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LIBRI. La Magara di Pasqualino Placanica. La prefazione di MARIA FRANCO

LIBRI. La Magara di Pasqualino Placanica. La prefazione di MARIA FRANCO

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«Il Signore creò per primi la terra e l’acqua. E dalla terra e dall’acqua venne la vita. Poi venne l’uomo e con lui iniziò la lotta tra il bene e il male, che durerà ancora un giorno, un millennio, o per l’eternità. Finché non finirà, con la pace e la serenità o con la distruzione dell’umanità, il nostro compito è difendere la terra e l’acqua, ed aiutare chi tra gli uomini vuole il bene. Ma non possiamo impedire il male, è l’uomo che deve decidere chi vincerà, se mai ci sarà un vincitore, perché così vuole il Creatore. Ora vai, figlia. È il tuo tempo.»

Siamo in Calabria, al momento dell’Unità d’Italia, quando i baroni possedevano ampi latifondi, i contadini erano poverissimi e l’Onorata società cominciava a farsi sentire: ma la vicenda narrata da Pasqualino Placanica non prende la strada del raccordo con la storia o la sociologia, bensì con la favola.

Ormai prossima alla morte, l’anziana magara d’un paese aspromontano completa il suo insegnamento alla giovane nipote facendosi raccontare la storia che lei stessa le aveva tante volte narrato: così, parlando dell’Antica Terra, della Fata delle Acque e dello Spirito del Bosco, la ragazza sperimenta come il racconto non sia una leggenda, ma la realtà che si fa carne e sangue.

Già prima che apparissero gli uomini, quando ancora la Calabria e la Sicilia erano legate da una lunga e altissima catena montuosa, gli elementi primi della natura amavano l’Antica Terra: e il loro prendersene cura non è mai venuto meno anche quando l’ira degli dei contro la stupida violenza degli uomini ha portato alla separazione delle due terre: «Lo Spirito dei Boschi si ritirò ad ovest, sulla cima della grande Montagna che svetta ancora oggi, visibile da ogni punto dell’Antica Terra, e manifesta il suo malumore sbuffando fumo ed eruttando lava e lapilli. La Fata delle Acque risiede in fondo al mare, nello Stretto. A volte si palesa bonariamente agli uomini con affascinanti giochi d’acqua sulla superficie del mare, o con magiche illusioni ottiche. Entrambi amano ancora alla follia l’Antica Terra, molto più di quanto abbiano mai dimostrato o dimostrino di amarla gli uomini.»

Né la Fata delle Acque né lo Spirito dei Boschi possono ostacolare il male, ma solo sostenere il bene liberamente scelto dagli uomini. È la stessa misteriosa virtù che la magara trasmette alla nipote.

Per questo le ingiustizie, le violenze, i drammi di cui sono vittime o artefici i protagonisti de La Magara esplicitano la consapevolezza che il male sarà sempre con noi ma sono come assorbiti nella certezza che il bene fatto, per quanto piccolo, sia sorretto da forze ancestrali. Al male che nasce nel cuore degli uomini, si opporrà, fino alla fine della Storia, il bene: custodito dalle donne magare, personificato da animali un po’ misteriosi e appoggiato dagli spiriti racchiusi nell’Etna e nello Stretto.

Dalle più profonde viscere della Calabria-mondo, Pasqualino Placanica trae un messaggio non consolatorio, indirizzato anzi alla responsabilità personale. Lo fa con i toni lievi della favola, lo stupore della magia che permea la materia, i tempi sospesi delle albe e dei tramonti incantati sul mare dello Stretto, sotto lo sguardo protettivo della grande Montagna.