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REGGIO. MALASANITA', Quel bambino non deve nascere...

REGGIO. MALASANITA', Quel bambino non deve nascere...
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- Non aveva nulla, era sano. Al massimo, «l’attaccatura un po’ bassa delle orecchio». Ma quel bambino non doveva nascere. Alessandro Tripodi, dirigente medico di primo livello, attuale primario responsabile dell’unità operativa complessa di ostetricia e ginecologia, era certo che il piccolo che sua sorella portava in grembo fosse malato. Una patologia genetica, dovuta all’insufficienza di liquido amniotico e ad un feto accartocciato. «Sandro, non ha un goccio di liquido…un feto accartocciato, ovviamente hai ragione tu», conferma il dottore Filippo Saccà al collega. E allora bisogna procedere. Bisogna eliminare quel feto, anche se la donna, dal canto suo, vuole provare a portare a termine la gravidanza.

   

È questa una delle pesantissime accuse contestate dalla Procura di Reggio Calabria ai medici finiti ai domiciliari nell’ambito dell’operazione “mala sanitas”, che ha svelato un vero e proprio sistema illecito in cui gli errori medici venivano nascosti occultando o modificando le cartelle cliniche, corrette con «bianchetto» o, all’occorrenza chiuse «in un armadio», con assoluta freddezza, appuntano gli inquirenti.

   

Ai domiciliari, su richiesta dei pm Annamaria Frustaci e Roberto Di Palma, sono finiti, oltre a Tripodi e Saccà, anche Pasquale Vadalà, dirigente medico di secondo livello, ex primario di ostetricia e ginecologia, accusato di falsità ideologica e materiale, soppressione, distruzione e occultamento di atti veri; e Daniela Manunzio, dirigente medico di primo livello presso la stessa unità, accusata, come Tripodi e Saccà, di aver provocato senza consenso l’interruzione della gravidanza della donna, falsità ideologica e materiale. Sette, inoltre, le misure interdittive dalla professione per un anno, nei confronti di sei medici e un’ostetrica: Salvatore Timpano, Francesca Stiriti, Pina Grazia Gangemi, Maria Concetta Maio, Antonella Musella, Luigi Grasso e Annibale Maria Musitano.

   

La coppia voleva portare avanti la gravidanza, sperando che le cose andassero per il meglio. E lo si capisce bene dalle parole di Saccà, che dopo aver visitato la donna comunica al collega che le intenzioni della sorella erano diverse dalle sue. «Però gli ho detto io uhmm.. certo noi non è che possiamo.. perché questi chiaramente non accetta ... soprattutto tuo cognato giustamente dice ma perché lo dobbiamo... ammazzare (riferito al feto, ovviamente). Va bene? ». È la stessa gestante a raccontarlo agli inquirenti, riferendo di essersi ricoverata nella speranza di risolvere i problemi e far nasce il suo bambino.

   

«Inimmaginabile» ogni soluzione diversa «perché contraria alla sua cultura», si legge in ordinanza. Ma i due mettono in piedi una «strategia»: interrompere la gravidanza senza dare conto ai diretti interessati.

   

«La strategia è questa – si sente dire -, perché effettivamente si deve parlare poco e fare». L’idea è di immetterle di nascosto, durante la visita del giorno successivo, un “ovulo di Cervidil”, che provoca la dilatazione della cervice uterina fino all’espulsione completa del contenuto uterino, per generare contrazioni forzate tali da provocare l’espulsione del feto, facendolo apparire come un aborto spontaneo, come poi indicato in cartella clinica. «Io vengo già con l'ovulo dentro il guanto quando ... è chiaro, non è che lo scarto quando....io vado di là mentre tu stai facendo l'ecografia eccetera, in un momento che lui non vede un cazzo,quando la visito, ho l'ovulo dentro il guanto e me la vedo io…domani mattina la portiamo di là senza far vedere un cazzo, va bene, gli metto il Cervidil, glielo metto io mentre la visito, mi dici tu stesso visitala tu, mentre facciamo l'ecografia, dici vedila tu, io la vedo senza dire un cazzo gli metto sto Cervidil e gli diciamo che gli sospendiamo completamente le flebo, va bene... e gli diciamo che và da sola», si sente dire a Saccà.

   

Parole che non lasciano molti dubbi agli inquirenti. Il passo successivo è dunque convincere la donna che l’aborto è stato spontaneo. «Quando lei comincerà ad avere contrazioni, contrazioni, contrazioni per 2/3 ore... dice niente, non c'è niente stai abortendo e allora ti dobbiamo aiutare e allora la aiutiamo e la rendiamo partecipe del fatto che le mettiamo il Cervidil, capito? Così gli sospendiamo la terapia, quando lei si vedrà con le contrazioni, la rivisito .. la rivisiti tu o la rivisito io e gli diciamo niente, purtroppo stai dilatando, è inutile che.. va bene».

   

Tripodi, però, non vuole lasciare nulla al caso e per evitare ogni sospetto si accorda con la collega Manunzio per la somministrazione di un altro medicinale, «al fine da determinare il “graduale insorgere” delle contrazioni che poi “avrebbero subito” una brusca accelerazione con l’ovulo di Cervidil». È lo stesso Tripodi a dare le indicazioni: «devi fare molta attenzione…. vedi se puoi vedere di fargli cambiare quella flebo...tipo con una scusa, che non scende, che non fà, tipo vai e la trovi, no?... senza che ti vede nessuno, ehm, vedi come puoi fare, gli metti 2/3 fiale di Sint (verosimilmente Syntocinon) gliela fai scendere a goccia lenta….no, te lo spiego subito, non gli farà niente, che non gli farà niente, però a gocce lentissime incomincia ad avere qualche dolorino, hai capito?». E il giorno successivo tutto va come previsto: «un’oretta fa ha abortito, l’ho raschiata».