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Gallico-Gambarie: ‘piccola’ opera ma grande chance di sviluppo

Gallico-Gambarie: ‘piccola’ opera ma grande chance di sviluppo

gallico-gambarie   DARIO MUSOLINO* -

La notizia della prossima apertura dei cantieri del III lotto della strada a scorrimento veloce Gallico-Gambarie è un’ottima notizia. Una ‘piccola’ opera potrebbe rappresentare una grande opera per la Vallata del Gallico, area montana sottoposta a un drammatico fenomeno di spopolamento ormai da diversi decenni, per Reggio e l’area dello Stretto, e per l’intera provincia, se realizzata e gestita bene, nei suoi effetti.

La Vallata del Gallico è un territorio strategico poiché cerniera tra una grande area urbana e l’Aspromonte, con la sua grande forza attrattiva legata all’ambiente, alla natura (il Parco dell’Aspromonte), e al turismo. Gli studi sullo spopolamento delle aree alpine affermano che i comuni montani che soffrono meno del declino demografico sono quelli più vicini, ovvero più accessibili ai grandi centri urbani (Torino, Milano, Verona, Brescia, Bergamo, ecc.), e in generale alla fascia urbana pedemontana.

La Vallata e i suoi centri abitati rispondono a questa caratteristica: è a ridosso del più grande centro urbano della Calabria, uno dei più grandi del meridione. Ha quindi sulla carta le potenzialità, una volta costruita la strada, di essere luogo di tutti gli impatti virtuosi derivanti dalla vicinanza all’area urbana reggina (e anche a quella messinese, posto che un giorno si realizzi veramente un’area integrata dello Stretto). Turismo, residenzialità immobiliare, edilizia, specifici settori produttivi legati al territorio (es. filiera del legno), beneficerebbero della accresciuta accessibilità contribuendo ad arrestare lo spopolamento, se non ad invertire il segno della dinamica demografica.

Guardando solo al turismo, va notato che Gambarie, risorsa turistica di spicco del Reggino e della regione è sotto-utilizzata. Registra annualmente tra le 15 e le 20mila presenze nelle attività ricettive locali, con picchi in luglio agosto, e in una certa misura nei mesi invernali. Numeri modesti se si pensa che località simili hanno ben altri movimenti turistici (Roccaraso, località montana del Sud, viaggia sulle 200mila presenze annue).

Questo nonostante rispetto al passato, l’offerta turistica della Vallata e di Gambarie sia stata sempre più arricchita dal Parco dell’Aspromonte, un attrattore che si rivolge a un segmento turistico in straordinaria crescita a livello nazionale e internazionale: il turismo verde.

Il sensibile miglioramento dell’accessibilità apportato dalla strada può essere quindi l’elemento scatenante, di rottura, che può dare sfogo a questa attrattività turistica inespressa, agevolando la fruizione del Parco Nazionale d’Aspromonte ai segmenti emergenti della domanda turistica, e facendo recuperare a Gambarie il ruolo di località montana privilegiata da reggini e messinesi, come nei primi decenni del suo sviluppo (anni ’60, ’70 e ‘80).

I benefici ricadrebbero oltre che a Reggio sull’area dello Stretto, nel momento in cui l’Aspromonte, con la strada, sarebbe cosi accessibile dalla città da poter essere quasi assimilabile a un parco peri-urbano raggiungibile in meno di mezzora, oltre ad essere un’area in cui potrebbero trovare sfogo in futuro nuove forme di residenzialità, di qualità.      

Ma perché l’opera abbia la possibilità di sprigionare i suoi effetti sul territorio urbano e montano, devono verificarsi alcune condizioni.

Innanzitutto, tempi di realizzazione brevi. L’opera deve essere realizzata nei tempi previsti, non accumulando i ritardi che caratterizzano spesso la realizzazione di opere infrastrutturali in Italia, e in particolare nel Sud. Oltre alla questione dei finanziamenti comunitari, ed oltre alle ovvie considerazioni in termini di economicità dell’investimento, la realizzazione in tempi ragionevoli avrebbe due implicazioni.

La Gallico-Gambarie pronta in un paio d’anni cadrebbe in concomitanza con l’avvio della città metropolitana, consentendo così di coinvolgere e inglobare, non solo formalmente e istituzionalmente, tutta la Vallata e Gambarie nel nuovo ciclo che l’area urbana di Reggio si avvia a vivere. La Vallata diventerebbe parte integrante di questo processo che potrebbe cambiare il volto di Reggio e dell’area dello Stretto.

Ancora: la rapidità inciderebbe sulle difficoltà demografiche di numerosi paesi della montagna reggina che registrano calo di residenze, bassissima natalità, età media molto elevata. Detto brutalmente: alcuni centri sono ormai sul punto di morire (penso a Podargoni, abitato d’inverno da circa venti persone, che rischia di diventare un borgo fantasma). Insomma, fare presto perché l’opportunità non arrivi troppo tardi per certe comunità.

Ai tempi brevi si ricollega infine anche la sicurezza dei cantieri. E’ evidente che determinante sarà la possibilità che i lavori si svolgano senza condizionamenti mafiosi che ritardano o bloccano i lavori soprattutto al Sud. L’applicazione del protocollo “Sciamano” a riguardo va certamente nella giusta direzione.

Altra condizione è la sostenibilità ambientale dell’opera. Tanto più il progetto sarà ambientalmente sostenibile, cioè attento a contenere gli impatti ambientali preservando il paesaggio, per esempio minimizzando il consumo di suolo, tanto più contribuirà a esaltare e valorizzare economicamente la Vallata, ossia i valori fondiari e immobiliari. Domanda: è già stato predisposto il progetto esecutivo? E come affronta i nodi cruciali delle rotonde, dell’attraversamento dei punti più tortuosi, dell’innesto alla provinciale per Gambarie? Appena disponibile verrà presentato al pubblico, diffuso, e ‘partecipato il più possibile alla cittadinanza e agli attori istituzionali e associativi?

Infine, bisogna accompagnare il progetto ad altre politiche per lo sviluppo della montagna. E’ un refrain che vale la pena ripetere: le infrastrutture sono una precondizione per lo sviluppo, ma non fanno lo sviluppo. La realizzazione dell’opera andrebbe accompagnata con azioni volte a rendere più appetibile, attrattiva e accogliente la Vallata, a vecchi e nuovi residenti, italiani e stranieri (si veda, per esempio, l’esperienza SPRAR), a turisti, a nuovi imprenditori, a nuovi soggetti privati e/o pubblici. Per esempio, cercando di mantenere servizi di base per la popolazione; potenziando l’accesso a tecnologie avanzate di telecomunicazione; favorendo il recupero e rinnovo del patrimonio edilizio esistente, coerentemente con la tipologia insediativa dei luoghi; preservando quindi i valori ambientali / paesaggistici, con limitazioni di nuove espansioni edilizie, e di nuovo consumo di suolo.

Un’opera del genere, se realizzata speditamente, in modo sostenibile (dal punto di vista economico, sociale ed ambientale) ed insieme ad una batteria di azioni che incrementino la vivibilità e l’attrattività della Vallata, può veramente costituire una grande chance per rilanciare una delle aree interne più pregiate di tutta la provincia reggina, e con essa tutta la montagna aspromontana, oltre che rafforzare e beneficiare più in generale la futura città metropolitana.    

*ricercatore Bocconi