C’è questa piazza che sembra il tetto di un bunker, tutta bianca in perfetto stile impero d’Etiopia, che d’Estate sotto il sole calabrese si arroventa che si possono friggere le uova sulle mattonelle e d’inverno potrebbe essere usata come pista di pattinaggio. Un buco bianco tra case e baracche, col contorno di abusi selvaggi che hanno devastato l’armonia di un piccolo e laborioso rione quale era il Ferrovieri-Pescatori, nella zona Sud di Reggio oltre il Calopinace.C’è questa piazza così brutta, così volgarmente improvvisata, una colata di cemento su un progetto di un alunno delle medie, che ha sostituito una piccola villetta con alberi, fiori e panchine e ghiaia, e odore di terra bagnata d’inverno e lucertole guizzanti in primavera. E le nespole dei cortili accanto e i gatti rapinatori e i cani randagi pigri all’ombra e, soprattutto, i giovani degli anni ’80 che ne avevano fatto base e rifugio.
In quella “villetta” nacquero (e si consumarono) amori e litigi, amicizie e contrasti. Costruita da un gruppo di giovani tedeschi di una comunità di recupero, la villetta per una decina di anni fu centro del quartiere, rimessa a nuovo ad ogni cambio stagione da operai forestali o volontari.
Poi l’abbandono durante il periodo della “Reggio da Bere”, le foglie secche accatastate e le tonnellate di spazzatura maleodorante ai lati. Arrivarono le ruspe, via alberi e ghiaia e panchine, e sistemazione di una sottospecie di anfiteatro scomodo. Seguì nuovo lungo abbandono, fino a quando non si ridiede una parvenza di dignità, non più di un anno addietro.
Il luogo adesso è migliorato. Qualche palma ai margini, una certa pulizia, la presenza di bambini. Una riunione all’aperto del consiglio comunale, il progetto complessivo che si presente decisamente migliorativo. E adesso la decisione di intitolarla all’attore di maggior prestigio nato a Reggio Calabria, a pochi metri di distanza, in via Galileo Galilei : Leopoldo Trieste, uomo di cinema e di cultura.
Alla presenza delle autorità cittadine, grazie al certosino e costante lavoro della commissione toponomastica presieduta dall’instancabile dottor Cantarella, di fronte a giornalisti e cittadini, la piazza è stata intitolata all’indimenticato interprete di tanti film. Leopoldo Trieste ha lavorato con il gotha dei registi italiani: da Fellini a Damiano Damiani, da Monicelli a Germi, da Rossellini a Dino Risi, a Luigi Zampa, Blasetti, De Filippo, Tornatore e così via. Ha inciso sulla storia del cinema italiano, vincendo tre Nastri d’Argento e un David di Donatello (miglior attore non protagonista per “l’uomo delle Stelle”). Il suo valore artistico ha superato le frontiere: indimenticabile la rappresentazione del calabrese nel successo mondiale “Il Padrino II” di Francis Ford Coppola.
La piazza da oggi in poi sarà intitolata a lui. Il cartello che ne reca impresso il nome, dona un lustro nuovo e una speranza per il futuro. Ci sono già progetti per una rassegna cinematografica, ed idee di vario tipo per renderla viva e pulsante.
Dobbiamo essere orgogliosi dei nostri conterranei di valore. La percezione della nostra terra, spesso esageratamente negativa, e altrettanto spesso esageratamente positiva, è di vitale importanza rispetto al modo stesso per affrontare il futuro. Leopoldo Trieste è stato un esempio per gli artisti reggini. Intitolargli una piazza è non solo un modo per rendergli omaggio, ma anche un metodo per “riusare”, puntando al meglio, risorse della città che sembravano avviate al degrado donandogli nuova vita.