MESSINA. Tributo a Fellini del Mauro Campobasso e Mauro Manzoni quartet

MESSINA. Tributo a Fellini del Mauro Campobasso e Mauro Manzoni quartet

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Si è conclusa a Messina, la prima parte del tour del Mauro Campobasso e Mauro Manzoni Quartet con il nuovo progetto multimediale dal titolo Satyricon.

Il duo Mauro Campobasso e Mauro Manzoni  rende, questa volta, omaggio al regista Federico Fellini nei cento anni dalla nascita, ma soprattutto realizza un’opera degna del grande maestro del cinema. Negli ultimi quindici anni, il duo Campobasso e Manzoni ha già realizzato  spettacoli multimediali raffinati e complessi, dedicati al cinema di Kubrick, Lynch, Hitchcock, Chaplin e Leone.

Per realizzare qualcosa di nuovo bisogna sempre cominciare dall’origine, da dove tutto è iniziato. E fin dall’inizio, il cinema muto si è servito della musica per colorare gli stati d’animo descritti sullo schermo. Oggi, Campobasso e Manzoni realizzano una commistione tra musica e immagini che riproducendo la scansione tipica dei film muti con le didascalie e l’intervallo e la sigla finale, narrano in modo assolutamente originale l’onirico felliniano. Un tema difficile da percorrere, realizzato inseguendo le tracce visionarie, deliranti, le immersioni nell’inconscio tratti dai film del Maestro, e inserendo in questo percorso versi e riflessioni da Freud, Jung, ma anche Rimbaud, Verlaine, Baudelaire. E le immagini scelte seguono non più una narrazione, ma una suggestione, ricordandoci che il cinema è -anche e soprattutto- finzione. Bravissimi dunque per la scelta delle immagini (cosa sicuramente non facile, data l’incredibile mole di materiale) con il montaggio a cura di Mauro Manzoni.

E dentro la musica. Gaia Mattiuzzi e Walter Paoli, rispettivamente, voce e batteria, alle prese con i propri devices elettronici interpolati agli strumenti acustici, come i due leader Mauro Campobasso alle chitarre e Mauro Manzoni ai fiati, restano defilati in penombra, ai lati del grande schermo, lasciando tutto lo spazio necessario al fluire simultaneo tra immagine e suono. Non sottofondo, non commento, non coloritura ma maglia di questa nuova narrazione che sa anche prendersi gioco di se stessa con sorprese e chicche come Tom Waits, e naturalmente le magnifiche musiche di Nino Rota che irrompono o fanno capolino tra le note. Resta impressa la batteria di Paoli che sonorizza con campionamenti la scena della sfilata dei gran prelati, o la simulazione dell’avanzare della locomotiva che poi si smarrisce per unirsi al resto; lo strumento-voce di Gaia Mattiucci che ci regala con Harvest Moon un brivido sottile, e i fiati dal sax soprano al flauto di Manzoni sempre perfettamente dosati, per finire con l’incedere elegante delle chitarre di Campobasso.

Campobasso e Manzoni seguono un percorso che è a loro ormai congeniale, sul quale hanno affinato la capacità di muoversi in sincronia con quel terribile direttore d’orchestra che è il tempo dettato dal video, sul quale riescono, con estrema bravura, anche a improvvisare, a divertirsi, e divertire.