Direttore: Aldo Varano    

DIBATTITO/Z. Un referendum senza parole

DIBATTITO/Z. Un referendum senza parole

 referendum  

Quello che le parole non dicono, lo dicono i numeri.

Questo Paese vuole un suo dittatore!

Vi sembra azzardato? Forse.

Cominciamo dalla fine... L’ultimo referendum, quello delle trivelle in mare.

Quello che nessuno ci ha spiegato. Quello che se volevi capire qualcosa dovevi metterti a girare in rete per scoprire che in realtà riguardava le concessioni per lo sfruttamento delle piattaforme petrolifere.

Un quesito incomprensibile, soprattutto per i suoi eclettici retroscena.

Ma un paio di cose erano subito chiare, c’entravano il petrolio e il mare.

Ancora una volta gli interessi del governo si incrociano con quelli petroliferi, così come fino a poco prima era successo con gli interessi delle banche. Già questo sospetto, avrebbe dovuto far correre alle urne gli italiani chiamati a esercitare il loro diritto, a mettere per iscritto un piccolo segno del loro dissenso, a dare l’impressione che oltre agli starnazzi nelle piazze e a berciare nelle trasmissioni televisive, noi, il Popolo, sappiamo anche usare la penna, anzi la matita per segnare il proprio volere.

Ma il popolo non vuole nulla. Questo (ennesimo) referendum ha segnalato che nessuno vuole nulla, anzi di più: il popolo vuole essere lasciato in pace. Che si lavori per il meglio, che tutti abbiano le pance piene come meglio è possibile. Già perché ormai abbiamo tutti capito il fallimento della politica. Dalla caduta del muro di Belino, una cosa è stata chiara dopo un po’: la politica si è trasformata in utopia, l’unica cosa da fare è chinare il capo alla dittatura dell’economia. Abbiamo mandato al potere chi aveva interessi economici da sostenere.

Berlusconi e Renzi sono legati a doppio filo con personali e amicali (diciamo così) interessi economici, di cui, per il primo erano lampanti, per il secondo ormai sono più che evidenti; ci affidiamo così, al buon cuore di questi leader, affinché lascino cadere benevolmente delle briciole per poterci sfamare. A questo si è ridotta la politica italiana. Pensate che questa sia l’estremizzazione di un pensiero che, se pure esiste, ha dei limiti?

Beh, mi illudevo anch’io fino a questo referendum, ma gli italiani hanno disertato, hanno declinato l’invito, hanno detto “no, grazie”.

Non che non esista un partito dell’astensione (questa volta non è questione di partito), qua si è espresso una sorta di non parere, qua si è scelto di stare fuori dal gioco per lasciare giocare chi ha la palla in mano: questo governo con i suoi interessi privati nel settore.

Tutti i cori ambientalisti, dell’opposizione, si sono dissolti in un mormorio di fondo, nell’inconsistenza dell’idea, ideologia, della politica, quella cosa lì, in cui non so di cosa sto parlando. I numeri lo dicono meglio.

Che parli perciò chi ha le idee chiare, la voce potente, chi ha gli interessi più forti.