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RETE OSPEDALIERA. Le 68 pagine della guerra di Scura alla Calabria

RETE OSPEDALIERA. Le 68 pagine della guerra di Scura alla Calabria

scura-oliverio   di SIMONA MUSCO

- Lo scontro tra la Regione e il commissario ad acta Massimo Scura si racchiude in 68 pagine, quelle che disegnano la nuova rete ospedaliera della Regione e che accompagna il decreto numero 30 sulla riorganizzazione delle reti assistenziali. Un decreto che, ancora una volta, racconta tutte le criticità della sanità calabrese, nel tentativo di risolvere. Ma quello stesso decreto, ora, genera polemiche e contestazioni, a causa dei tagli che lasciano, di fatto, interi territori senza sanità.

Il documento parte dal tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti regionali e il comitato permanente per la verifica dei livelli essenziali di assistenza del novembre scorso, quando è stata sancita la carenza di posti letto al netto della mobilità. Carenze dovute al fatto, scrive Scura, che «la realizzazione degli interventi previsti nel piano di rientro sta avvenendo con ritardo». Entrando nel dettaglio, è di 6850 posti letto il fabbisogno della nostra regione, con 5554 posti letto per acuti e 1296 per post- acuti. I rimanenti 289 resteranno invece in attesa di assegnazione e ripartiti in base al criterio del recupero della mobilità passiva e «saranno assegnati alle unità operative che, in condizione di efficienza e di appropriatezza, avranno saturato l’utilizzo dei posti letto già attivi».

Ma andiamo ai dati.

Mobilità passiva – Sono oltre 60mila i calabresi che, nel 2012, hanno superato i confini della nostra regione per curarsi. Un indicatore che rappresenta la cartina tornasole della sanità calabrese, costretta a sborsare 214milioni di euro per sostenere tali cure. A curarsi fuori sono 31 calabresi ogni mille - in parte a causa della mancata attivazione dei posti letto fino ad oggi necessari -, pazienti dei quali Scura prevede, con il suo decreto, di recuperare almeno il 30%.

«La criticità relativa alla non attivazione dei posti letto pubblici programmati (836, ndr) è principalmente dovuta alla mancata attivazione dei posti letto di post-acuzie, da attribuire alla non disponibilità delle professionalità necessarie. Al fine di attivare la rete nel più breve tempo possibile si è comunque provveduto a riallocare le unità operative di riabilitazione e lungodegenza degli ex ospedali riconvertiti in Case della salute nei presidi ospedalieri spoke e generali del territorio di afferenza – si legge nel decreto -. In particolare, i posti letto di post-acuzie delle Case della salute dell’area nord (Praia a Mare, Mormanno) sono stati riallocati negli spoke di Rossano-Corigliano, Cetraro Paola e Castrovillari. I posti letto di post-acuzie delle Case della salute/strutture territoriali dell’area sud (Scilla, Oppido Mamertina e Cittanova) sono stati riallocati negli spoke di Locri e nell’ospedale generale di Melito Porto Salvo». L’attivazione di questi posti letto riallocati è prevista entro il 30 giugno 2016 per 91 posti ed entro il 31 dicembre 2017 per altri 100.

Nuovi ospedali – Il programma di costruzione dei nuovi ospedali, scrive Scura, «è in fase avanzata di progettazione dopo gli avvenuti appalti, con una previsione di attivazione entro il mese di giugno 2018 per l’ospedale di Vibo Valentia (che sostituirà lo spoke di Vibo, ndr) e successivamente per gli ospedali della Sibaritide (che comprenderà lo spoke relativo ai due presidi di Rossano e Corigliano, ndr) e della Piana di Gioia Tauro (che comprenderà lo spoke di Polistena e l’ospedale sede di pronto soccorso di Gioia Tauro, ndr), sede di Dea di 1° livello».

Fino alla loro realizzazione, è necessario «mantenere un numero di strutture complesse tali da garantire gli standard relativi all’assistenza ospedaliera, in ogni presidio e nel rispetto della configurazione secondo i livelli di complessità di ciascuno di essi». Il documento, infatti, parla di esubero di unità operative: sono 31 le unità complesse pubbliche in più e 42 le unità semplici e semplici a valenza dipartimentali da eliminare progressivamente. Cinquantacinque verranno eliminate con l’accorpamento in un’unica azienda ospedaliera universitaria delle due strutture sanitarie catanzaresi, altre cinque verranno eliminate allo scadere degli incarichi dirigenziali previsti dal precedente assetto organizzativo, mentre per le ulteriori 13 «si ritiene difficile attuare una riduzione», si legge nel documento.

I ritardi nella riorganizzazione – Dal documento emerge la mancata attuazione del percorso di riordino della rete delle post-acuzie e delle reti di specialità, i ritardi nell’implementazione della riorganizzazione della rete ospedaliera e della programmazione della rete territoriale. Obiettivi, evidenzia Scura, che «richiedono dei tempi per essere realizzati in pieno. È necessario proseguire ad implementare la rete ospedaliera come disegnata, attivando un’integrazione all’interno del singolo presidio e tra i presidi di ciascuna rete ospedaliera». Bisogna quindi puntare sul rafforzamento delle Case della salute ma anche sull’assistenza territoriale, che «presenta ancora scostamenti importanti rispetto agli standard nazionali. Pertanto le azioni di adeguamento dell’attuale offerta al fabbisogno di prestazioni ospedaliere appropriate potranno essere effettuate contestualmente all’attivazione dell’integrazione tra ospedale e territorio e dell’assistenza distrettuale».

La scure della Nesci - Ma sul decreto impazza la polemica, che ora vede i grillini pronti a nuove mobilitazioni. «Il nuovo decreto commissariale sulla rete ospedaliera è un problema senza precedenti, con tagli atroci, trappole nascoste e previsioni fantasiose, irrealizzabili coi fondi disponibili – denuncia la deputata Dalila Nesci -. Perfino Scopelliti fece meglio». Il provvedimento, sottolinea la Nesci, «leva l'ossigeno a tutta una serie di reparti ospedalieri, da Vibo Valentia a Tropea, da Acri a San Giovanni in Fiore, da Lamezia Terme a Soveria Mannelli, da Crotone a Serra San Bruno. Con questo decreto resta abbandonata alla sorte la popolazione calabrese dell'interno e delle coste; specie quella del Tirreno cosentino, che continua a essere ignorata».

«Commissariamento illegititmo» - La mancata riattivazione dell'ospedale di Praia a Mare, denuncia ancora la Nesci, «prova il costume dei commissari Scura e Urbani, che calpestano a piacimento norme e sentenze, con la copertura fissa del governo centrale, che sta sostituendosi alla Regione Calabria con abuso gigantesco». Come già denunciato, Dalila Nesci ribadisce la presunta illegittimità del commissariamento della sanità calabrese, in virtù della legge 191 del 2009 che «non consente la proroga del commissariamento». Se ciò risultasse vero, la riorganizzazione della rete ospedaliera risulterebbe illegittima, aggiunge la parlamentare. «Oliverio – ha sottolineato ancora - contesta l'operato di Scura e Urbani soltanto a parole, perché vende in giro i suoi vibranti appelli al ministro Lorenzin e nel frattempo non adotta alcun atto specifico con cui fermare la gestione affaristico-clientelare della sanità regionale – conclude -. Presto terremo un'iniziativa pubblica contro il disastro prodotto dal nuovo decreto sulla rete ospedaliera».