto che questo tempo inzuppato di oscurità e odio, accadesse.