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ANAS. Dama Nera, il lato calabrese della corruzione in cui fa capolino la ‘NDR (tutti i dettagli)

ANAS. Dama Nera, il lato calabrese della corruzione in cui fa capolino la ‘NDR (tutti i dettagli)

anas   di REDCAL -

"...Se viaggi da solo non fai niente... chi ha cercato di viaggiare da solo, poi l'hanno azzoppato perché, poi, alla fine, non ti riconoscono più...". Minacciosi e suadenti gli avvertimenti telefonici che i componenti di quello che nelle carte dei magistrati viene definito “un vero e proprio 'sistema' criminogeno, specializzato e consolidato da anni” – in pratica il flusso di corruzione in Anas – rivolgevano agli imprenditori chiedendogli la “mazzetta”.

L’operazione 'Dama Nera' è scattata oggi alle prime ore dell`alba: circa 300 finanzieri di Roma hanno eseguito 10 ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip del Tribunale di Roma, contro 5 dirigenti e funzionari di Direzione Generale di Roma dell'Anas, 3 imprenditori, titolari di aziende appaltatrici, un avvocato e un politico, già sottosegretario del Ministero delle Infrastrutture e presidente della Regione Calabria alla fine degli anni `90, Luigi Meduri. Oltre 90 le perquisizioni effettuate in Lazio, Calabria, Puglia, Campania, Sicilia, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Umbria, Piemonte, Veneto e Abruzzo, con il supporto anche dei Nuclei di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza alle sedi di Bari, Arezzo, Catanzaro, Catania, Gorizia, Cosenza, Padova, Messina, Siracusa, Udine, Torino, Vercelli e Venezia.

A leggere l’elenco di regioni e città coinvolte, se le indagini verranno confermate dai tribunali, emerge il dato tragico dell’Italia: una corruzione antica, diffusa, in continua crescita.

Non a caso sono 31 gli indagati coinvolti in quella che, per la procura, è una vera e propria cellula criminale, costituita da dirigenti e funzionari "corrotti" di Anas che, abusando dei propri poteri, sono riusciti ad ottenere utilità e provviste corruttive da imprenditori, titolari di società di rilievo nazionale, in alcuni casi con l`intervento di un "colletto bianco" (un avvocato di Catanzaro).

I reati contestati sono quelli classici in questi casi: associazione per delinquere, corruzione per l`esercizio della funzione e per atto contrario ai doveri d`ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilità e voto di scambio. Una parte consistente dell’indagine coinvolge personaggi e luoghi che hanno a che fare con la Calabria.

Al centro dell’indagine la 'Dama Nera', Antonella Accroglianò, dirigente responsabile del coordinamento tecnico amministrativo di Anas, vero e proprio deus ex machina all`interno del sodalizio criminoso, che ha visto la fattiva compartecipazione di ulteriori dirigenti dell`azienda pubblica, come Oreste De Grossi (dirigente responsabile del servizio incarichi tecnici della condirezione generale tecnica), Sergio Serafino Lagrotteria (dirigente area progettazione e nuove costruzioni) nonché di funzionari "di rango minore", come Giovanni Parlato e Antonino Ferrante, tutti oggi destinatari di provvedimento restrittivo.

Sul punto “assolutamente evidenti ed inequivocabili gli immorali principi che ispirano la donna nello svolgimento del suo incarico dirigenziale: tanto da offrire, in un esplicito do ut des, il suo sostegno ad un altro dipendente Anas ovvero a far intendere, ai sodali Parlato e Ferrante i suoi illeciti propositi ("speriamo di tenerci forte come abbiamo fatto fino ad adesso...e di fare tutti un saltino in avanti per poterci aiutare... perché quello è poi lo scopo.. capito? che chi.. io sono stata abituata in questo modo.. chi cresce, chi fa un salto in avanti, si porta gli altri dietro.. questa è la scuola"), soprattutto in relazione al recente cambio del top management di Anas, la cui nomina sembra creare tensioni nel meccanismo collaudato. I magistrati hanno infatti avvertito (lo ha dichiarato direttamente il procuratore di Roma, Pignatone) che le indagini non c’entrano nulla coi nuovi dirigenti nominati nel dopo Ciucci che sono anzi parte lesa.

La condotta illecita guidata dalla Dama Nera, nata in Sicilia (Cefalù) ma di famiglia di origini calabresi (del rossanese) si sarebbe concretizzata nello sblocco di contenziosi in essere con l`Anas, nella velocizzazione delle pratiche inerenti i relativi pagamenti, nella disapplicazione di penali ed, ancora, nel favorire l`ottenimento di fondi illecitamente maggiorati. In altri termini, per gli investigatori un gruppo di dipendenti pubblici si occupavano esclusivamente di curare e favorire l`interesse particolare di imprenditori con cui, per ragioni d`ufficio, si interfacciavano, a completo discapito dell`interesse generale, riguardante la corretta edificazione di opere pubbliche strategiche per la collettività.

Coinvolto nell`illecito rapporto si sarebbe trovato Luigi Meduri, arrestato oggi (ai domiciliari), già presidente della Regione Calabria, dal gennaio 1999 all`aprile 2000, deputato nella XIV legislatura (Margherita Ulivo) e, dal maggio 2006 al maggio 2008, sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture del Governo Prodi. Meduri è accusato perché avrebbe sostenuto e mediato con la Dama Nera richieste (illecite) di imprenditori e per aver chiesto in cambio alla Dama Nera l`assunzione e/o la riconferma dell`impiego in Anas di due geometri “di suo diretto interesse”.

Consistente la parte calabrese dell’indagine e non solo perché alcuni degli imprenditori indagati sono di origine calabrese.

Uno degli episodi corruttivi accertati – sempre secondo l’accusa - sarebbe l`esproprio di un terreno da parte di Anas spa, in relazione al quale sarebbe stata documentata la corresponsione di una provvista corruttiva, per un importo pari a 50.000 euro. Secondo l’accusa nell’operazione sarebbe coinvolto l’avvocato catanzarese “Eugenio Battaglia, destinatario di provvedimento restrittivo ai domiciliari, per conto dei proprietari del cespite, identificati nei fratelli Giuseppe e Saverio Silvagni, anch`essi di origini calabresi ma da tempo dimoranti a Roma, destinatari di avviso di garanzia”.

Sempre nel corso delle indagini, è stato individuato un gravissimo episodio – dice l’ordinanza -: “assolutamente esplicativo dello spessore criminale della dirigente pubblica Accroglianò. È stato rilevato, infatti, come quest`ultima avesse consigliato ai titolari di un`azienda, aggiudicataria di un appalto pubblico in Calabria, di subappaltare alcune opere a ditte facenti capo ad imprenditori già noti alle cronache giudiziarie per contiguità alla criminalità organizzata di stampo `ndranghetista, i quali avrebbero garantito la necessaria sicurezza in un territorio ad alta densità mafiosa”.

La donna, nei rapporti corruttivi con la De Sanctis spa in ordine alla realizzazione di opere pubbliche nel comune di Palizzi (RC), “non solo ha richiesto l`assunzione di operai/geometri, ma ha esercitato inequivoche pressioni affinché la fornitura del calcestruzzo ovvero il movimento terra - attività notoriamente di interesse quasi esclusivo delle cosche di `ndrangheta in quei territori - venisse affidato a persona di fiducia della Accroglianò stessa, che avrebbe così garantito la sicurezza del cantiere da interventi o pressioni di gruppi criminali egemoni nella zona di competenza. Da ultimo, ad aggravare ulteriormente il già fosco quadro indiziario, è emerso un chiaro episodio di voto di scambio, concernente la promessa di assunzione lavorativa in Anas S.p.a. ovvero in società collegate, effettuata dalla Accroglianò in favore di un soggetto calabrese, in cambio del sostegno elettorale fornito al fratello, candidato (non eletto) alle elezioni regionali in Calabria dello scorso novembre 2014 (nella lista cosentina dell’Udc, ndr)”.