L’INTERVENTO. Regionali, piazze e urne piene in Emilia ma in Calabria no

L’INTERVENTO. Regionali, piazze e urne piene in Emilia ma in Calabria no

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Un aforisma del leader socialista Pietro Nenni all’indomani della disfatta elettorale della Sinistra unita nel 1948 recita “Piazze piene urne vuote” ad osservare come il consenso a volte sia lontano dall’attivismo militante. Erano in molti ad aspettare la verifica dell’antico assioma alle elezioni di domenica scorsa movimentate dall’inattesa scesa in campo delle Sardine.

E’ nato un felice connubio che, con un crescendo verdiano da Ballo in maschera di Sardina, ha messo nell’angolo l’Emilia paranoica con migranti e spacciatori da andare a rastrellare. Zingaretti e Bonaccini ringraziano e le Sardine diffuse in tutta Italia ripartiranno da Scampia a discutere della loro primavera.

Un effetto ininfluente in Calabria dove le Sardine hanno provato a nuotare ma senza nessuno pratico effetto come ha annotato  Massimo Franco che sul Corriere della Sera ha scritto: “se le Sardine in Emilia sono state anche loro a far lievitare la partecipazione, il contagio non è arrivato se non in minima parte in Calabria. Lì si è registrato un leggero aumento dei votanti, ma la sensazione è che la regione si sia sentita e sia stata trascurata a livello nazionale”. A mio parere per le Sardine si è trattato di un vorrei ma non posso bloccate da un contesto degno di Sciascia. Non sono riuscite a diventare la sardella pepata, rossa  e identitaria che serviva per ribaltare le elezioni calabresi.

Nella Calabria ignorata a livello nazionale, (Sardine bolognesi comprese che non hanno voluto sul loro palco l’esibizione del gruppo calbroemiliano del “Parto delle Nuvole pesanti”), ha prevalso la logica del Pendolo che questo giornale da tempo ha  ben spiegato. Da sempre il governo uscente della Calabria viene bocciato senz’appello degli elettori perché non riesce a dare risposte ai calabresi. E’ questione di non poco conto. E sarebbe utile comprendere che il Pendolo elettorale non è alimentato da farabutti né tantomeno dalla ‘ndrangheta che il procuratore Gratteri  in passato ha contabilizzato nel venti per cento degli elettori. E’ un caso di studio politologico quello di questi flussi perennemente mobili in Calabria. Quelli di un elettorato che cerca soluzioni ai suoi problemi quotidiani e che trova l’ascensore sociale sempre bloccato.

E’ stato diffuso ieri per via telematica un mattone di circa 232 pagine che con prosa da piano quinquennale sovietico e grafici di agenzie di comunicazione ha l’ardire di spiegare “Le basi per il domani della Calabria” accompagnato dal distico che questa “è la sintesi di 5 anni di lavoro fatto alla Regione da Mario Oliverio”, cose che la stampa non ha divulgato, una rivoluzione silenziosa che non ha trovato spazio sui media”. Insomma un complotto su dei cambiamenti che nessuno ha percepito.

Ultimi bagliori di un crepuscolo di un cerchio magico che in linea con chi lo aveva preceduto, pur avendo raggiunto qualche risultato, ha affidato a comunicatori senza competenze il racconto di un’enorme bolla sul quasi niente di rilevante nella sostanza e nel simbolico.

Gli errori politici macroscopici di Oliverio si sono attorcigliati alla propria vicenda personale già assediata da inchieste giudiziarie non definite arrivando ad un passo di lato lasciato a favore di un anziano industriale  inadatto alla competizione come Pippo Callipo. Oliverio ha presentato una sua lista non partecipando alla campagna elettorale in maniera diretta.  Non c’è stata politica come arte del possibile. Un Pd commissariato e spappolato ha scelto di perdere neanche tentando di creare un Fronte ampio di proposta con i refrattari Cinque Stelle e il civismo Carlo Tansi  

Abbiamo visto commissariare le federazioni del Partito Democratico ribelli a Roma  (il giovane responsabile cosentino Guglielmelli si è visto annullare ben 700 preferenze di chi ha scritto il suo nome nella lista del Pd non sapendo molti suoi elettori che era confluito nella lista Dp), una lista di sinistra non è riuscita a  raccogliere le firme necessarie a presentarsi, i cambi di casacca del ceto politico a sinistra sono sembrati quelli del calcio mercato e i lupi più audaci, senza troppo apparire,  hanno spostato le loro preferenze su personaggi da sostenere nello schieramento avverso  sperando di aver puntato su un possibile assessore all’agricoltura.

 Callipo ha annunciato un’opposizione dura e costruttiva. Il fatto che il Pd sia il primo partito regionale temo non favorirà scatti di reni e guai a darsi all’autocritica perché ci sarà da costruire il Partito nuovo di Zingaretti che in Calabria  già odora di vecchio anche se il votatissimo Nicola Irto auspica che anche le Sardine in Calabria diano un sussulto a risvegliare una regione molto abbacchiata da quel lato politico. Molto elettorato di sinistra ha scelto di astenersi, altri hanno votato Tansi, qualche nicchia Santelli, quasi nessuno Cinque Stelle.

Le stesse Sardine calabre in un loro post hanno scritto: “Molti giovani, nelle scorse settimane, anche in Calabria, sono scesi in piazza, sardine in mano, ma, nonostante i nostri appelli, non sono andati a votare. Ciò significa che c'è una domanda politica insoddisfatta a cui è necessario rispondere in forme più decise e coraggiose”.