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LA RECENSIONE. Il teatro di narrazione e l’emozione per il monologo di Salvo Arena a Sop di Reggio

LA RECENSIONE. Il teatro di narrazione e l’emozione per il monologo di Salvo Arena a Sop di Reggio

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Un'emozione intensa avvolge la platea. Come unita all'attore in un'unica voce, in un unico sentire. Con lui percorre quel viaggio a ritroso nel tempo, con lui rivede la sua storia, avverte l'ansia della sua corsa, è con il protagonista nel suo sogno e con lui alla fine si emoziona, appunto. Tanto da restare silente ed immobile per alcuni minuti, alla fine della performance.

Un'emozione rara, quella vissuta dal pubblico che ha affollato lo Spazio Open di Reggio Calabria, in occasione dell'anteprima di "Quanto resta della notte", il nuovo monologo di Salvo Arena.

Grazie ad Antonella Cuzzocrea di Città del Sole e Alessio Laganà, curatore di Open Live, questo spazio culturale al centro della città ha offerto un momento teatrale alto, con uno dei maggiori interpreti contemporanei e tra gli autori più sensibili della nuova drammaturgia italiana.

Ancora una volta, quello offerto da Salvatore Arena è stato molto più di uno "spettacolo". Anche molto più di un esempio di teatro di narrazione. Arena non racconta, è protagonista di un percorso nell'anima, di quello che lo stesso personaggio definisce un "breve lungo viaggio", un viaggio indietro nel tempo, per mettere ordine nei ricordi, per comprendere cosa sia stata la sua vita, alla ricerca di un perdono che, prima che da parte degli altri, deve nascere da se stesso.

E' un viaggio teatrale che si rivela una grande prova artistica di Salvatore Arena: voce, corporeità, mimica, per restituire al pubblico, anzi per fare entrare il pubblico nella storia di Pietro che, dalla Sicilia in cui lavora, torna al nord, nel suo paese natale, richiamato da una lettera in cui si comunica la grave malattia della madre. Ed è appunto un breve viaggio, ma lungo per il cammino che i ricordi gli consentono di fare. E' uno svelamento di sé, un recupero di un passato che si è quasi voluto cancellare dalla memoria; un viaggio alla ricerca di un perdono che forse gli altri hanno già concesso, ma che il protagonista deve ancora maturare. E questo percorso il personaggio, come si diceva, lo fa su quel palco insieme al pubblico, coinvolto, partecipe, grazie all'interpretazione straordinaria di Salvatore Arena; e grazie al suo testo, alla fluidità di un racconto basato sulla quotidianità di gesti e sulla profondità di riflessioni che si insinuano nel discorso, sulla capacità di tratteggiare luoghi e situazioni e di farceli vedere realmente, sul ritmo che restituisce sensazioni ed emozioni. Nonché sul tempo: sul suo valore, sulla sua dilatazione nel ricordo, sulla sensazione di immobilità e sul suo scorrere, invece, naturale.

Un viaggio che ha conquistato e commosso la platea, unita da un momento di grande livello, che non resta "semplice" evento, ma costruisce un tassello di un altro percorso, quello culturale.

*giornalista e critico teatrale