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LA STORIA. Il locale di Nino

LA STORIA. Il locale di Nino

il locale    di ANTONIO CALABRÒ

- Tutto cominciò con La Febbre del Sabato Sera e con la successiva festa in terrazza. La sua somiglianza con John Travolta, ed anche quella bravura a ballare, agile come un giaguaro e con lo sguardo predatore, convinsero Nino che il ballo, la Dance, era l’affare del secolo. Donne, beveraggi, divertimento e guadagno facile, tutto concentrato in qualche centinaia di metri quadrati: la Discoteca. In Calabria, terra arretrata ma proprio per questo fertile. Saremo l’avanguardia, pensava.

Era metà del 1978 e Nino si apprestava a festeggiare i suoi 19 anni. Diploma in ragioneria strappato con i denti, studi universitari pigri e presto lasciati, ma una inesauribile voglia di vivere in corpo. Gli amici che lo seguono e le serate a ragionare: ho un terreno, proprio accanto la superstrada, a qualche decina di metri dal mare, c’è solo un capanno per gli attrezzi, con un piccolo investimento lo trasformo e faccio un locale con i fiocchi, ho già il nome in testa, verranno a ballare da tutta la provincia, che dico, da tutta la regione.

Il terreno del nonno, il pressing in famiglia. I soldi si trovano, che vai pensando, al padre operaio che non ha mai fatto neanche un passetto che dico di Disco neanche di Mazurka, e poi i contatti, il DJ per prima cosa, quando ancora il locale era solo una spianata di terra, le licenze, somministrazione di alcolici, la pista intanto con le mattonelle poi la facciamo con le luci sotto stile Studio 54.

Lavorare sodo al locale; il pensiero fisso, rivolto verso il sogno. Difficoltà, pochi soldi, progetti faraonici, ridimensioniamo, intanto gettiamo il capanno, fatto, alziamo una casupola e montiamo l’angolo bar, lavorare da muratore non mi costa niente, ecco le prime cambiali, recintiamo fuori, pavimentiamo, forza con l’impianto luci. Lo stereo, il banco del mixer, apriamo la prossima Estate, la notte con gli occhi spalancati verso il soffitto. Giugno 1980, si apre. Che bellezza, a Luglio il pienone, i ragazzi dei paesi vicini, la bella musica, si balla. Un po’ artigianale, ma vedrete con gli incassi ci allarghiamo. Alla fine i soldi bastano a pagare le spese, ma vuoi mettere la soddisfazione?

1981, a qualche chilometro apre la mega discoteca con tre piste da ballo e il dj sopraelevato, c’è un netto calo di clientela, gli amici più cari sono fissi ma il sabato si va a rimorchiare laggiù, non si può più pagare il dj non importa al mixer mi metto io, dice Nino da combattente. Non bastano i soldi per pagare le birre, i creditori bussano, finisce Agosto e chiudiamo per un po’. Trovare finanziamenti. Niente mafiosi, per carità, quelli entrano così a passo felpato e poi ti rubano le idee. Calabria dannata, maledizione.

Gli anni 80 passano nel fulgore dello yuppismo, intanto lui lavora stagionale alla posta, con l’idea fissa del locale in testa. Giungono i 90 e con quei pochi risparmi apre di nuovo. Meno pretese, disco-bar, va bene comunque, la Disco è in netta discesa, si comprano le compilation in cd e non c’è bisogno del dj volendo, certe serate c’è quasi il pienone, in altre la tristezza di chi si accontenta non gode affatto. Lungo la costa grandi imprenditori hanno aperto locali a bizzeffe, ristoranti, discoteche e mega bar. Debiti. Vendere un pezzo di terra, proprio quella ai margini che tanto non serve. Intanto il babbo se ne è andato, Nino orfano di tutto tranne che del suo sogno non demorde. Postino d’inverno, imprenditore d’Estate.

Debiti e birra, unico conforto, e donnine a mezza stagione, e quei politici che finanziano tutto tranne la sua discoteca, perché Nino non si piega affatto, odia i ruffiani, le banche italiane non aiutano il genio, quelli finanziano solo i massoni e i mafiosi, e che diavolo. Il locale richiude a metà del 1998. Riapre subito dopo, altra parentesi d’illusione, gli anni 2000 saranno nostri, vedrete, dice a qualche vecchio amico che intanto ha messo su famiglia e uno studio dentistico o di avvocato. Non mollare Nino. Magari in Calabria fossero tutti come te.

Ci mancava l’ispezione della Finanza, e poi quella degli Ispettori del lavoro, che diavolo fanno multe solo ai poveracci, va bene allora la birra la regalo a chi consuma almeno un hot-dog, le donne non pagano, sapete le donne attirano i clienti, Nino sei cervellotico devi guardare le spese, ma che importa.

Chiude, poi riapre ancora. Nel 2010 gli pignorano la casa. La donnina lo molla e si trasferisce a Genova. La pista da ballo viene invasa dalla gramigna. Il locale è cadente come un rudere, lui certe sere si barrica dentro e si sbronza. Ma con gli amici residui insiste. Ce la farò. Il divertimento è l’industria del futuro. Certo, ci vuole anche un pizzico di fortuna, che finora è mancata.

Primavera 2016. Completamente sbronzo, Nino passeggia ondeggiando sulla via principale del suo paese. Lo fermano dei vecchi amici, in compagnia dei figli e dei giovanotti locali per i quali lui è ormai una specie di macchietta, con quegli abiti da Tony Manero e le scarpe a punta a quasi 60 anni.

Questa Estate riapro il locale. Vedrete, sarà un successo, sostiene con la bocca impastata.

Non mollare, vecchio Nino. Non mollare. Il futuro è tuo.