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REGGIO. Cari lettori, sull'Anas abbiamo sbagliato: scusate

REGGIO. Cari lettori, sull'Anas abbiamo sbagliato: scusate

lingorgo   di ZOOMSUD

- Ieri sull’indirizzo mail di zoomsud s’è riversata una pioggia di messaggi spesso polemici. I nostri lettori erano proprio arrabbiati e, a tratti, indignati.

Nel mirino l’articolo, firmato dal direttore di Zoomsud, sull’Anas e sul rischio che l’Anas intrappoli in una gabbia senza scampo la città di Reggio. Per anni.

Che cosa ci rimproverano i lettori?

Di aver taciuto, nel migliore dei casi trascurato, il peso insopportabile di quanto sta accadendo sulla circonvallazione tra il nord e il sud della città, il pezzo di strada che unisce la mulattiera dell’A3 alla 106 della morte, le due strade principali da cui si entra e esce da Reggio. Si tratta del chilometro che ha l’inquietante primato della maggiore densità chilometrica di incidenti in Italia.

Possibile che accanto al viadotto Italia, alle lungaggini sopportate per riparate la strada che stava per crollare all’altezza di Gallico, insieme alla denuncia della pericolosità della 106 (lunedì, purtroppo, un altro morto) si sia steso il silenzio sulla circonvallazione (Anas) di Reggio?

Ogni giorno per quattro volte il traffico tra lo svincolo (si fa per dire) che venendo da nord scende verso Regione e ospedale (accoppiamento del tutto casuale) fino dopo l’uscita di Spirito Santo impazzisce. Si forma un mare di auto ad andare e venire e si resta bloccati. Funziona una sola corsia. Quarti d'ora, mezze ore, ore intere. Come te la manda il cielo.

Pare si stiano facendo lavori di riparazione e questo non può che far piacere. Ci sono i cartelli che segnalano il rallentamento e i lavori in corso, i disegnini con le auto in fila. Sembra tutto perfettino.

E qual è allora il problema? Che i lavori vanno a rilento e che spesso gli automobilisti a passo di formica e fermi sotto il sole a lavorare non vedono nessuno (quando passano oltre il normale orario di lavoro giornaliero).

Domanda: se c’è un’emergenza (e i blocchi quotidiani in quella strada pericolosa sono certamente un’emergenza che coinvolge migliaia e migliaia di cittadini) qual è il ritmo del lavoro che bisogna garantire in un paese cvile? Abbiamo letto cronache del nord dove in questi casi, con l’accordo pieno dei sindacati, si lavora full-time che significa tre turni di otto ore, che significa ridurre a un terzo il tempo dei disagi.

L’Anas s’è regolata in questo modo anche per l’emergenza che c’è in provincia di Reggio? Non c’ha neanche pensato tanto siamo in Calabria e dobbiamo accontentarci di quel che passa il convento? C’ha provato e non c’è riuscita perché i sindacati si sono opposti? Mancano all’Anas, nel profondo Sud, i mezzi tecnici e le strutture per poter lavorare agevolmente e senza rischi per i dipendenti durante la notte?

Non sarebbe male capire cosa sta succedendo e perché le riparazioni al Sud sono lunghe ed estenuanti con ricadute di costi altissimi per gli utenti e più in generale questa regione.

Conclusione: i nostri lettori hanno ragione da vendere e gli chiediamo scusa. Cercheremo di stare più attenti la prossima volta. (rz)