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Gulotta, innocente in galera, denuncia il ritardo del risarcimento per avergli rubato la vita

Gulotta, innocente in galera, denuncia il ritardo del risarcimento per avergli rubato la vita

gulotta   di SIMONA MUSCO

- «Questo ritardo ritengo sia ulteriore tortura nei miei confronti». Quarant’anni dopo la strage di Alcamo, Giuseppe Gulotta deve ancora aspettare. E subire l’umiliazione di una giustizia che per l’ennesima volta si trascina lenta verso il traguardo. Gulotta attende dal 25 novembre di conoscere la decisione dei giudici di Reggio Calabria, che devono pronunciarsi sulla richiesta di risarcimento danni avanzata dai legali dell’uomo, Saro Lauria e Pardo Cellini, che per cinque lustri è stato il killer della caserma siciliana: 56 milioni di euro.

Soldi che non risarciranno quei 22 anni in carcere da innocente ma che potranno restituirgli una vita dignitosa. Perché ora Gulotta, che si è visto negare un sussidio dallo Stato, vive grazie agli aiuti della Caritas diocesana di Firenze e a qualche amico. «Nessuna cifra potrà mai compensare quello che è successo», ci aveva raccontato quando la fine di questa lunga vicenda sembrava essere ormai alle porte. Quella ferita che lo ha accompagnato tutta la vita, dunque, non può ancora rimarginarsi.

Una vita spezzata a 18 anni, quando da giovane muratore si trovò ammanettato, legato con le caviglie ad una sedia, picchiato e umiliato fino alla resa: l’ammissione di una colpa mai avuta. Gulotta finì in carcere per quell’omicidio compiuto a gennaio del 1976, quando due carabinieri - il 19enne Carmine Apuzzo e l'appuntato Salvatore Falcetta – vennero massacrati ad “Alkamar”, piccola caserma in provincia di Trapani. Dopo settimane di rastrellamenti, il colonnello Giuseppe Russo e i suoi uomini costrinsero quattro ragazzi a confessare. E lo fecero con pestaggi, minacce, finte esecuzioni, scariche elettriche ai testicoli, acqua e sale in gola.

Gulotta ha passato così dietro le sbarre parte della sua vita, fino a quando le rivelazione di un ex carabiniere sui metodi usati per estorcere quelle confessioni non portarono alla revisione del processo. La parola “colpevole” venne spazzata via 36 anni dopo il suo arresto, il 13 febbraio 2012, quando venne riconosciuto finalmente innocente. Ma quella subita da Gulotta, hanno detto i legali in aula a Reggio Calabria, è stata «un’espropriazione esistenziale, un danno totalmente incalcolabile».

Cinquantasei milioni, dunque, sono solo una cifra simbolica per una vita che non potrà essere restituita. «Lo Stato, per errore, ha tenuto la mia vita in sospeso per 40 anni. Di mio non ho potuto creare nulla. Ora questo risarcimento serve a ridarmi la dignità, una situazione economia migliore di quella che ho adesso. Spero in un futuro migliore. Ma il mio passato è andato perso, i miei 18 anni non ci saranno più», aveva sottolineato Gulotta.

«Il ritardo con cui la Corte di Appello di Reggio Calabria sta decidendo la causa di riparazione del grave ed infamante errore giudiziario, cui è stato vittima Giuseppe Gulotta, è ormai ingiustificabile – afferma sul proprio profilo Facebook “Progetto innocenti garante detenuti” -. I giudici reggini stanno violando diritti fondamentali dell'uomo protetti dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, mortificando la dignità di un uomo dopo averlo espropriato della vita. La settimana prossima Progetto Innocenti diffiderà formalmente il Presidente della Repubblica, quale capo di stato, per l’omessa protezione dei diritti costituzionali. All'esito della diffida porteremo la Repubblica Italiana alla Corte di Giustizia Europea».