Appunti per una discussione sul voto Regionale in Calabria (2020)

Appunti per una discussione sul voto Regionale in Calabria (2020)
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UNO. Man mano che si assestano i risultati elettorali evapora la pioggia insopportabile delle dichiarazioni che gli Spin doctor hanno scritto a pagamento ancor prima del voto per i politici e diventa possibile capire cos’è e cosa sta accadendo.

La vittoria di Jole Santelli non è certo una sorpresa. Era prevedibile e scontata. Da quando il Presidente è qualcosa che assomiglia a un Governatore è diventato visibile un dato che ha ormai evidenza storica. In Calabria chi governa la Regione perde (al di là di merito e demerito) e chi ha fatto l’opposizione vince (al di là di merito e demerito). E’ stato così 5 anni fa. E’ ininterrottamente così da 20 anni. Ad approfondire l’analisi si scoprirebbe che lo schema funzionava già prima anche se meno visibile grazie alle dinamiche interne dei partiti di maggioranza della Prima Repubblica. Questa volta toccava vincere al Cdx e perdere al Csx. Questo non toglie meriti alla Santelli, che s’è buttata con coraggio nella campagna elettorale ed alla quale vanno gli auguri di buon lavoro, perché ne ha bisogno la Calabria e ne ha bisogno lei. Impossibile immaginare se farà meglio o peggio dei predecessori. Si può però ragionevolmente ipotizzare che la prossima volta il suo schieramento verrà sconfitto.

DUE. Se le forze politiche della Calabria, la sua cultura, i suoi intellettuali, non si concentreranno per capire perché s’è affermato lo schema del “Pendolo”, in Calabria diventerà impossibile iniziare ad addomesticare la situazione sempre più drammatica che vive questa terra. La verità è che non solo fuori e da fuori Calabria, ma soprattutto al suo interno, viene ormai sposata una lettura antropologica dei nostri problemi. La colpa è sempre e comunque di un ceto politico, quello calabrese, sempre e senza eccezione alcuna corrotto, clientelare, totalmente incapace. Quindi colpa dei calabresi che continuano imperterriti a promuovere col proprio voto il coacervo dell’incapacità, della pochezza culturale, dello sconcio etico. Per non dire della nostra condiscendenza alle idiozie antiscientifiche del Familismo familiare e/o della carenza di “capitale sociale” dei meridionali (e altre simili imbecillità a sfondo razzista) che nei decenni scorsi molti approssimativi sociologi sono riusciti a imporci (con la stessa facilità con cui ora la “Bestia” riesce a convincere parti della Calabria che il lupo che ci vuole sbranare in realtà lo fa per il nostro bene e può diventare la soluzione dei nostri problemi.

TRE. Se vittorie e sconfitte politiche in Calabria erano scontate non era scontata la loro qualità, né la loro dimensione. E su questo che va concentrata, al momento, l’analisi se si vuole uscire dalla pubblicità degli agit-prop per capire cos’è che si muove e come in Calabria.
Sul risultato. La Santelli e il Cdx, che hanno vinto col 55,2%, vincono meno bene di quanto fossero riusciti a fare il Csx e Oliverio 5 anni fa (61,4%). Di contro Callipo e il Csx che perdono (32,2%), e anche su questo non c’è dubbio, perdono meno peggio di come aveva perduto 5 anni fa il Cdx con la on. Ferro (23,7). Insomma, un meccanismo che lascia immaginare un logoramente progressivo del meccanismo.

Il Cdx che torna alla guida della Regione, per la prima volta dopo l’esperienza Scopelliti, ha molti problemi in più. Intanto è, diversamente dal passato, più frantumato e a più alta competizione interna. Salvini s’è bloccato (è il vero perdente della tornata elettorale) e dovrà fare i conti con una competizione sempre più serrata e aspra con Fi e FdI, partiti che, non è difficile immaginare felici e contenti per la botta in testa al Capitano e il ridimensionamento dei suoi progetti che assegnavano l’irrilevanza di Fi e Fd’I. Salvini, che sa come stanno le cose (o gliele ha spiegare la “Bestia”) dalla mattina successiva ai risultati elettorali non parla più della Lega (il cui sogno di un uomo solo al comando viene duramente colpito dal voto delle due regioni) e usa sempre con maggiore insistenza la formula “il centrodestra”. Insomma, vi saranno divergenze crescenti in Calabria dentro il Cdx. La Lega, che per ora si tiene bassa, tornerà alla carica. Lo farà sugli assessorati e continuando ad aprire a un ceto politico che in Calabria è privo di radici o con radici discutibili (non è un caso che l’ex segretario della Lega calabrese sia stato azzerato per essere sostituito con un parlamentare leghista della bergamasca).

QUATTRO. Anche il Csx ha molto da riflettere. Continua a reggersi sul Pd, che resta in assoluto il partito più forte della Calabria (15,64) ma solo grazie al fatto che l’intera area politica calabrese si presenta straordinariamente frantumata. E’ faticoso andare alla ricerca di altre tornate elettorali dove la forza maggiore registra uno stentato 15 e qualcosa %. Per giunta se è una forza che viene espressa da un elettorato che in grandissima parte non s’è presentato alle urne.

Impossibile aspettarsi a caldo una revisione profonda delle strategie dispiegate dal Pd in Calabria. E resterà impossibile fin quando una nuova e giovane generazione di calabresi non se ne farà carico.

Ma piaccia o no, intanto, il voto calabrese e quello dell’Emilia pongono al Cdx e al Csx un problema a tutto lo schieramento politico: con quale sistema elettorale l’Italia e quindi le sue regioni, Calabria compresa, potranno uscire dal labirinto in cui si trovano?

Negli ultimi mesi da più parti sono state avanzate proposte. Semplificando: molti nel Csx chiedono, sia pure con accorgimenti, un ritorno al proporzionale. Invece, il Csx e soprattutto Salvini, che come abbiamo visto è il grande sconfitto del voto avendo forse fatto una lettura non corretta delle correnti più profonde che attraversano il paese, hanno insistito sul maggioritario. Il voto calabrese (e per ora mi fermo alla Calabria) dove il partito più forte non arriva al 16% ha la necessità strategica di accettare la sfida di Salvini e del Cdx: serve un sistema elettorale maggioritario che contemporaneamente spinge alle aggregazioni e in qualche modo le addolcisce contrapponendosi ai radicalismi di tutte le specie (il Mattarellum, a suo tempo elaborato e proposto dal presidente Matarella potrebbe essere un punto fondamentale di partenza).

CINQUE. Chi ha letto fin qui avrà notato che non viene mai citato il M5s. Nessuna spocchia. Il M5s è stato l’attore principale di queste elezioni. Il voto, questo voto, sia in Calabria che in Emilia, è stato innescato dal M5s. Meglio: senza la crisi strutturale del M5s, che partito non vuole essere ma che non è riuscito a essere non-partito, non sarebbe stata possibile la riaffermazione della dialettica fondamentale della politica italiana come scontro tra Cdx e Csx. La crisi del M5s affonda la suggestione di Casaleggio (padre) e libera il paese da quell'equivoco. Proprio per questa sua importanza strategica il M5s, in questo momento e nei prossimi mesi avrà bisogno di u na riflessione specifica che non può limitarsi a un paragrafo di una nota giornalistica.