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LA STORIA. Paola, una di noi

LA STORIA. Paola, una di noi

ngsc   di DANIELA MAZZEO -

Mentre la città si trascina nella sua storia, tra gli abitanti nascono e muoiono storie, fatti d’amore o tragedie, mentre noi come formichine impazzite non badiamo al dolore della porta accanto, che è invece ciò che può dare un senso alla vita e alla sua comprensione.

Paola ha da poco compiuto quarantadue anni. Il suo corpo tradisce il tempo trascorso e attraverso i segni impressi in ogni parte di pelle rimanda la sua età ad un tempo più longevo. Esperta nel fare l’equilibrista con se stessa si trova quasi come fosse sospesa nel vuoto a camminare su una fune, attenta a non precipitare sotto gli attacchi del vile destino. Una vita travagliata e difficile che le solca l’animo a tal punto da lasciare passare le verità più dolorose e inabissarla nel buio della sua arresa alla vita. Il dolore è senza dubbio più forte da sopportare quando la mente è troppo debole. La fragilità del suo essere trova appiglio nelle sue stesse debolezze. Sconfina negli eccessi che segnano i suoi limiti.

La morte dei genitori e la separazione dal marito succedono in un tempo troppo ravvicinato per reagire al vuoto delle assenze. Un crescendo di dolore che batte come un martello sul chiodo e fissa all’interno del corpo il punto nero del lutto. La sua vita si sgretola. Scende a patti con l’alcool. Spera di riuscire a dominarlo ma in realtà è già piegata alla forza della dipendenza. Si nasconde da se stessa e si chiude nella solitudine per cercare di ritrovarsi. Non finge di stare bene, ma non supplica aiuto. La sua presenza è assenza agli occhi degli altri. Barcolla tra la sobrietà e la debolezza. Inciampa tra i ricordi ancora a colori e cade nel tunnel dell’angoscia. Si guarda ma non si vede.

Soltanto da qualche mese riesce ad osservarsi. Il programma di recupero all’interno della comunità per tossicodipendenti è terminato. Ha vinto la sua battaglia ma ne ha perso un’altra forse quella che più le pesa come un macigno, che la continua a far barcollare come faceva con l’alcool che la rende esagitata come in piena crisi d’astinenza e perennemente infelice e insoddisfatta. Ha perso il senso della sua esistenza. Ha spento i sentimenti ed ha acceso la luce sui troppi perché e fugge dagli stessi assopendoli con il sonno indotto.

Paola adora i tramonti sullo stretto. Racconta che Reggio è la sua città perché le rievoca i ricordi dell’infanzia quelli a cui si aggrappa per ricordare a se stessa il sorriso.

Lontano dai giudizi che confondono, cerca il silenzio. Solitaria e sola trascina il suo corpo alla ricerca di un nuovo spazio tra i confini delle sue paure e i limiti delle sue certezze.

La speranza non muore. Aggrappata alla vita, ad un senso di sopravvivenza che non cede, e alla volontà di tornare ad amare, e a
liberarsi del vuoto e dell’Inferno, sempre in agguato, appollaiato sulla spalla di ciascuno, seducente e letale.