IL LIBRO. Oltre la recensione: ma Cola Jerofani di Giuseppe Tripodi è un capolavoro

IL LIBRO. Oltre la recensione: ma Cola Jerofani di Giuseppe Tripodi è un capolavoro

IEROFANI

(rep) Dopo aver goduto della lettura di COLA IEROFANI** ho ritenuto doveroso scrivere un breve commento a chi il libro me lo ha regalato! 
Nel capitolo “unicuique suum”, che conclude il libro “Cola Ierofani” l’autore Giuseppe Tripodi dichiara, con umiltà, che il testo è stato sottoposto all’attenzione di Maria Franco la quale ne ha dato una prima valutazione positiva unita a importanti consigli. Per quanto il testo sottoposto a Maria Franco possa essere stato in alcune parti diverso da quello che oggi noi leggiamo, ritengo troppo tiepida e frettolosa la valutazione della nota ed apprezzata critica letteraria.

“Cola Ierofani” è in realtà un vero capolavoro letterario nel quale i personaggi, pur di umile origine, divengono ognuno prototipo di una tipica condizione umana, talché potremmo definire il libro un vero romanzo epico.
Né siamo sicuri che Ambra Caserta, che si è occupata dell’editing, abbia ben operato nell’effettuare tagli al testo eliminando molteplici e lunghe digressioni che avrebbero appesantito il testo, (come avvenne nel clamoroso caso dell’editing dei racconti di Raymond Carver).

In molti capolavori letterari, ricordiamo tra gli altri “Guerra e Pace” di Tolstoj o “Casa desolata” di Dickens, le digressioni al tema principale sono molteplici ed alcune molto lunghe, ma non hanno per nulla appesantito il testo; anzi le quasi mille pagine dei due romanzi non hanno per nulla impaurito i buoni lettori i quali, invece, hanno potuto per più tempo godere della lettura di tali capolavori.

Confesso infatti che dopo aver letto in pochi giorni e senza alcuna stanchezza le prime trecento pagine di “Cola Ierofani”, ho cominciato a ridurre la lettura serale a poche pagine per, quanto meno, ritardare la temuta e dolorosa fine del libro.

Nel testo che oggi leggiamo quale digressione potremmo eliminare? Quella che descrive in maniera sublime il rito della uccisione e dello squartamento della capra o qualcuna delle godibilissime avventure amorose del protagonista, la cui cruda ed altamente erotica descrizione non infastidisce per nulla il lettore? O le recriminazioni e le avventurose trasferte a Roma per i cortei ed i comizi oceanici dei compagni comunisti?

Tale è il valore della scrittura di “Cola Ierofani” che non ritengo eccessivo paragonare la narrazione della progressione della malattia, delle sensazioni dolorose e della morte di Cola a quelle magistralmente descritte da Tolstoj nel racconto “La morte di Ivan Ilic”, oltreché alla sublime descrizione nel “Gattopardo” della morte di Don Fabrizio principe di Salina.

Nei turbamenti dei comunisti di vecchio stampo di fronte al disfacimento del PCI, narrato anch’esso in maniera egregia e ritengo molto aderente alla realtà, ho intravisto quelli del protagonista del protagonista del libro “L’uomo è forte“ di Corrado Alvaro.

Molto piacevole è la descrizione delle vicende della sede della federazione PCI di Reggio Calabria in via Castello e mi permetto solo di rilevare una inesattezza dell’autore nella difesa di Togliatti dall’accusa di non aver operato abbastanza per ottenere la liberazione di Gramsci.
E’ invece un’accusa ormai storicamente accertata come fondata.

Tutti gli storici sono d’accordo nel confermare che Mussolini nutriva una grande ammirazione per l’intellettuale Gramsci e che fece di tutto, a mezzo di emissari, per concedere la liberazione di Gramsci con la promessa di renderlo inoffensivo nella politica italiana magari confinandolo nell’Unione Sovietica.

E’ accertato anche che Togliatti fece orecchie da mercante, certamente ritenendo che la sola presenza Gramsci libero avrebbe offuscato la sua leadership.
Basta mi fermo altrimenti non faccio più niente!

**Cola Ierofani, GIUSEPPE TRIPODI, Città del Sole, pp437, 2014
*avvocato.