..chissà poi perché si chiama così…Ave Maria, Ave Cesare…
Certo, anche a voler cambiare nome insieme alla gestione, non sarebbe possibile.
Ci sono nomi forti. Forti non “in sé” ma perché si sono sedimentati nella storia e cioè nelle vite di tante e tante e tante persone. Una memoria collettiva.
La Libreria Ave su Corso Garibaldi.
Ci andavo da bambina con ‘a mammà a comprare il libri per la scuola col il buono-libri. Quel buono ce lo avevo ogni anno perché, sì, ero brava ma anche, forse soprattutto perché il reddito della famiglia era molto molto modesto. ‘A mammà” andava a ritirare il buono-libri alla segreteria della scuola. Poi ci si vestiva bene perché andavamo “a Reggio”. Noi abitavamo su Viale Quinto, in periferia; e Reggio, il centro di Reggio, era la città, un altro luogo.
Chissà come si dice adesso?
Ci si vestiva bene per andare il libreria, così come per andare alla Festa di Madonna al Duomo.
Una sacralità del luogo-libreria…. Mi piace pensarla così anche se poi, in realtà, ci si vestiva bene perché si andava in città, nella parte delle persone importanti e non si voleva fare brutta figura; ‘a mammà si vestiva e mi vestiva bene anche per andare al municipio e in banca e anche agli uffici delle ferrovie dove ritirava in biglietti a chilometraggio delle ferrovie a cui avevano diritti i familiari anche se vedove e orfani. Si andava a Reggio.
‘A mammà da AVE aveva solo il buono-libri, nessuna lista. Immagino che ogni scuola lasciasse in libreria l’elenco dei libri. E così il libraio dal buono-libri, sapeva cosa darci.
Quante mamme e papà e bambini, con o senza buono-libri, saranno passati dalla libreria AVE? Decine di migliaia?
Forse non c’è bambino di Reggio nato negli anni ’50 che non sia passato dalla Libreria AVE.
Che bellezza!