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L’INTERVENTO. I venti che soffiano su Reggio

L’INTERVENTO. I venti che soffiano su Reggio

lungomare Falcomatà   di MARCO NASTASI

- Tra nuovo e vecchio, il ritorno di una stagione, l’inizio della stessa. Vento d’estate su Reggio da un paio di giorni, vento che conosciamo bene per il suo essere inconfondibilmente leggero e tiepido. E mentre i rituali della calda stagione cominciano nuovamente a mettersi in moto, sulla città un altro vento sembra scandire ormai da tempo le cronache quotidiane. Un vento che soffia sempre più deciso, come se volesse annunciare il gran ritorno di una stagione che abbiamo già conosciuto, e che forse si è solo nascosta per alcuni anni, facendo semplicemente un po’ meno rumore.

Dicevamo dei rituali, che come ogni anno mantengono intatte le loro dinamiche, in un certo senso consolatori e consolanti, una sorta di protettiva via di fuga. Ecco allora che lo struscio, come un naturale corso d’acqua, si fa più intenso in Via Marina dopo la prevalenza invernale del Corso Garibaldi. E sempre la Via Marina si riscopre lo scenario preferito di novelli sportivi all’inseguimento di una forma smarrita, nel tentativo di superare l’agognata prova costume, tutti con mise perfettamente in tiro ed auricolari di ordinanza.

Come dimenticare la spasmodica attesa per la riapertura dei Lidi, a cui la parola “balneare” è difficilmente accostabile, visto che con il passare degli anni la possibilità di farsi il bagno, in quello che D’Annunzio non definì mai il più bel chilometro d’Italia, è diventato un rito superato, mentre sempre più rituali sono diventati i bollettini che sanciscono l’inefficienza dei sistemi di depurazione e controllo ed i relativi rimpiattini sulle responsabilità. Ed allora accontentiamoci del bagno di folla notturno con la musica a pieno volume, quando il rituale della contesa tra i gestori dei locali ed i cittadini, che abitano nelle zone vicine, diventa un tormentone senza fine, dove l’assenza di regole o di una loro deficitaria applicazione non porta ad una minima sintesi tra le ragioni degli uni e le ragioni degli altri.

Ma come accennavamo nel “bollettino” iniziale, un altro vento soffia in città, accanto a quello che porta la bella stagione. Un vento che sembra ridare voce ad una stagione dove di bello c’erano solo i rari giorni in cui non si contavano i morti. E nell’escalation fatta di intimidazioni, attentati, proiettili e bottiglie incendiarie, non si può far finta di ascoltare il frastuono di note tristemente conosciute o comunque di paure che ci portano ad affrontare inevitabili e necessarie domande. Domande che riguardano quel vento criminale, più o meno grande, che potrebbe riportare riti che hanno segnato questa città in modo sanguinoso oltre a colpirla nel profondo del suo tessuto socio-economico.

Le operazioni svolte dalla magistratura e dalla polizia, ed i relativi arresti di elementi di spicco delle più importanti “famiglie”, rappresentano una sorta di termometro per un clima in fase di profonda evoluzione. Lo stesso procuratore Federico Cafiero de Raho ha sottolineato come la ripresa di determinate azioni criminali possa rappresentare la reazione dei clan che vogliono mandare il seguente messaggio:” Accordiamoci o sarà la guerra”.

E noi cittadini, che non ricopriamo né incarichi politici, né facciamo parte della magistratura e delle forze dell’ordine, cosa possiamo fare davanti a questa corrente di eventi e le consequenziali domande? Credo la condizione necessaria, una sorta di obiettivo minimo che ognuno di noi dovrebbe perseguire, è quella di non smettere di farci domande e di cercare di capire. Senza far finta che l’unico vento che soffia sia quello della bella e passeggera stagione, ma che un altro soffia rumoroso e pericoloso, facendo da compagno ad un’altra stagione che potrebbe non avere molta voglia di passare.