L’ANALISI/2. Perché Salvini vuol mettere le mani su Reggio?

L’ANALISI/2. Perché Salvini vuol mettere le mani su Reggio?

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UNO. Capita talvolta che uno snodo storico importante con conseguenze rilevanti si consumi in un territorio a sua insaputa. Le elezioni comunali di Reggio, in proposito, potrebbero essere un esempio da manuale. Nella nostra città, infatti, solo per combinazione, si giocherà una partita importante per il futuro dell’Italia e per l’egemonia e/o il dominio della Lega di Salvini sul paese, Mezzogiorno compreso. Non date retta a quello che gran parte degli analisti nostrani sostengono. Lo scontro fondamentale a Reggio non è tra Falcomatà e Minicuci ma tra Salvini e il Mezzogiorno. La posta in gioco? L’egemonia e il dominio della Lega sull’Italia.

Solo così è possibile capire perché Salvini (o la "Bestia" che lo dirige utilizzando algoritmi ricavati da social e internet?) s’è impuntato per accaparrare alla Lega il posto di sindaco pur non avendo un candidato credibile né seguito consistente in città.

Ma per comprendere meglio bisogna fare il mitico passo indietro e tener conto delle difficoltà crescenti della Lega di Salvini nel Mezzogiorno, che è e resta un terzo abbondante del paese, senza il cui consenso non si governa l’Italia, come dimostra la storia di tutti i governi dalla fine della guerra a oggi: il Sud coi suoi voti è stato sempre determinante per governare. Ma la Lega, nonostante tutte le modifiche formali sul proprio nome per separare il proprio destino dai 49 mln di euro spariti dai conti (l’ultimo congresso della Lega Nord, presieduto da Salvini, s’è svolto il 21 dicembre 2019, meno di un anno fa, e ha ribadito per intero il suo progetto sull’autonomia della Padania fin dal primo articolo dello Statuto), nel Sud continua a non passare.

DUE. Salvini sa che questo è il nodo del suo futuro da leader. Si è fatto un po’ di conti. La Sicilia è in mano a FdI con Musumeci che viene dalla storia Almirante, Fini e ha scelto Meloni. Campania e Puglia sapeva di non poterle espugnare e ha rifilato le candidature a Fi e FdI, entrambi sconfitti da un Csx più o meno largo. La Calabria è presidiata da Jole Santelli, donna del Cdx ma soprattutto soldato di Berlusconi con cui ha un rapporto solido e personale di fedeltà. Niente da fare in Basilicata passata dal Csx a Fi. Solo in Sardegna la Lega ha contribuito a indicare il Presidente: Christian Solinas che è però il segretario del Partito sardo d’Azione, con alle spalle una lunga e gelosa storia molto più antica della Lega. Quanto a sindaci di grandi città meridionali, neanche a parlarne: Salvini non è mai riuscito a partecipare al banchetto.

Il ragionamento suo (o della "Bestia" che gli suggerisce le mosse?) è stato semplice. Reggio Calabria è la città dei Moti. La città che nell’immaginario collettivo del paese, per difendere la propria identità, ha dato vita alla più lunga storia di guerriglia urbana in un’area dell’Europa mediterranea occidentale. Reggio è considerato un Sud che più Sud nella penisola non si può.

Quindi, se Salvini pianta la bandierina su Reggio nessuno dei suoi competitor, soprattutto leghisti, potrà sostenere che nel Mezzogiorno la Lega non passerà mai nella misura necessaria a dispiegare una strategia di conquista dell’intero paese. Per questo s’è sbilanciato fino a garantire che se avrà il sindaco di Reggio lui farà costruire il Ponte (sottinteso: se non mi eleggete Minicuci, niente Ponte). Il calcolo di Salvini è che con Reggio in tasca riuscirebbe a zittire quanti mugugnano e sopportano più che condividere le sue scelte che, tra l’altro, non riescono a spingere in avanti l’obiettivo vero di Veneto, Lombardia, Piemonte (e in parte di Emilia e Romagna) che pretendono, qui e subito, il Federalismo Differenziato per poter mantenere nei proprio territori i residui fiscali che oggi vengono incassati dalla Stato che li utilizza per emergenze e le parti più deboli del paese. Per la Calabria e la città di Reggio sarebbe un disastro.

Ma bisogna dare atto a Salvini (o alla "Bestia"?) che nella sua scelta c’è anche un risvolto geniale: se la Lega conquista Reggio lui farà (farebbe) un grande botto con articoli e trasmissioni sul suo successo personale per lo sbarco leghista nel Sud. Se, invece, la Lega non dovesse farcela, in Italia non se ne accorgerebbe nessuno. Perché da quando la Lega ha imposto al paese “la questione settentrionale” (anche grazie al contributo di intellettuali di sinistra del Nord) la visibilità e i bisogni di città come Reggio si sono dissolti.

TRE. Il candidato sindaco della Lega, Antonio Minicuci, origini calabresi ma non reggine, scelto e imposto da Salvini, pare su suggerimento di Giovanni Toti che a Reggio ha fatto presentare una lista Toti a sostegno di Minicuci, non ha avuto fin qui un gran successo. Battuto al primo turno da Falcomatà, ha spaccato in almeno in tre pezzi il Cdx (quello ufficiale, quello della Marcianò, quello della Buona Destra) e non è stato votato da ben 15 elettori su ogni 100 che hanno scelto al primo turno lo schieramento di Cdx che lo propone sindaco. Tutti dati significativi. Il ballottaggio però è una partita diversa dal primo turno.

Non è facile capire quali input e quali suggestioni incideranno tra gli elettori, né chi uscirà vittorioso dal triplice scontro: tra Salvini e il Mezzogiorno (1), tra il Cdx sovranista e il Csx europeista (2), tra Minicuci e Falcomatà (3). Può accadere di tutto. Decideranno i reggini. Quelli che andranno a votare. Per decidere il sindaco e, insieme, per favorire o bloccare il disegno della Lega di Salvini per la conquista del Sud.