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MUSEI. Reggio e Locri, è scontro sui reperti antichi

MUSEI. Reggio e Locri, è scontro sui reperti antichi

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«Il direttore generale del Mibac, Antonio Lampis, in risposta alla richiesta di chiarimento e intervento, censura la condotta del direttore del Museo di Reggio Calabria invitando la stessa direzione del museo a voler fornire tempi certi circa la data di restauro dei reperti da consegnare, data che comunque non potrà protrarsi oltre il prossimo 31 dicembre». Così su Facebook il sindaco di Locri Giovanni Calabrese sulla mancata consegna di alcuni reperti al polo museale di Locri da parte del museo di Reggio, diretto da Carmelo Malacrino. Il realtà il post è solo uno degli ultimi atti ostili che si stanno consumando tra il Polo  museale di Locri e il Museo nazionale di Reggio e tutto ciò che gira intorno alle due prestigiose strutture. Locri chiede indietro alcuni reperti con l’aria di far capire che non glieli vogliono restituire. Reggio spiega come stanno le cose con l’apparente atteggiamento di chi vuol prenderla lunga perché non ha tanta voglia di farlo. Ma facciamo un passo indietro per far capire com’è nato e come procede lo scontro.

Palazzo Nieddu del Rio, nel cuore della capitale della Locride, è l’edificio comunale che ospita una serie di reperti archeologici dall’aprile 2018. S’è organizzato in modo tale cggi è possibile acquistare un unico biglietto per visitare nella stessa giornata l’intero  polo museale locrese: museo e parco archeologico di età antica, poco distanti dal centro cittadino. Dall’apertura di palazzo Nieddu due vetrine sono rimaste vuote perché mancano i reperti (qui il nostro servizio). Il sindaco Calabrese ha puntato il dito contro Malacrino del Marc e avverte: «Alcune vetrine rimarranno vuote. Prendiamo atto dell’inadeguatezza di Malacrino (il direttore del museo di Reggio, ndr) e per questo ne ho chiesta l’immediata rimozione», ha denunciato il sindaco di Locri. E la direttrice del polo locrese, Agostino, ha incalzato: «Purtroppo il museo di Reggio non ha consegnato questi reperti e li tiene chiusi nel deposito». Una conclusione che lascia intendere che a Reggio preferiscono consegnare i reperti al buio polveroso di qualche deposito anziché consentirne l’esposizione a Locri per far crescere il Polo museale.

Malacrino si difende: «Credo sia arrivato il momento di lasciare alla storia delle poleis magnogreche le guerre tra Locri e Reggio. Può considerarsi vincente una strategia politica basata sulla sfida?» E aggiunge: «Trattandosi di una richiesta di deposito pluriennale, tale autorizzazione deve essere rilasciata dalla Direzione generale musei, alla quale il direttore del Museo prestatore deve assicurare la completezza della documentazione di ogni singolo reperto.  Alcuni reperti non risultano neanche inventariati. Ci stiamo lavorando», ha scritto nella lettera aperta ai calabresi. Impossibile saperne di più perché il direttore, ha risposto l’ufficio stampa del museo, non ha altre dichiarazioni da fare.

Sulla questione ora è intervenuto il direttore generale Musei del Mibac, Antonio Lampis, con una lettera del 22 ottobre indirizzata agli enti coinvolti. «L’attuale consistenza dei materiali è difforme da quanto stabilito e pertanto insufficiente al completamento del percorso espositivo del museo di Locri». E spiega: «Per quanto riguarda l’attesa consegna della tomba 108 della necropoli di Canale, a cui sono riservate le vetrine attualmente vuote del piano terra, si invita la direzione del Marc a voler fornire indicazioni certe sui tempi di restauro di tale corredo al termine del quale andranno a Locri. Qualora i lavori di restauro di protraggono oltre 31 dicembre 2018, sarà cura di codesto museo provvedere al prestito di materiali» provenienti dal medesimo contesto a sostituzione temporanea. Netta la conclusione: «Per la mancata consegna dei due reperti inventariati, appartenenti al corredo della tomba 51 già esposto a palazzo Nieddu, si invita il Marc (cioè il museo di Reggio, ndr) a consegnare in deposito i due reperti per l’esposizione completa del corredo”.