Direttore: Aldo Varano    

Sebastiano il pasticciere, i ragazzi calabresi e la politica che non c’è

Sebastiano il pasticciere, i ragazzi calabresi e la politica che non c’è

sebastiano caridi   di FILIPPO AMBROGGIO

- Non amo la televisione o, meglio, non amo i contenuti di quasi tutti programmi che la televisione “in chiaro” offre ai telespettatori. Però sono riconoscente a queste trasmissioni perché riescono a darmi un effetto rilassante e distensivo di grande efficacia. La mia capacità di resistenza alla visione di tali programmi raramente supera i dieci minuti dopodiché crollo in un sonno profondo.

L’altra sera, però, rientrato a casa verso le 22.30, sono rimasto ben sveglio a guardare fino alla fine l’ultima puntata del format (adesso si dice così) di Rai2 “Il più grande pasticciere d’Italia” in quanto, nei giorni precedenti, avevo visto sui social che in gara c’era un giovane reggino, Sebastiano Caridi.

Com’è andata a finire lo sappiamo tutti: Sebastiano, con la torta “Rivelazioni”, ha vinto la finale assurgendo agli onori della cronaca.

Il giorno dopo - tra i politici, reggini e non - c’è stato tutto un rincorrersi a chi arrivava primo a fare i complimenti al neo vincitore. Senatori, deputati, presidenti, assessori e consiglieri.

E’iniziato il loro sport preferito: il salto sul carro dei vincitori.

Tutti a vergare il più originale dei comunicati stampa, la più esemplare delle dichiarazioni, il più roboante degli annunci, il più figo degli hashtag.

E tutti a dire che Sebastiano è il vanto della città di Reggio, è l’orgoglio della provincia intera, che la vittoria di Sebastiano è la vittoria della Calabria tutta e avanti così, come in un crescendo rossiniano.

Adesso, è facile predire che i politici suddetti faranno a gara a premiarlo con santantonini, sanpasqualini, sanfranceschini (tutti d’oro) per proseguire poi con bergamotti, limoni, aranci e mandarini, anch’essi d’oro e per finire con mestoli, pentolini e cucchiai sia d’oro che d’argento.

E, sempre per i signori politici, Sebastiano Caridi, che prima era conosciuto e (giustamente) apprezzato solo da chi lo conosceva veramente cioè dai suoi familiari, dai suoi amici e dai suoi colleghi, a sentir loro (i politici) dovrebbe diventare quanto meno Patrimonio dell’Umanità.

Ora però è doverosa una riflessione. I signori politici - che, come detto, sono campionissimi nel salto sul carro del vincitore - come mai non meditano sul perché Sebastiano Caridi è andato via da Reggio? Perché non ha trovato spazio nella sua città che pur vanta antiche e rinomatissime tradizioni di pasticceria artigiana? Perché ha dovuto seguire corsi di pasticceria in Nord Italia? Perché non ci sono corsi di questo livello in Calabria considerata soprattutto l’enorme mole di denaro che la Regione spende in formazione?

Qui, però, il discorso diventa più ampio.

Ogni anno va via dalla Calabria un fiume di giovani.

Mancanza di occupazione, lavoro in nero, sfruttamento sul lavoro. Queste sono le tragedie e i drammi che colpiscono le ragazze e i ragazzi calabresi. Gli ultimi dati parlano di oltre 360mila calabresi iscritti all’Anagrafe degli italiani all’estero.

Come se tutti gli abitanti di Reggio, Catanzaro, Crotone e Vibo fossero andati via dall’Italia.

E questo dato è ancor più drammatico se si considera che in questa classificazione non vengono inseriti i dati riguardanti i giovani che si sono trasferiti in altre regioni d’Italia. Un esodo di proporzioni bibliche. Altro dato sui cui riflettere. La maggior parte dei giovani emigrati fa parte dei cosiddetti “cervelli in fuga” sui quali si potrebbero scrivere volumi di dimensioni enciclopediche.

Cosa hanno fatto o cosa fanno le istituzioni per evitare questa diaspora?

Quali sono le risposte che queste danno alle domande che migliaia di giovani, come Sebastiano, ogni anno vanno via perché in Calabria di soluzioni ai loro problemi non ne vedono?

Non si abbandona a cuor leggero la propria terra e la propria famiglia.

Lo si fa solo se si è costretti e non ci sono alternative.

La Calabria, evidentemente, non è in grado di dare un riscontro ai sacrifici che questi giovani (e le loro famiglie) hanno affrontato per raggiungere - spessissimo - una formazione a livello universitario.

E di tutto ciò qualcuno ne ha responsabilità e questo qualcuno è la classe dirigente di questa Regione.

In primis, la casta politica.

Certo, per i politici, è più facile dare fondi e contributi per la “Sagra del Fagiolo Pappalone”, per la “Festa della Crespella c’à Lìcia e cu Pumadoru Siccu” o per il “Revival della Canzone Neocalabrese”.

Costa meno fatica e rende molto di più in termini di immagine e relazioni e, conseguentemente, di voti.

Programmare e spendere bene i fondi (soprattutto europei) in maniera che ci sia una vera ricaduta sul territorio, misurata in percentuali positive di crescita ed occupazione, lo si può fare solo se si hanno volontà e impegno, tenacia ed intelligenza, capacità e competenza.

Qualità e pregi che invece spesso latitano nei palazzi del potere.