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FORTUGNO. Maria Grazia Laganà: Franco non è morto invano

FORTUGNO. Maria Grazia Laganà: Franco non è morto invano

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   ''C'è la stessa emozione, la stessa commozione, gli stessi ricordi che provocano giornate particolari, sono ancora ben presenti nella mia mente''. Così Maria Grazia Laganà ricorda il 16 ottobre 2005, quando il marito Franco Fortugno venne ucciso davanti al seggio delle primarie dell'Unione a Locri. Fu un episodio sconvolgente perché veniva assassinato brutalmente il vicepresidente del consiglio regionale della Calabria in quello che l'ex procuratore della Dna, oggi presidente del Senato, Pietro Grasso definì ''delitto politico-mafioso''.

Per quell'omicidio eccellente sono stati condannati all'ergastolo i mandanti e gli esecutori, Alessandro Marcianò e il figlio Giuseppe Marcianò, Salvatore Ritorto e Domenico Audino. Per il primo la Corte di Cassazione aveva rinviato il processo in Appello ma il nuovo processo ha confermato la sentenza di colpevolezza in via definitiva. Ogni anno Franco Fortugno viene ricordato in una manifestazione pubblica, quest'anno anticipata al primo ottobre con la presenza dell'ex presidente del Consiglio dei Ministri Romano Prodi. ''Io e i miei figli -dichiara Maria Grazia Laganà all'Adnkronos- siamo comunque sempre attivi per affermare che il sacrificio di Franco non sia stato completamente vano, ci impegniamo a commemorarlo e siamo molto presi a voler dare ogni anno un ricordo diverso ma sempre vivo a tutti gli amici e alle istituzioni. Questo a Franco noi lo dobbiamo''.

Molte volte la vedova Fortugno ha chiesto che venisse fatta chiarezza sull'omicidio del marito e che si scoprisse l'esistenza di un livello ancora occulto. Auspica che si continui a indagare qualora ''dovesse emergere la zona grigia, per sapere la verità fino in fondo'' ma ritiene che l'indagine svolta è stata accurata ed efficace considerando che la sentenza ha individuato i colpevoli. ''Ci riteniamo fortunati rispetto ad altre vittime di mafia che da anni ancora aspettano di avere giustizia'', afferma. Quanto ad altre situazioni ipotetiche, ''per riaprire un processo ci vogliono accuse concrete. Noi vogliamo che venga fatta giustizia, non ''una'' giustizia, vogliamo giustizia vera''.

Maria Grazia Laganà è stata deputata per il Partito democratico e il suo impegno, così come quello dei figli, non si ferma. ''Io ho continuato a fare politica -racconta - anche per non disperdere il patrimonio che aveva costruito mio marito, si può fare politica anche rimanendo disponibile con la propria professione e rimanendo vicino agli amici, non serve un incarico istituzionale. Noi questo continuiamo a farlo, essere disponibili come molti lo sono stati con noi''.

La vedova Fortugno è convinta che l'omicidio del marito sia servito in Calabria per smuovere le coscienze. All'indomani del delitto, migliaia di studenti scesero in piazza con un lenzuolo bianco e nacque il movimento ''Ammazzateci tutti''. Ancora però, avverte, ''si deve fare di più''. Laganà spiega: ''La crisi e altri fattori esterni hanno impedito che questo processo avesse l'accelerazione giusta. Ci sono ancora molti attentati ad amministratori, minacce a giornalisti ma si denuncia anche di più, c'è una maggiore percezione della presenza dello Stato". "Prima mi interessavo poco di casi giudiziari, poi la vita mi ha portato a farlo, però ricordo che prima non c'erano molti pentiti di 'ndrangheta ed è significativo che molti siano all'interno della stessa famiglia, in particolare le donne alle quali è costata anche la vita, penso a Lea Garofalo per esempio''

Maria Grazia Laganà pensa al futuro, il suo auspicio è ''tutto il bene possibile, e lo dico per tutti, per la Calabria e per quei giovani che cominciano ad essere non più tanto giovani cioè quelli che a 25-30 anni non riescono a trovare collocazione nel mondo del lavoro e non vogliono lasciare questa regione. Io dico che non devono lasciarla perché se vanno via la Calabria rischia di essere abbandonata a se stessa''. L'ideale, sostiene, sarebbe dare l'opportunità ai giovani di lavorare ''in un mondo sempre più globale'' rimanendo però nella propria terra. Un'ultima battuta sulle politiche nazionali: ''C'era bisogno di riforme, altrimenti non si esce più da un'Italia che da anni era impantanata. Non tutto può essere perfetto ma può essere perfettibile, l'importante è cominciare. Diamo il tempo per realizzarle e solo dopo potremo dire se vanno bene o possono essere migliorate'' (fonte adnk)