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L’INTERVENTO. Usura, lo Stato c’è, ma ci siamo anche noi

L’INTERVENTO. Usura, lo Stato c’è, ma ci siamo anche noi

sr   di PASQUALINO PLACANICA -

“Il fatto che l’usurato disperato si sia rivolto a noi è segno di credibilità, vuol dire che stiamo facendo un buon lavoro.” La soddisfazione del Procuratore Aggiunto Nicola Gratteri emerge tutta da questa frase pronunciata in occasione dei recenti arresti effettuati nella locride che hanno interessato un giro di usura con tassi di interesse pazzeschi. Le vittime venivano sottoposte a pressioni tremende, con minacce e intimidazioni dirette. Ha tutte le ragioni per essere soddisfatto, il Procuratore.

Lui e la parte di Stato che rappresenta hanno svolto egregiamente il ruolo che compete loro. Una risposta veloce ed efficace alla richiesta di aiuto che un uomo disperato ha rivolto alle Forze dell’Ordine.

Ma “l’usurato disperato”, prima di essere usurato è stato “cittadino disperato” in una fase in cui le Forze dell’Ordine ben poco potevano fare.

Quando ha avuto bisogno di aiuto economico è stato costretto a rivolgersi all’antistato. Non conosco le cause che hanno portato l’imprenditore in oggetto al punto da avere urgente bisogno di denaro, ma è certo che nelle buona parte dei casi si tratti di problematiche inerenti direttamente all’attività specifica: l’attività economica va male e lo Stato è presente pretendendo le tasse e imponendo difficoltà burocratiche; l’attività va in sofferenza e lo Stato è assente, non aiuta l’imprenditore.

Accedere a finanziamenti o agevolazioni diventa quasi impossibile, al punto da costringere la vittima (è già una vittima a questo punto) a rivolgersi agli usurai. Un meccanismo perverso, in cui lo Stato è nella migliore delle ipotesi spettatore apatico, che contribuisce in maniera consistente allo sviluppo del fenomeno criminale, mafioso e non.

Così come contribuiscono altri elementi, sempre di competenza dello Stato, che con la loro inefficienza e/o macchinosità permettono ad altri soggetti di sostituirsi all’Autorità.

Un esempio per tutti le lungaggini delle cause civili: un cittadino che abbia bisogno di vedere riconosciuto un proprio diritto è costretto ad attendere anche decine di anni senza alcuna certezza. Più facile (nell’immediatezza) rivolgersi a chi da più di un secolo le questioni le risolve velocemente e con efficacia, salvo poi chiederne il conto alla fine; un conto che sarà sicuramente salato. Insomma, se io ho una sedia di cui si è appropriato un altro, non basta che lo faccia alzare e lo cacci, ma lasci comunque la sedia abbandonata ed esposta a tutti, occorre che sia presente e mi ci sieda spesso, altrimenti prima o poi verrà qualcun altro ad insidiarla.

Tutto questo senza nulla togliere all’eccellente lavoro che le Forze dell’Ordine stanno compiendo in questi ultimi tempi. Ma non basta.