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L'INTERVENTO. Sanità e “metodo Polimeni”: quando costruimmo cardiologia a Polistena

L'INTERVENTO. Sanità e “metodo Polimeni”: quando costruimmo cardiologia a Polistena
ospedalePOL Il Primario di Cardiologia-UTIC dell’Ospedale Santa Maria degli ungheresi di Polistena è andato in pensione. Lungi dall’essere un normale episodio di conclusione di una bella e lusinghiera carriera professionale (almeno nel Servizio Pubblico: auguro al Dott. Polimeni una ancor più duratura vita professionale - anche  -, poiché una professionalità del genere ha ancora tantissimo da dare…), l’addio del Primario Polimeni chiude, oggettivamente, un lungo ciclo durante il quale il nostro ospedale (nostro: non dei polistenesi ma di migliaia di persone che, in tutta la provincia e anche oltre, lo hanno percepito per decenni come un punto di certezza) è stato un riferimento certo per i cittadini ed i pazienti.

Quando Rocco Mario Polimeni arriva all’Ospedale di Polistena, diventa il tassello finale di un mosaico (un ciclo) formidabile.

Ci arriva non segnalato, non raccomandato, da perfetto sconosciuto sul piano personale. Ci arriva perché abbiamo voluto con testardaggine “costruire” la cardiologia a Polistena. Lo facemmo fra mille e mille ostacoli di ogni natura e, quando sul piano “delle carte” fu possibile aprire un Sevizio Autonomo di Cardiologia -  così partimmo -, comincia la corsa ad ostacoli per sottrarre la politica e l’amministrazione dell’Ospedale alle lusinghe ed alle molte pressioni intese a coprire la nuova “casella”, faticosamente ottenuta, in modo ordinario, burocratico, per “abrivio”, con qualche volto noto, interno all’ospedale.

Sostenemmo che quello che cercavamo era il costruttore di una nuova divisione di cardiologia e che doveva essere in grado di realizzare, in prospettiva, l’Unità coronarica…Insomma, la partita era seria!

D’altra parte, non dovevamo inventarci niente. Non era forse quello l’ospedale i cui amministratori avevano saputo valorizzare professionisti di primissimo livello? Non erano stati “cercati” a volte “scovati” al di fuori e al di sopra di compromessi e camarille - ossia le pratiche che avevano via via affossatomolti ospedali della provincia e non solo?Insomma, Mario Tornatora, Emilio Argiroffi, Giovanni Gallizzi , ed altri, e soprattutto Domenico Antonio Formica, ci avevano lasciato una traccia.

E sono stati gli anni di una squadra di Primari eccezionale, forse irripetibile, fra i quali: Dino Branca,Peppe Guidace, Mimmo Luppino, Mimmo Macrì, Riccardo Mazzitelli e, appunto, Rocco Polimeni.

Dunque, serviva una cardiologia, serviva presto (si moriva di infarto con troppa frequenza, nella Piana), serviva all’altezza.

Ci rivolgemmo, allora, insieme a Giovanni Laruffa, a Totò Polimeni: una personalità eccezionale, un medico assai stimato che era stato lungimirante amministratore degli Ospedali Riuniti e protagonista della fase che inaugurò a Reggio, negli anni ’70-’80, la stagione dei grandi primari, professionisti che fecero la storia di quell’ospedale e della sanità reggina (il cui lavoro si proietta, in taluni casi, fino ad oggi).

Ci disse, con l’arguzia e l’intelligenza di sempre, che lui una idea poteva suggerircela ma che l’avrebbe fatto solo perché “se siete venuti da me, evidentemente non avete alcuna voglia di scherzare” (a dire il vero usò una frase un po’ più colorita)…

Dopo qualche settimana conobbi il Dott. Polimeni. Capii al volo che faceva al caso nostro. Non volevo solo un cardiologo bravo: doveva essere un “manager”, capace cioè di costruire dal niente il Servizio e poi il Reparto…

Gli chiesi di partecipare all’Avviso che di lì a poco avremmo pubblicato, titoli ne aveva già accumulati molti ed avevamo una ragionevole fiducia che potevamo portarlo da Chieti a Polistena… E così è stato, malgrado qualche tentativo non ortodosso di far saltare tutto!

Gli mettemmo a disposizione le poche risorse che avevamo, umane e finanziarie; e poi tutta, ma proprio tutta, la nostra convinzione e buona volontà. E lui, tutto se stesso.

Seguirono anni di lavoro duro, di pazzesche corse nei labirinti della burocrazia e fra gli ostacoli dei molteplici interessi che volevano ostacolare il progetto. Anni nel corso dei quali nasce e si consolida un rapporto di affetto e stima personale che spero sia ricambiato.

E il suo lavoro, costante negli anni, ha prodotto il Reparto di cardiologia, gli ambulatori, la Terapia Intensiva, le basi pronte per la cardiologia interventistica.Soprattutto, Rocco Polimeni ha dato a Polistena ed all’ospedale grande professionalità unite ad affetto, rispetto, stile.

In questa vicenda, voglio dirlo alla fine, la politica ha fatto il suo vero mestiere. Onesto, lungimirante, trasparente. Ha prodotto risultati: così come li aveva prodotti con i Branca, i Mazzitelli, i Luppino ecc…

Una politica che, a fronte di obiettivi ambiziosi e lungimiranti, sa superare le proprie divisioni e contrapposizioni e lavora per un fine alto…Perché quando io e Giovanni Laruffa siamo andati a trovare Totò Polimeni, non ci ha creato nessun problema il fatto di avere posizioni politiche diverse, pur nello stesso partito; perché Mommo Tripodi, avendo capito che la partita era assai seria, pur in presenza di uno scontro interno al PCI polistenese che ci vedeva contrapposti, sostenne attivamente il “progetto cardiologia” e lo difese fino in fondo.

Un ospedale, quello di Polistena, che in quegli anni (1987-1992) occupava stabilmente il secondo posto, dopo l’Annunziata di Cosenza, per casistica trattata, qualità e quantità delle prestazioni. E per produttività.

Oggi la politica è diventata altro ma è doveroso porsi qualche domanda: come arrestare il declino? Come ricominciare a dare respiro alla politica, all’amministrazione della cosa pubblica? Come riconquistare, facendo politica, l’ambizione di poter dire, guardando ai risultati e, perché no, ai successi della propria azione pubblica, c’ero anch’io?