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REGGIO. La Uil, tutti i concorsi per primario rischiano di essere cestinati

REGGIO. La Uil, tutti i concorsi per primario rischiano di essere cestinati

Azzara   di SIMONA MUSCO

- «I concorsi per primario rischiano di dover essere cestinati a causa della nullità di alcune delibere». Il segretario provinciale della Uil Fpl, Nuccio Azzarà, non ha dubbi: l’Asp di Reggio Calabria continua ad avere «una direzione generale non all’altezza del proprio compito». E a dimostrarlo sono alcuni atti, sottoscritti dal primo febbraio in poi, con i quali si arriva a ritenere «nulla» la nomina di Rosa Italia Albanese a direttore sanitario, ruolo grazie al quale si è ritrovata nella commissione giudicatrice dei concorsi per il posto da primario a pronto soccorso, chirurgia toracica, ginecologia e gastroenterologia.

Le delibere incriminate – Nel corso della conferenza stampa di questa mattina, dove erano tanti i camici bianchi che hanno preso posto nell'aula Spinelli, Azzarà è partito dalla delibera numero 130 del primo febbraio, con la quale è stata dichiarata la decadenza di tutti gli incarichi fiduciari. «Questa delibera – ha spiegato Azzarà – è stata firmata dall’avvocato Giulio Carpentieri, nella facoltà di direttore amministrativo. Questo significa che non solo chi doveva decadere non è decaduto ma ha anche confermato se stesso». Da qui le altre delibere: con la numero 132, licenziata qualche giorno più tardi, Said Al Sayyad e Pietro Volpe “perdono” il dipartimento emergenza-urgenza e servizi, che passano in mano all’ex direttore sanitario Giuseppe Doldo, mentre con la delibera 182 arriva la nomina dell’Albanese come direttore sanitario per due mesi.

«Dieci giorni dopo il primo atto – sottolinea Azzarà – viene pubblicata un’ulteriore delibera, la numero 221, attraverso la quale i revisori dei conti hanno osservato che il direttore amministrativo avrebbe firmato la delibera 130 per “mero errore”. Morale: se è nulla la delibera 130 e Carpentieri non può essere considerato direttore amministrativo, allora tutte le delibere sono nulle, compresa la 182, che attribuendo all’Albanese il ruolo di direttore sanitario le conferisce, di diritto, un posto in tutte le commissioni concorsuali per la nomina dei primari. Questo errore – conclude Azzarà – rischia di rendere nullo il concorso, dal momento che ci sono già tre ricorsi».

 

I ricorsi – Sono infatti stati presentati al Tar i ricorsi per il posto da primario al pronto soccorso, per quello di gastroenterologia e ginecologia. Assieme a questi anche gli esposti alla Procura, le cui conseguenze, in termini di lungaggini e danni, necessitano, secondo la Uil, di un responsabile. «Chi pagherà questi danni?», si chiede Azzarà, che poi chiarisce il perché dell’incontro pubblico: «nessuno potrà dire “io non sapevo”». Ancora nessun ricorso per il posto a chirurgia toracia, «ma adesso chiunque si senta colpito da questa illegittimità, anche l’ultimo in graduatoria, può farsi avanti». Secondo il segretario, le colpe non possono ricadere soltanto sul commissario ad acta Massimo Scura: parte della responsabilità, tuona infatti, tocca anche al governatore Mario Oliverio, reo «di aver nominato questi direttori generali e questi commissari».

Azzarà però non si limita alle delibere incriminate: secondo il sindacalista, infatti, Rosa Italia Albanese «non ha i requisiti richiesti dalla legge per ricoprire il ruolo di direttore sanitario, che richiede l’iscrizione ad un elenco di aventi diritto, nonché l’aver ricoperto per almeno cinque anni negli ultimi 10 ruoli di responsabilità di alto profilo nella gestione di risorse umane e tecnologiche, caratteristiche che lei non possiede – sottolinea -. Si è fatto ricorso ad una delibera di giunta regionale che dà la possibilità di nominare direttore sanitario anche chi è stato responsabile di struttura semplice. Ma una delibera di giunta regionale non può superare mai le leggi dello Stato».

Medici e precari esasperati – La riunione non ha mancato di registrare lo stato dell’arte all’interno dell’ospedale. Non sono mancati, infatti, gli interventi da parte degli addetti ai lavori, primi fra tutti gli infermieri precari, che hanno chiesto alla Uil di accompagnare la loro battaglia per la stabilizzazione, decidendo, dunque, di disotterrare l’ascia di guerra dato l’immobilismo dei piani alti; mentre i medici hanno posto l’accento «sull’adeguatezza del livello manageriale e sulla condotta umana dei manager, che trattano i sanitari quasi con superficialità e distacco».