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REGGIO. Per favore, non sparate contro la Croce Rossa

REGGIO. Per favore, non sparate contro la Croce Rossa

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- Se c’è un crimine disgustoso, e per il quale non ci sono attenuanti è “sparare sulla Croce Rossa”. Non a caso “sparare sulla Croce Rossa” è diventato anche un modo di dire per segnalare il superamento di ogni pietà, il distacco da ciò che è umano e il ricorso alla bestialità. Neanche in guerra si spara sulla Croce Rossa. L’aviazione del nemico sta sempre attenta a non sganciare le bombe dove c’è la grande immagine della Croce Rossa sul fondo bianco.

Invece a Reggio, dove la guerra ufficialmente non c’è, due ambulanze della Croce Rossa sono state bruciate. Un atto intimidatorio, avvenuto alla vigilia delle elezioni per il rinnovo dei vertici della Cr calabrese con l’unica candidata, la dottoressa Helda Nagero, a cui era già stata data alle fiamme l’autovettura privata.

Attenti, le autombulanze non sono andate in fiamme per l’attacco incendiario a un deposito in cui, insieme ad altri mezzi, c’erano anche le due autombulanze. No, hanno bruciato solo quelle, con una precisione chirurgica che coincide con la bestialità.

E’ un segno grave, secondo me sottovalutato. Sarebbe dovuta esplodere una ribellione e una protesta di massa. Invece, i soliti comunicati per far sapere della propria solidarietà e chi s’è visto s’è visto. Eppure sparare sulla Croce Rossa è un gesto che va oltre limite, che costringe a domande terribili su cos’è diventata la città e su quanto sono ignobili i mascalzoni che la frequentano.

Le ambulanze erano ferme, parcheggiate. Il semplice fatto che portassero le insegne rosso crociate avrebbe dovuto difenderle da ogni possibile sgraffio, figuriamoci il danneggiamento. Reggio zona franca dove non può più metter piede neanche la Croce Rossa?

Oltre la convenzione di Ginevra, oltre i Crimini di Guerra, più avanti di Norimberga. Bruciare due ambulanze vuol dire negare la possibilità di restare in vita a probabili malcapitati, anche alla mamma o al bimbo di chi ha appiccato le fiamme. Vuol dire non riconoscere più quel senso di fratellanza che ispirò Henry Dunant, dopo la terribile battaglia di Solferino nel 1859.

Non esistono scuse e non esistono spiegazioni. Il crimine è dei più gravi e non va taciuto. Reggio non può identificarsi con una simile schifezza, eppure ancora una volta è costretta a subire l’onta vergognosa di oscure presenze.

Illuminismo, razionalismo, pietà cristiana, semplice buon senso. Tutto è sacrificato sull’altare degli affari. Siamo oltre il limite se si spara sulla Croce Rossa. Per favore, Carabinieri e poliziotti, questi qui acciuffateli.