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REGGIO. I Pm al Gip: processo immediato per De Gaetano e Fedele

REGGIO. I Pm al Gip: processo immediato per De Gaetano e Fedele
de gaetano fedele 1   di CONSOLATO MINNITI
Ci sarebbe l’evidenza della prova. Per questa ragione i pubblici ministeri della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, Gaetano Paci e Matteo Centini, hanno chiesto il giudizio immediato nei confronti degli ex assessori regionali Luigi Fedele e Nino De Gaetano, indagati per la gestione dei rimborsi dei gruppi di palazzo Campanella.  

Un passaggio fondamentale per entrambi i politici, visto che la Procura ritiene le loro posizioni sicuramente diverse da quelle di altri soggetti coinvolti. Cosa succederà adesso? Dovrà esprimersi il giudice per le indagini preliminari, che deciderà se accogliere la richiesta di giudizio immediato e, quindi, concordare con i pm, o se invece far passare De Gaetano e Fedele dall’udienza preliminare. Resta impregiudicato, ad ogni modo, per gli indagati, la possibilità di scegliere il rito abbreviato o ordinario.

 

Del resto, le contestazioni fatte dai magistrati ai due politici sono state piuttosto pesanti.

 

Secondo quanto ricostruito dagli uomini della Guardia di Finanza, De Gaetano avrebbe gestito con troppa disinvoltura i conti del suo gruppo di appartenenza della “Federazione della Sinitra”. Poi con l’approdo a “Progetto democratico” prima e “Pd” poi, le cose non sarebbero cambiate di molto. Negli anni presi in esame dall’inchiesta, infatti, le somme indebitamente ottenute sarebbero state di oltre 410mila euro in totale. Sulle discrasie esistenti nella contabilità del gruppo, il gip ha osservato come «piuttosto evidente che l’unico scopo perseguito da De Gaetano era far tornare i conti tra entrate ed uscite, in modo da pareggiare le prime con le seconde e non dichiarare residui di cassa, che avrebbe dovuto restituire essendo sciolto il Gruppo». Poi una valutazione ancora più pesante: «A tale proposito – scrive il gip – il dato delle uscite dichiarate al Consiglio (172.083,31) risulta assolutamente sproporzionato rispetto a quello delle uscite reali documentate pari a soli 85.361,21 euro. Ciò permetteva a De Gaetano di accumulare un cospicuo fondo nero, che peraltro non lasciava in giacenza sul conto corrente, ma prelevava in contanti (che risulteranno assolutamente non giustificati)».

 

Sul conto dell’ex assessore, però, vi è anche un altro dato: oltre ad un utilizzo piuttosto disinvolto del bancomat, come visto, ci sarebbero anche delle false fatturazioni con riferimento alla Litografia Az per svariate decine di migliaia di euro. Risultato? Un quadro piuttosto deprimente, che il gip non esita a definire come «gestione connotata da gravi abusi contrari a quei canoni di correttezza ed etica pubblica che dovrebbero ispirare il comportamento di un uomo delle istituzioni che amministra denaro pubblico».

 

Non meno complessa la posizione di Fedele, per il quale vi sono contestazioni circa l’utilizzo di denaro per viaggi in hotel di lusso con la propria collaboratrice, in contesti che gli inquirenti hanno definito di «natura sentimentale e non certo lavorativa». Pasti costosi anche nel ristorante di proprietà del figlio, nonché cornici, penne da centinaia di euro, cambi gomme, ricariche, fiori, un regalo di nozze da 560 euro. Ma anche soggiorni a Lugano, Montecarlo, Londra e New York.

 

Ora bisognerà attendere la decisione del gip. Poi si capirà quale destino giudiziario attenderà Fedele e De Gaetano.