L’INTERVENTO. Reggio, lettera alla città e al suo sindaco Giuseppe

L’INTERVENTO. Reggio, lettera alla città e al suo sindaco Giuseppe

chiesa degli ottimati

Ieri sera intorno alle 16 la mia strada ha incrociato quella di un'altra persona. Da poco si era saputo che il risultato del ballottaggio stava andando bene, la segreteria di Falcomatà era gremita anche all’esterno, mentre andavo a presentare un libro. Alcuni amici non sarebbero venuti, il tempo non ci consentiva di stare nel Cortile degli Ottimati, avremmo dovuto sopportare la mascherina con spirito di sacrificio doppio perché al chiuso e per un tempo contingentato.

Intanto come chiamare un sindaco, il sindaco Giuseppe Falcomatà? Egregio…, signor sindaco ….. no, non mi riesce, ma sono certa che se viene detto con rispetto, con gentilezza e benevolenza, e forse anche l’età me lo consente, posso dire: Giuseppe.

Allora, Giuseppe, passando ho potuto sbirciare per un attimo un fermento che di lì a poco sarebbe stato un’esplosione incontenibile… ho salutato persone conosciute che stavano fuori dalla tua segreteria. Ed ho pensato: se non passa lo straniero, mi verrebbe voglia di fare festa… poi ho dimenticato questa considerazione e sono andata al mio impegno, per me importante perché si faceva non solo nel ricordo di qualcuno, ma nel nome di una sorellanza che guarda a tutti gli emarginati, i fuori casta, gli sbagliati. Perché diversamente abili siamo tutti quando pensiamo e usiamo parole violente, come mongolide, frocio, negro… Anche ragazzino, tu lo sai bene.

L’incontro è stato molto sentito e partecipato, come tessere di un mosaico che Giusi, mia sorella, aveva costruito con gioia durante la sua vita. La Comunità di Vita Cristiana, L’Agi2000, Codanzare, i Vagabondi, lo Zavattini, persino il Circolo il Pettirosso di san Lorenzo sup.  Un evento non è solo per fare memoria, per celebrare qualcosa, qualcuno, può essere tanto altro. Noi ieri sera eravamo molto vicini alla sede della tua segreteria, un piccolo grande frammento di società civile che si guardava negli occhi, rifletteva su cose impegnative, esprimeva le attese portate nel cuore, condivideva sogni di giustizia e di integrazione. Perché speriamo e lotteremo per la realizzazione di progetti di gioia quotidiana per questa città. Abbiamo temuto, per un attimo, che se fosse avvenuto l’irreparabile, l’arrivo dei barbari, gli ultimi sarebbero diventati ancora più ultimi e l’accoglienza una parola sconosciuta.

Nessuno poteva immaginare, nemmeno il più scafato degli esperti in politica, anche tu, Giuseppe, non lo sapevi quale sarebbe stato il risultato…. L’incontro nella sede della Comunità di Vita Cristiana di cui faccio parte, ci ha lasciato la forte consapevolezza di essere società civile viva e combattiva, se facciamo rete, se non restiamo isolati a combattere per i nostri piccoli o grandi orticelli. Più tardi ho visto che qualcuno non ha gradito le urla, l’esultanza definita da stadio… E’ facile prestare il fianco alle critiche degli scontenti. Ho ripensato al far festa ai tempi del Covid e non solo… Sarà impegnativo ogni passo, soprattutto trovare la giusta misura. Persino gioire con stile e nel rispetto del distanziamento a cui tutti siamo chiamati, anche quando vinciamo e non era scontato vincere.

Non sono tenuta a dirlo, ma lo dico: in prima battuta non ho votato per te. Ho scelto con il cuore, con serio discernimento chi sentivo più vicino alle mie istanze e ai miei ideali. Non era una scelta pragmatica, ma significativa perché in tanti ci siamo ritrovati a crederci, sentendoci vivi, rivoluzionari, convinti, dopo tanto tempo. Non ti ho votato, perché molte cose, come tu stesso ammetti, potevano essere fatte diversamente e diversi sono stati gli errori commessi.  Sapevo bene che in seconda istanza avrei votato con la testa. L’ho fatto con fermezza e decisione, non come molti, turandosi il naso, che la puzza, il livore, la volgarità, il pericolo era evidente da dove provenisse in questa campagna elettorale.

Anzi, Giuseppe, mi complimento per lo stile e la signorilità con cui non hai mai ceduto emotivamente di fronte agli insulti e la cafonaggine dell’avversario. Non era facile, né scontato. Forse anche questo ha pesato, sai? Il confronto è stato decisivo per gli indecisi…. l’indice di gradimento, come si dice, è volato. Ha fatto pensare che ciascuno è figlio oppure ha il vuoto dietro, nasce dentro una storia. Il confronto l’ha ricordato, impietoso per la pochezza del burocrate sull’orlo della crisi di nervi, hai riacceso la memoria dei modi gentili e miti di un padre rimasto nei cuori di tutti i reggini. Sappiamo come sia difficile misurarsi con le ombre di padri e di madri impegnativi. Ma si può fare, se si cresce in umiltà e ascolto. Come vedi, non parlo il politichese, ma uso la scrittura, e le parole mi sono compagne di strada, di conoscenza e di umanità. Giungono dal profondo e mi aiutano a leggere la vita e il cuore degli uomini. Le uso in modo laico, cercando di porre domande a cui gli altri possono dare la loro risposta.

Il laico è chi non accoglie dentro di sé un’impostazione dogmatica, ma critica della realtà, non solo quella spirituale, ma anche quella etica, sociale e politica. Questo è il momento del kairòs per la città. Abbiamo temuto i barbari, e forse ci siamo finalmente svegliati. Non si torna indietro nel chiedere trasparenza, dialogo, progetti chiari e possibili. Per te, Giuseppe, auguro una cosa sola da cui discendono tutte le altre. Il dono del discernimento. Saper scegliere da che parte stare. Capire chi può avere le capacità di affiancarti. Sei padre e sai l’importanza di dire no anche se costa. L’amicizia è una cosa, la professionalità comporta altre scelte. Dire no a vecchi burocrati che resistono in stanze ormai vetuste dove bisogna cambiare aria e musica. Dire no a lusinghe e cose poco trasparenti. Discernere significa avere coscienza che gli occhi di tutti ti sono di sopra perché ti hanno votato solo per un male minore…. Non è facile, ma le persone possono ricredersi dai giudizi, sbagliati o motivati. La vita, Giuseppe, ci dà sempre una seconda possibilità da onorare. Magari non subito, a te è capitata questa fortuna e quest’onere. A volte i treni della vita passano chissà quando e devi accorgertene e correre per prenderli. Per te il treno è passato subito ed ora sai bene quanto sia gravoso e impegnativo impegnarti, non tradire la tua storia personale, l’eredità ricevuta, a favore del bene comune, per una città disperata che vuole tornare ad essere, senza retorica, bella e gentile.

Auguri, Sindaco.