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LE RECENSIONI di MARIA FRANCO. La ‘ndrangheta come alibi, Ilario Ammendolia (Città del Sole)

LE RECENSIONI di MARIA FRANCO. La ‘ndrangheta come alibi, Ilario Ammendolia (Città del Sole)

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«“Repubblica rossa di Caulonia” e “Riace” sono i punti estremi di partenza e di arrivo di un viaggio lungo 73 anni. Tra i due punti non c’è il vuoto ma la storia della Calabria che è storia d’un popolo sconfitto piuttosto che una vicenda criminale come alcuni vorrebbero far credere. Una Regione “vittima” di un unico disegno repressivo che ha utilizzato la “legalità” come arma verso i più deboli e la ’ndrangheta come alibi per la progressiva colonizzazione e criminalizzazione del popolo calabrese. Tutto ciò è avvenuto con il consenso di larga parte della classe “dirigente” regionale, sostanzialmente inetta, collusa e subalterna al sistema di potere dominante.»

La ’ndrangheta come alibi - Dalla “Repubblica rossa” di Caulonia a Riace di Ilario Ammendolia - edito da Città del Sole e arricchito dalla prefazione di Mimmo Gangemi e dall’intervista a Mimmo Lucano – è un libro esplicitamente “partigiano”, destinato a suscitare polemiche e dibattiti.

«La “miseria” o la “grandezza” della Repubblica di Caulonia - a secondo dei punti di vista - si misura da questi “straccioni” che quasi per incanto, dopo l’immane tragedia della guerra, hanno preso le armi per un mondo nuovo! Non furono più disponibili a riconoscere un ruolo dirigente ai vecchi proprietari terrieri e ai loro “alleati” rivendicando a se stessi il diritto di dirigere il paese. Il diritto a un sogno!»

La repressione è violenta: «La “malavita” diventa l’alibi per delegittimare i contadini. Certamente le “quattro giornate” di Caulonia anticipano molti eventi dei nostri giorni iniziando dal comportamento dei corpi separati dello Stato che hanno utilizzato la ’ndrangheta per criminalizzare le istanze di libertà e giustizia sociale.»

Viene represso (ne è esempio la tragica fine di Giuditta Levato) il movimento contadino che si sviluppa a partire dai decreti Gullo: «I decreti che da lui presero il nome non contenevano nulla di particolarmente rivoluzionario se non in due righe in cui si invitavano i contadini a organizzarsi in “associazioni regolarmente costituite in cooperative o in altri enti” per rivendicare il diritto ai “terreni di proprietà privata o di enti pubblici che risultino non coltivati o insufficientemente coltivati”. Non sfugga la portata rivoluzionaria delle due righe che abbiamo sopra riportato, perché non era il governo a concedere ma, per la prima volta, erano i contadini a conquistare un loro diritto che diventava legge dello Stato nel momento in cui si incontrava con l’azione di governo.»

La sconfitta e la “criminalizzazione dei moti contadini segnano pesantemente il futuro della Calabria: «Sono passati 70 anni. Adesso non è solo il latifondo a essere incolto. I rovi hanno invaso le colline e scendono veloci verso la pianura. Eravamo un popolo di braccianti senza terra, di paesi pieni di vita anche se molto spesso la gente abitava nei tuguri, di Chiese strapiene di fedeli e oggi siamo diventati una terra senza più contadini, di case abbandonate, di paesi deserti e di Chiese vuote. Con tanta gioventù in carcere e molti morti coperti da lenzuola bianche. Se qualcuno mi domandasse la strada percorsa per arrivare a questo punto, non avrei alcun dubbio nell’indicare le stazioni della via Crucis di un popolo colpito a morte sui calanchi di Melissa. Su quei calanchi impervi non furono sacrificati solo i contadini calabresi, ma anche la grande voglia di partecipazione popolare alla vita dello Stato; la Libertà di condurre una vita dignitosa attraverso il lavoro e di riscattarsi dall’emarginazione e dalla miseria. Dopo il doloroso esodo di massa la Calabria non fu mai più la stessa e dal disfacimento d’una civiltà millenaria sostituita con un doloroso vuoto umano, politico, culturale e sociale che nasce la ’ndrangheta come componente estremamente minoritaria ma, non più marginale, della società calabrese.»

È in quella sconfitta che Ammendolia individua la nascita di una sorta di alleanza Stato -‘ndrangheta che attraversa, sebbene in forme diverse, alcune ancora da chiarire, l’operazione Marzano, il summit di Montalto e la stagione dei sequestri per arrivare ai nostri giorni: «Dopo l’operazione Marzano, la ’ndrangheta inizia il suo cammino per diventare “Stato” e man mano che avviene la mutazione genetica dell’onorata società, questa viene utilizzata dalle “Autorità” come strumento per mantenere l’ordine pubblico e per tenere a bada le “forze pericolose” che avrebbero potuto minacciare la supremazia delle classi dominanti.» Il tutto, nel mentre la Sinistra, e specificamente il Pci, perde la capacità di canalizzare le istanze di giustizia sociale, con tutti gli elementi ribellistici ad esse connaturate, come si evince soprattutto nella rivolta reggina dei Boia chi molla.

Mentre la politica arretra, avanza la magistratura, rappresentata in particolare dal giudice Gratteri: «Ci occupiamo di Lui non come persona ma perché, meglio di ogni altro magistrato, rappresenta il periodo che andremo a esaminare. I suoi successi mediatici che nel giro di qualche anno lo porteranno alla ribalta della scena nazionale sono da manuale, tanto da proiettarlo dal Tribunale di Locri (dove ha collezionato notevoli insuccessi trasformati mediatamente in operazioni brillanti) nel “salotti” romani più esclusivi. E infatti, il 15 gennaio del 2019, partecipa a una cena in cui, per consumare risotto e pesce si pagano 600 Euro. Organizzata dalla giornalista de Il Foglio Annalisa Chirico la serata registra la presenza de la crème de la crème del potere, che realmente comanda in Italia: da Gianni Letta a Matteo Salvini, da l’ex ministro della Giustizia Paola Severino al presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, da Maria Elena Boschi a Luca Cordero di Montezemolo a Briatore, a Tronchetti Provera. Dai boiardi di Stato ai colossi della finanza e dell’informazione. È un naturale e ricercato approdo e ci limitiamo a prendere atto che la Calabria è stata rappresentata solo dal dottor Gratteri. Egli arriva in un momento storico in cui la politica calabrese da debole diventa irrilevante, incapace, spesso complice della criminalità organizzata.»

Ammendolia critica duramente Gratteri come espressione di una magistratura che, senza sconfiggere la ‘ndrangheta, ha diffuso nell’opinione pubblica nazionale ed internazionale di una regione tutta ‘ndranghetista.

La conclusione è dura: «È una Calabria triste quella del 2018. Una terra calpestata da “bravi” e “azzeccagarbugli” da “conte zio” e “viceré” come la Lombardia di quattro secoli or sono. E tutto ciò mentre il tessuto produttivo viene smantellato e l’occupazione crolla ai minimi storici. Sono aumentate le disuguaglianze tanto all’interno della stessa Regione che rispetto all’esterno. I poteri non elettivi sono diventati più forti e il movimento democratico, vitale negli anni che abbiamo esaminato nella prima parte di questo lavoro, oggi è inesistente.»

Cosa si può fare?, si chiede Ammendolia. La risposta, tutta da costruire da una rinnovata Sinistra, starebbe nel ripristino dello Stato: non quello “reale”, bensì quello delineato dalla Costituzione.

ILARIO AMMENDOLIA, La ’ndrangheta come alibi - Dalla “Repubblica rossa” di Caulonia a Riace, prefazione di Mimmo Gangemi, Città del Sole, 2019.