SILVIA ROMANO. Ah Eva, è sempre colpa tua!

SILVIA ROMANO. Ah Eva, è sempre colpa tua!

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Mentre scrivo cercando di articolare un pensiero su Silvia Romano, mi serpeggia il dubbio che in fondo non serva a niente. Perché un articolo tentando analisi e riflessione sulla realtà, se poi non si crea confronto? Confronto con chi, per il nostro bisogno di definire, è chiamato odiatore, o leone da tastiera. Con chi, per intenderci, appena lasciato il quotidiano e le sue faccende, entra nella dimensione virtuale, dove tutto è concesso. Dove, a volte, l’essere umano si trasforma in una creatura spaventosa e disumana e misera e cieca. Quelli che, con la stessa inconsapevolezza scientifica di una pandemia, si spostano di lettera in lettera, ammorbando l’aria attorno.

Tutti pazienti zero, o meglio malati zero, malati di rabbia, destinati a rimanere nel limbo eterno di uno stato primordiale senza pensiero consapevole. Ieri i destinatari eravamo noi gente del sud, poi i migranti poveri dell’Africa, poi è arrivata la pandemia che per un po’ l’odio si è portato via, ma solo perché la paura di un virus letale, straniero pure lui, ha sedato gli animi.

E poi finalmente lei, la ragazza, la liberata, la sorridente, certamente l’amante dei terroristi, africani anche loro. Ma perché ce l’avete sempre con questi africani, mannaggia a voi e ai vostri complessi di inferiorità anatomica. Ché ‘sta ragazzetta vi ha turbato gli schemi, che la volevate contrita, borghese, un tantino democristiana, brava bambina riconoscente, con un rosario tra le mani da un lato, e il volto della martire cattolica dall’altro. Vestita con un bel completino, il giro di perle, figlia al prodigo cosparsa di cenere. E invece, guardate che ha combinato con questa sua fame di vita e di servizio, con la moda dell’Africa. Con la fissa di valicare lo zerbino rassicurante di casa. E se poi la casa non lo è così rassicurante, è importante che i panni sporchi si lavino dentro, sempre che non si impregnino di sangue. Silvia colpevole di essere donna, giovane, di non essere un marchingegno scontato. Ah Eva, è sempre colpa tua.

È che l’odio è facile. E così che la mia gente del sud, prima umiliata, umilia con le stesse effigi dei precedenti carnefici e madonna se fa male, e così che gli africani ci rubano il lavoro in una guerra tra poveri, e così che la donna deve stare al suo posto e nel dubbio si ammazza, o così che i gay sono contro natura, e poi chissà quale altro nemico inventarci. L’odio manipolato è un magnifico strumento di distrazione di massa per chi detiene il potere e lo usa per aumentarlo. Peccato che chi odia non lo sappia. Sappia solo la sua infelicità, il disagio, la fatica della vita senza soluzione. E allora che sia benedetta Silvia Romano, quei suoi vestiti strani, la conversione all’Islam, che siano benedetti i terroni e gli africani dentro la stessa narrazione che li vuole solo e soltanto in un modo. Che sia benedetto questo sentimento immortale, che ci preserva dallo sforzo del cambiamento. Quest’odio che non ci fa gioire del sorriso di una ragazza, e commuovere per l’abbraccio di Itaca, il luogo del ritorno, dove dovrebbe essere sempre bello riapprodare, nonostante le sue macchie di miseria.

*il disegno che accompagna questo articolo è di Domenico Loddo che la direzione di Zoomsud ringrazia.