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L’INTERVENTO. Il radicamento delle mafie e i funerali

L’INTERVENTO. Il radicamento delle mafie e i funerali

 fnrl  di FILIPPO VELTRI -

Manca nella valanga di commenti e polemiche sui funerali di Casamonica a Roma un elemento fondamentale per cercare di capire cosa davvero stia accadendo in questo nostro Paese sul terreno della legalità e del contrasto alle mafie. E manca non soltanto nei commentatori di professione ma, purtroppo, anche in importanti apparati dello Stato preposti alla lotta al crimine. Se infatti un fior di Prefetto come Franco Gabrielli sostiene, dopo tutto quello che è avvenuto a Roma, che Sicilia, Calabria e Campania hanno – testuale – ‘’un’altra storia in quanto a radicamento mafioso’’ c’e’ davvero da essere preoccupati.

Non perché questa affermazione in sé non abbia un suo significato storico ma perché ormai da alcuni anni, da molti anni, non e’ così e le mafie non e’ vero che hanno solo contaminato alcune zone dell’ Italia e dell’ Europa e del Mondo ma sono lì penetrate in maniera chiara e netta. Non rendersi conto che, ad esempio, la ‘ndrangheta non e’ vero che abbia semplicemente contaminato vaste zone del nostro Paese ma e’ radicata come e forse di più che in Calabria significa non essere in grado di contrastare efficacemente il fenomeno, in Calabria e altrove.

Un conto e’ dire che la testa resta sempre a Reggio ed un conto e’ semplificare le presenze, ad esempio, in Piemonte e in Lombardia come semplici propaggini. Ciò che -appunto- sta avvenendo a Roma da alcuni anni.

Lì – come l’inchiesta di Pignatone e Prestipino sta mostrando – non solo ci sono rapporti consolidati tra i settori del vecchio crimine capitolino e le vecchie e tradizionali mafie ma c’e’ purtroppo una cultura mafiosa in piena regola che e’ quasi diventata egemone e che determina scelte di apparati pubblici e politici, indirizza attività economiche, permea il tessuto sociale. Immaginate un po’ se quel po’ po’ di funerale fosse avvenuto a Reggio Calabria o a Napoli: si sarebbe dimesso anche il Papa! O almeno questo sarebbe stato invocato dai soliti soloni che hanno una visione della criminalità organizzata da anni ’60 e ’70. Il dramma e’ che anche in alcuni Palazzi romani non considerano quelle organizzazioni criminali come strutturate al pari di tutte le mafie e camorre che noi conosciamo e si baloccano in astruse distinzioni.

Neanche la provocazione agostana di Saviano sul fatto che ormai nemmeno le mafie sono rimaste al Sud vista la drammatica crisi economica svelata, per ultimo, dal rapporto Svimez é servita a svegliare la grande opinione pubblica nazionale sul fatto che a Roma come a Milano, a Torino come in Liguria, a Bologna come nel Veneto, a Reggio Emilia come in Umbria, hanno messo un vero e proprio radicamento tutte le mafie. E a nulla sono serviti i richiami di autorevoli studiosi come il prof. Rocco Sciarrone che ha dedicato un volume corposo - ‘’Mafie del Nord’’ (Donzelli) - proprio per denunciare come ‘’la presenza mafiosa in aree non tradizionali, ovvero diverse da quelle di genesi storica, non e’ recente ma per lungo tempo e’ stata sottovalutata e, non di rado, risolutamente negata’’.

Sciarrone spiega nel dettaglio, in quasi 400 pagine del libro che ha curato, come dal contagio si e’ passati all’invasione e da qui al trapianto. Ma questo fenomeno non ha, appunto, origini recenti ed e’ andato avanti nel silenzio più o meno connivente di ampi settori del mondo politico, sociale e persino culturale di quelle zone del centro e del Nord Italia, che hanno preferito non vedere e non capire, nascondendo la testa sotto la sabbia per ovvie ragioni di comodo e, alla fine, per autoassolversi. E’ evidente come il funerale di Casamonica apra ora una speranza, visto il clamore planetario che ha suscitato: le mafie hanno messo solide radici fuori dai confini soliti e per combatterle seriamente occorre solo prenderne atto. A Roma – tanto per restare nel caso in esame – le mafie esistono e non serve a niente far finta che siano solo pure escrescenze di fatti maturati altrove o roba di criminali da strapazzo. Hanno messo radici, solide radici ed e’ ora che tutti ne prendano atto.