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In difesa di Gigi Meduri (contro l’Anas)

In difesa di Gigi Meduri (contro l’Anas)

gigi meduri   di ALDO VARANO -

UNO. Dell’onorevole Luigi “Gigi” Meduri ho già scritto 25 anni fa quando era un politico potente e in ascesa. In un libro, pensato insieme ad Agatino Licandro, su vicende (dalle quali peraltro alla fine Meduri uscì interamente pulito) che lacerarono la città. Non gli fece piacere a Gigi. Quelle vicende (e il libro) gli rallentarono la carriera facendolo sorpassare da altri Dc forse più modesti di lui. Nell’ultimo quarto di secolo non me lo ha mai ricordato. Eppure le occasioni non mancarono.

Ne ricordo una soltanto. Un pranzo a Scilla da Baiss alla fine di un convegno sulla sanità. A tavola, suoi ospiti: la signora Rosy Bindi, allora ministra della sanità; la mia amica Livia Turco, che ministra della sanità era già stata e faceva parte del Governo; il mio amico Franco Fortugno, la signora Maria Grazia Laganà, sua moglie. Due ore d’incanto. Franco sprizzava gioia potendosi confrontare alla pari con le due signore più importanti d’Italia sulle sue passioni sanitarie. Era rilassato, carico di curiosità e progetti. Si capiva che era nel momento magico della vita. In più, le battute divertenti e taglienti tra ex del Pci (Livia ed io) ed ex Dc (tutti gli altri). Ho un ricordo tenero di quella giornata dentro l’incantesimo dei colori autunno-invernali di Marina Grande.

DUE. Quand’è scoppiato lo scandalo Anas questo giornale, a garanzia dei propri lettori, non ha espresso giudizi. In attesa di poter avere e studiare le carte della giustizia ha dato tutte le notizie attingendo dalle più accreditare agenzie di stampa del paese.

Ora, che ho letto e riletto le 110 cartelle dei giudici che raccontano il verminaio dell’Anas, mi trovo nell’imbarazzante situazione (pur avendo un sacrale rispetto per il lavoro dei magistrati che tutti hanno il diritto di criticare e non condividere nei singoli atti) di non aver capito perché Meduri è stato arrestato. Nell’ordinanza ogni volta che compaiono i quattrini Meduri non c’è. Neanche al magistrato viene in mente di accusarlo per i soldi. Lo accusano di aver premuto sugli imprenditori perché pagassero la Dama Nera, al secolo la signora Antonella Accroglianò vertice apicale Anas, e quelli che l’ordinanza definisce i suoi sodali. Ma tra le carte che ricostruiscono i fatti in modo puntiglioso fornendo tutti i riscontri, per Meduri non se ne cerca nessuno. E’ la Dama Nera a dire ai suoi sodali di averlo fatto intervenire perché gli imprenditori pagassero. Lo fa in un contesto in cui si vanta coi complici di aver avuto un ruolo decisivo - lei, non loro – per arraffare la “riserva corruttiva”, cioè i quattrini. A parte il fatto che, fin qui, gli imprenditori hanno smentito, resta che il racconto della Dama Nera non poggia mai su alcun riscontro a parte le sue parole e la sua vanteria di essere stata decisiva per recuperare il bottino. Curiosamente, la linearità potente e convincente della ricostruzione di tutti gli episodi a sostegno delle accuse verso gli imputati sparisce quando nel mezzo c’è Meduri.

Si sostiene che in cambio del suo interesse a mediare, proteggere e alimentare il turbinio di reati e cifre astronomiche l’ex parlamentare Reggino avrebbe preteso dalla Dama Nera l’assunzione all’Anas di due geometri suoi protetti. A parte la sottintesa accusa di imbecillità contro Meduri che si sarebbe accontentato, non di un’assunzione ma di un banale rinnovo contrattuale per i suoi giovani protetti geometri mentre gli altri folleggiavano con flussi di danaro da capogiro, le perplessità si moltiplicano quando si passa ai particolari perché si scopre che la Dama Nera dice a Meduri che il problema dei due non esiste perché, spiega la signora: “quelli stanno a posto… quelli stanno a posto tutti quanti … da due mesi circa…”. E poi: “… sono stati riconfermati … abbiamo altri guai per altri … che non sono i tuoi…” (pag 80 dell’ordinanza). Insomma, il pagamento del lavoro sporco di Meduri sarebbe l’insieme di informazioni non riservate connesse (di nient’altro si tratta) a una vicenda collettiva di dipendenti precari e di fascia bassa dell’Anas.

Curiosa poi la vicenda dell’impegno di Meduri a garantire un posto importante di sottogoverno al fratello della Accroglianò malamente trombato alle elezioni regionali in Calabria. La ricostruzione delle carte è chiara. Meduri spiega alla Dama Nera che le possibilità del fratello di avere una collocazione di potere in Calabria sono subordinate ad un’alleanza tra il Ncd e il Csx, che in Calabria ha vinto le elezioni. Argomenta (chè di questo si tratta) Meduri: “Primo… Se c’è l’accordo politico tra il Csx ed NCD in Calabria c’è un percorso da fare per le nomine successive … che è politico… Se non fanno l’accordo … si deve fare un altro tipo di discorso…”. E ancora: “Questa settimana si saprà perché loro (il Ncd, ndr) stanno premendo su Guerini … Alfano e Guerini ancora non hanno fatto (l’accordo Csx-Ncd, ndr)…” E quindi: “a idee chiare ci incontriamo io tu e tuo fratello” (pag 79). Insomma non c’è nessuna promessa ma solo una spiegazione, una lezione pedagogica di un uomo che padroneggia i segreti del potere della politica. Di più: Meduri nei fatti si chiama fuori con un argomento strutturale che gli impedisce di esaudire la richiesta della Dama Nera. Se la prebenda per Galdino, il fratello trombato della Accroglianò, avverte e spiega Meduri, dipende da un’alleanza tra Ncd e Csx io non ci posso far niente. Infatti, la probabilità che Meduri possa aiutare il parto di un’alleanza tra Csx e Ncd in Calabria è inferiore allo zero tagliato.

Il magistrato ha interpretato in un altro modo i fatti. Ma sulla lettura qui proposta c’è un riscontro potente e oggettivo fornito dalla Dama Nera che avendo capito benissimo come stanno le cose confida a Meduri: “io mò il nominativo l’ho dato … il… tutte quelle cose le ho date a Cesa, Gigi”. Cesa è il leader dell’Udc il partito alleato (quasi fuso) col Ncd. L’Accroglianò assorbita la lezione politica di Meduri s’è data da fare per procurare un altro protettore al fratello. Meduri può spiegare il contesto, ma per la sistemazione di Galdino non può far nulla.

E’ assolutamente legittimo esprimere giudizi e pareri morali i più differenti sul quadro che emerge dalle carte dei magistrati e sui comportamenti di tutti gli attori in scena. Ma la società diventa barbarie se non si tiene conto di quanto recentemente è stato sostenuto da un giurista (già magistrato) di grande esperienza : “Esiste un confine invalicabile tra giudizio morale e giudizio penale … I tempi dei processi staliniani, dove si cercava qualsiasi dato anche penalmente irrilevante, per infangare l’accusato, non devono tornare neppure con mascheramenti moderni”.

TRE. Lo riconosco. La mia difesa di Meduri è strumentale, uno strumento per dire dell’Anas. E’ noto che non sono un suo estimatore. Non mi sono sorpreso per il clima di ruberie al suo interno. L’Anas del presidente Ciucci, che curiosamente per oltre un decennio non si sarebbe accorto di nulla mentre nelle stanze accanto alla sua si lavorava alacremente a vaste ladrerie, mi ha intimidito anni fa annunciando una querela dopo la pubblicazione di un mio reportage sull’A3 sulla Stampa di Torino. Naturalmente, fatto il comunicato e salvata la faccia, all’Anas si sono ben guardati dal fare la denuncia: meglio non correre rischi. E quando Ciucci nell’aula del parlamento europeo ha polemizzato coi giudizi del New York Times sull’A3 ha in realtà pesantemente polemizzato con le dichiarazioni da me rilasciate, e riportate tra virgolette, dal quotidiano americano.

Io sono convinto che l’Anas sia uno dei grandi responsabili del degrado calabrese. E’ stata l’Anas a imprigionare la nostra regione tra le sbarre carcerarie e sanguinarie dei lavori interminabili dell’A3 e della 106 che continua a seminare decine e decine di morti lungo l’orlo orientale della Calabria. Ed è per colpa dei lavori dell’A3, finalizzati alla costruzione di una mulattiera di lusso e non certo di un’autostrada all’altezza del nostro presente storico, che siamo diventati una delle regioni meno accessibili dell’Europa. E anche la più sputtanata, condizione che ha un peso rilevante nella distribuzione delle risorse e nella penalizzazione della Calabria.

Ecco, aver ficcato Meduri in quell’indagine se ne ha garantito il clamore e l’impatto mediatico con la conquista delle prime pagine dei giornali, ha finito col mettere in ombra – qui la radice della mia ribellione – il fatto che tra i maggiori vertici dell’Anas c’è molto più marcio che in Danimarca. Se invece che su Meduri si fosse insistito sulla realtà dell’Anas si sarebbe dato un contributo al presidente Armani nella complessa operazione di pulizia per recuperare lo spessore antico ed alto dell’Anas. E non ho mai capito perché negli ultimi decenni i Governatori della Calabria, anziché scodinzolare dietro Ciucci sempre in missione spot, non si siano incatenati sull’A3 e sulla 106 chiedendo che questa parte del paese non venga più utilizzata per gli affari sporchi.