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IL REPORTAGE. Una giornata nel paradiso della Locride tra ferimenti, usura e tentati omicidi

IL REPORTAGE. Una giornata nel paradiso della Locride tra ferimenti, usura e tentati omicidi

cs locri   di ANNALISA COSTANZO

- «Questo non è il far west». Il capo della procura di Locri, Luigi D'Alessio lo dice con convinzione come a lanciare un messaggio preciso: lo Stato c’è, non è latitante. Un esempio? I Carabinieri di Bianco in soli dieci giorni hanno risolto un fattaccio di sangue avvenuto a Sant'Agata del Bianco facendo finire in galera un agente delle assicurazioni e un 28enne accusato di essere il pistolero al suo servizio: lesioni aggravate e porto abusivo di arma da sparo.

E' la Locride. Il lembo di paradiso dove affiorano con un’intensità inquietante attentati incendiari, reati contro la persona, rapine e furti, e anche clan (una novità) accusati dalla Dda di Reggio di essere organicamente impegnati nell’usura oltre che nel tradizionale racket estorsivo. Ma forze dell'ordine e magistratura, insiste D’Alessio, però ci sono. Vegliano, vigilano. In competizione con la malavita per togliere ai malfattori il controllo del territorio metro per metro.

Questo venerdì è stato emblematico della situazione e sembra riassumere una quotidianità che si tenta e si vuole cancellare.

I carabinieri erano impegnati nella conferenza stampa per i fatti di Sant’Agata del Bianco quando, neanche il tempo per una pacca sulle spalle per il bel successo ottenuto, è piombata la notizia di un altro fattaccio di cronaca. Così, scusate ma abbiamo da fare, si sono fiondati a sirene spiegate verso Platì dove a Pasquale Grillo, un 54enne già noto alle forze di polizia hanno piantato tre colpi di arma da fuoco addosso.

Val la pena raccontare com’è andata. Due ufficiali, insieme ai loro uomini, sorridono per aver risolto Caraffa del Bianco che appariva davvero difficile. «L'attività investigativa non è stata facile: E' nata in un contesto di reticenza e omertà in primis dalla vittima». Racconta il capitano Ermanno Soriano, comandante della compagnia di Bianco che insieme agli uomini del tenente Massimiliano Cosentini (comandante del Norm della stessa compagnia) e ai militari dello squadrone Cacciatori hanno ricostruito il ferimento di Stefano Nicita, 44 enne di Casignana. Nicita pare che avesse con Francesco Raschillà, assicuratore, un debito di 190 euro per delle pratiche assicurative. Il 29 febbraio Nicita e Raschillà si danno appuntamento in piazza a Sant'Agata. Con l'assicuratore arriva anche un altro uomo, Modafferi. Secondo l’accusa Nicita non ha saldato il debito e così è stato “punito” con due pallottole alla gamba. «Il ferito - racconta il capitano Soriano - già dal letto dell'ospedale aveva fornito dichiarazioni su due uomini incappucciati, a lui sconosciuti. Ma analizzando il suo cellulare sono emerse conversazioni, verificate anche sulla chat di Facebook e tra gli sms, che ci hanno consentito di ricostruire il clima di tensione e diverbi con Raschillà». Da un minuziosa analisi delle chiamate in entrata e in uscita dei cellulari della vittima e del presunto mandante si è poi arrivati all'identificazione di Modafferi, che i carabinieri accusano di essere l’esecutore materiale del ferimento.

La conferenza stampa era in corso. Al tavolo il procuratore D'Alessio, il tenente Colonnello Pasqualino Toscani, comandante del gruppo di Locri, il tenente Massimiliano Cosentini e il capitano Soriano ed alle spalle gli uomini che avevano lavorato al caso senza sosta hanno lavorato per la risoluzione del caso. «Dare risposta in termini di individuazione dei responsabili di questi atti è importante, anche – aveva appena sottolineato il procuratore D'Alessio- per dar conto anche alla cittadinanza che le forze dell'ordine ci sono e che presidiano il territorio costantemente». Nella Locride poi «bisogna quotidianamente lottare e far fronte a questi episodi però le attività investigative producono risultati>>.

Neanche il tempo di respirare e concludere che dal pronto soccorso di Locri arriva una nuova chiamata. Ai medici si è presentato un uomo, Pasquale Grillo, con delle ferite d'arma da fuoco. Mentre la conferenza stampa èancora in corso, il capitano Scotto di Carlo, comandante della compagnia di Locri, si precipita coi suoi uomini in ospedale. Il tentato omicidio si è consumato questa mattina a Platì, in centro. La vittima è stato accompagnato da un familiare al pronto soccorso dove i medici, coordinati dal dottor Giuseppe Zampogna, primario del reparto hanno prestato le prime cure. Grillo è stato colpito al fianco sinistro, al gomito (riportando così una frattura scomposta) e al ginocchio. Secondo i medici non è in pericolo di vita.

Ecco, nel paradiso della Locride, si vive ancora così.