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L’ANALISI. Nord, Sud, l'altro

L’ANALISI. Nord, Sud, l'altro

migranti    di MARIADORA VARANO

 - C'è del marcio in Danimarca, e non solo. In questi giorni il Parlamento danese ha approvato il 'Jewellery Act', la contestata legge che consente di confiscare d'ufficio ai migranti richiedenti asilo beni d'importo superiore ad un migliaio d'euro (ad esclusione di beni dal 'valore affettivo speciale', come le fedi matrimoniali), per finanziare l'accoglienza. Ancora, dalla Svezia arriva a gran voce la notizia di un programma di espulsione di circa ottantamila persone che nel 2015 non hanno ottenuto lo status di rifugiati. Saranno impacchettati e rispediti al mittente, a bordo di appositi charter. Le 'operazioni' si concluderanno entro un paio d'anni. Della loro sorte, si potrà solo immaginare.

Due notizie che evocano una storia di confische e deportazioni che si è già consumata nel cuore del Vecchio Continente. Che richiamano un'ancestrale paura dell'alterità e l'assoluta incapacità di riflettere su quello che sta accadendo alle porte, e ormai, dentro le nostre case. Due notizie che, al fondo, puzzano di xenofobia. Ma come? Proprio dalla civilissima Europa del nord?

Facciamo ordine. Per spiegare l'inspiegabile sarà il caso di scomodare Wacquant, il sociologo francese che ha studiato il paradigma della 'tolleranza zero': il neoliberismo spinge masse di diseredati ai margini della vita sociale, e impedisce al welfare di funzionare. Le politiche repressive sostituiscono allora quelle integrative, e le carceri funzionano da cuscinetto sociale.

Applichiamo ora agli sbarchi e rileggiamo le notizie che arrivano da nord. Se non possiamo integrarli, questi migranti, escludiamoli, ghettizziamoli, incarceriamoli. Nella nuova formula: respingiamoli. Respingiamo anche la loro cultura. Teniamoci solo ciò che ci serve: i loro iphone, anelli, orologi. E mandiamo indietro la loro umanità sconosciuta.

Ma la domanda è: davvero tutto questo ci salverà? O rischiamo di aggravare il conflitto tra un nord e un sud ideale del mondo da cui saremo ben presto travolti? Allora occorre ripensare ancora una volta il paradigma miope e vetusto degli Stati-nazione. Occorre essere coraggiosi e lungimiranti, e filtrare le paure che provengono dalle fette meno illuminate degli elettorati europei. Occorre puntare sull'accoglienza, ma anche sulla pace e sulla redistribuzione della ricchezza nel mondo. Occorre ripensare i modelli economici che ci stanno scoppiando addosso, le politiche di liberismo sfrenato diffuse su scala globale che producono iniquità, guerre, migrazioni di massa.

I paesi scandinavi sostengono costi elevati per i loro sistemi di welfare interno, è vero. Ma le politiche di espulsione non potranno che essere misure effimere e inefficaci nel lungo periodo.

Intanto uno spettro s'aggira per l'Europa, e ci si chiede se non sia lo spettro dell'ignoranza.