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Duisburg, Teresa Strangio, Il saltozoppo

Duisburg, Teresa Strangio, Il saltozoppo

 strage-di-duisburg  di ALDO VARANO

- Le dichiarazioni rilasciate alla Rai dalla signora Teresa Strangio, madre di Francesco Giorgi, 17 anni, e sorella di Sebastiano Strangio, 39, entrambi uccisi nella strage di Duisburg, sono un gesto dirompente, inedito e di rottura rispetto alla tradizione terribile delle guerre di mafia e delle faide di sangue calabresi.

Teresa Strangio ha scandito: “Perdono gli assassini di mio figlio e di mio fratello. L'odio porta soltanto altro odio”. Non è facile nella nostra terra parlare così. Comunque, non era mai accaduto.

Le donne, da sempre, sono state in Calabria le vestali che hanno tenuto acceso il fuoco della vendetta alimentando l’obiettivo e il sogno dello sterminio totale dei nemici con cui i loro uomini erano in guerra, spesso per motivi di cui nessuno aveva più memoria con precisione. Una vecchia matrona dei Facchineri, in guerra a Cittanova contro i Raso-Albanese, alla quale il prete della sua parrocchia aveva chiesto, a lei vecchia e con tanti dolori violenti alle spalle, un gesto misericordioso per evitare lo spargimento di altro sangue e trovare la pace, rispose che lei la pace l’avrebbe trovata soltanto quando dei suoi nemici fossero state sterminate anche le galline che custodivano nel pollaio.

Che questo ruolo tanto antico quanto impietoso delle donne fosse in realtà il mandato di padri, fratelli e mariti in una società densa di subalternità interne alla famiglia e tra i sessi, è sospetto più che legittimo non fosse altro perché mandato violentemente contro natura rispetto alla naturale capacità delle donne di dare la vita.

La Calabria, comunque, ha una storia antica di violenza, che solo recentemente s’è incontrata con la ‘ndrangheta, che ha spaccato le comunità e i territori rendendo problematiche cooperazioni e solidarietà.

Ancora nella trasposizione filmica di Anime Nere, tratto dallo straordinario romanzo di Gioacchino Criaco, è la vecchia madre dei tre fratelli che mentre veglia il corpo ancora caldo del figlio appena ammazzato, mormora e chiede con voce lamentosa, quasi come atto dovuto, la vendetta: “L’hanno lasciato solo” sussurra come a incitare i sopravvissuti alla guerra per placare con altro sangue un dolore privo di limiti e di pudore. Eppure Anime nere è un film moderno, il cui copione, alla cui stesura ha partecipato lo stesso Criaco, è dentro il nostro presente contemporaneo, parte della nostra modernità.

Teresa Strangio ha motivato con parole semplici la sua scelta: "Il perdono ha rappresentato la speranza per la mia e per le altre famiglie coinvolte in questa vicenda. Il rancore e la vendetta alimentano soltanto se stessi. E' per questo che nascono e si sviluppano le faide ed il rischio è che ci vadano di mezzo gli innocenti. Per maturare il mio perdono mi ha aiutato la fede in Gesù Cristo. Ed il perdono è una grazia sia per chi lo dà che per chi lo riceve”.

In Calabria spesso le cose non sono come appaiono. Bisognerà attendere il tempo della verifica per affermare la bellezza delle considerazioni di Teresa Strangio ed avere la certezza che le sue sono parole oneste e leali, un atto d’amore verso tutti quelli con cui condivide una comune radice umana, e non il trucco per disarmare il nemico per colpirlo meglio.

Ma le sue parole sono credibili. E’ credibile – anzi, è l’unica possibilità reale - che ad una faida ponga fine, con un gesto così irrispettoso e anomalo, la fragilità addolorata di una donna a cui hanno ucciso la vita che ha dato invece della determinatezza maschia di un donchissachì.

Basta rileggere Il saltozoppo* di Criaco e approfondire la trama dei sentimenti delicati e pacifici che con un ricamo ininterrotto sulle ragioni della vita e dell’amore impegnano le donne della Calabria, per capire l’infondatezza della morte della pietà e della speranza.

Il saltozoppo, rivela una carica predittiva straordinaria affidando alle donne e a loro soltanto la costruzione di una società senza violenza. Quella storia di una spirale di violenza interrotta da una donna (che le rappresenta tutte): sembra anticipare e suggerire a Teresa Strangio le parole del perdono come grazia per chi lo dà e chi lo riceve.

Gli scrittori non sono indovini, ma hanno una sensibilità che spesso supera di getto sforzi e capacità analitici. Nel racconto di Criaco, come riassume il risvolto della quarta di copertina, lui, Julien è tutt’altro che sopito e si muove “come un lupo seguendo i sentieri della vendetta” che si snoda da generazioni; ma lei, Agnese, è portatrice “di una regola ancora più antica che solo le donne conoscono”: il loro racconto, che è quello dell’amore e del perdono, è l’unico antidoto in grado di cambiare le storie violente degli uomini.

E noi speriamo, dobbiamo e vogliamo credere, sia vero: per la Calabria e per Teresa Strangio.

*Gioacchino Criaco, Il saltozoppo, Feltrinelli, ottobre 2015, 14 euro.